Alexandre Dumas: l’avventura e il feuilleton

Semplicemente, donne.

Alexandre Dumas: l’avventura e il feuilleton

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Alexandre Dumas: l’avventura e il feuilleton

Di Elisabetta Corti

Chi può dire di non aver mai sentito parlare di d’Artagnan e le scorribande dei Tre moschiettieri? O delle mirabolanti avventure di quel misterioso Conte che fece di Montecristo la sua dimora? O ancora, della collana di Maria Antonietta?

Ebbene sì, questa volta la sessione di “Letteratura Classica” ha scelto proprio lui, il grande Alexandre Dumas (padre).

E lui stesso ha avuto una vita un po’ particolare, anche se non avventurosa come molti dei protagonisti dei suoi romanzi.

Nato a Villers-Cotterêts nel 1802, è figlio di un generale della Rivoluzione, detto “Il diavolo nero”. Già, perché Thomas Alexandre Davy de La Pailleterie era un generale mulatto, figlio dalla relazione tra un marchese francese ed una donna Haitiana.

Per via delle sue idee, molto diverse da quelle del padre, abbandona il suo cognome nobile per acquisirne uno che richiami sua madre (“La femme du mas”, la donna della masseria).

Alexandre non conoscerà suo padre se non per un breve periodo. Rimane infatti orfano di padre a soli 3 anni e mezzo, e sopravvive grazie ad una piccola attività commerciale della madre ed al lavoro di cuoco presso il nonno paterno.

Diversamente da quanto si possa pensare, non approfondisce gli studi, proprio per la mancanza di denaro. Trasferitosi a Parigi, riesce ad accedere alla corte del Duca di Orléans grazie alla sua bella grafia.

Da qui in poi la carriera di Alexandre è una escalation: dalla corte passa al teatro, con una forte passione per i drammi romantici, che riesce a mettere in scena con successo guadando soldi e fama.

La sua passione si sposta poi sui romanzi storici. Forse per via degli studi non approfonditi, Dumas non si sofferma troppo sull’esattezza dei dettagli storici. Anzi, alcune delle descrizioni sono adattate ai suoi romanzi, e quindi anche le informazioni storiche possono risultare scorrette o incomplete.

Questo non gli impedisce però di ottenere un successo grandioso con quelli che, ancora oggi, sono i suoi più famosi romanzi. “Il conte di Montecristo”, “I tre moschettieri” e “La regina Margot”, vengono infatti pubblicati a puntate su “Le siècle” e “Le journal des débats”.

Proprio per via del clamore e delle richieste del pubblico, Dumas si circonda di parecchi collaboratori, che forse al giorno d’oggi verrebbero chiamati “Ghost writer”, tra i cui nomi spiccano quelli di Gérard de Nerval, Auguste Maquet e Pierangelo Fiorentino.

La grande fortuna economica che investe Dumas, va però a pari passo con la sua incapacità di gestire il denaro. L’autore si indebita, e si vede costretto a fuggire in Belgio per sfuggire ai creditori.

Saldati i suoi debiti, si dedica ai viaggi. Si sposta parecchio, vistando la Germania, parte della Russia, l’Italia. Si appassiona all’epica, e decide di ripercorrere il viaggio di Ulisse. Una volta imbarcatosi, però, viene a sapere della spedizione dei Mille di Garibaldi, e li raggiunge via mare, sovvenzionando la spedizione.

Si affianca a Garibaldi ed è al suo fianco il giorno dell’entrata a Napoli.

Nel 1870 si trasferisce nei pressi di Dieppe con il figlio. Ormai malato, inizia a stendere il romanzo che doveva chiudere il ciclo degli storici: Il cavaliere di Saint-Hermine.

La produzione di Alexandre Dumas è immensa. Nonostante l’impossibilità di accedere a studi approfonditi, riceve dalla critica recensioni molto positive riguardanti la scrittura e la trama dei suoi romanzi.

In realtà, e in epoca più moderna, Alexandre Dumas non viene citato tra i romanzieri di “primo livello”. Forse proprio per la mancanza di una istruzione completa, i suoi romanzi risultano prolissi. Questo però non sembra aver mai scalfito la scorrevolezza degli stessi, che nel corso degli anni sono stati rappresentati a teatro e in seguito nel cinema e nella TV, così come in parodie e versioni infantili.

I suoi personaggi penetrano nella pelle del lettore, rimangono nella memoria. Nessuno spadaccino è più spadaccino di d’Artagnan, nessun Conte è più famoso di Montecristo.

È anche palese Dumas eccelleva nel feuilleton, arte con cui riusciva a tenere in sospeso i lettori della sua epoca, che attendevano impazienti la puntata successiva della saga, qualunque essa fosse.

Ed è a lui che molte delle soap opera degli anni 80 si sono ispirate per creare questa attesa.

Come precedentemente detto, molto va riconosciuto anche ai suoi preziosi collaboratori, in particolare laddove Dumas voleva scrivere di luoghi a lui ancora sconosciuti.

Tutti loro, lavorando operosamente, hanno consegnato a noi lettori delle opere di inestimabile valore letterario che, ancora oggi, ci fanno vivere avventure rocambolesche.

 

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