“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar

Semplicemente, donne.

“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar

“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar

Recensione di Emma Fenu

Adriano

Memorie di Adriano è un romanzo, un vero capolavoro scritto in varie tappe per circa trent’anni da Marguerite Yourcenar, pubblicato nel 1951 e edito per la prima volta in italiano nel 1963 da Einaudi.

Un vecchio scorge un profilo che man mano si delinea sull’orizzonte del tempo, come un navigatore che intravede il disegno della terra in lontananza.

È il profilo della morte.

Morte di un uomo e di un Uomo, morte di un dio e di un Dio.

La nostra epoca, erede delle guerre mondiali, è estremamente riconducibile, nei tratti filosofici, ai vari momenti di crisi che hanno segnato la storia: una fra queste è la decadenza dell’Impero Roma.

Siamo nel II secolo d.C., quando, pur nella stabilità dell’Urbe, Adriano si interroga sul destino dell’umanità e sulla finitezza che tutto delimita e svilisce.
Siamo nel tempo  in cui “gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”, come affermò Flaubert.
Siamo nell’epoca del declino di un imperatore, vincitore in guerra e in politica ma perdente nel versante delle relazioni affettive, che scrive lettere al diciassettenne Marco Aurelio, che gli dovrà essere successore dopo Antonino realizzando il sogno platonico di un filosofo alla guida dello Stato.

Adriano dorme poco e molto pensa e ricorda.

Ricorda i piaceri carnali della pace e il rigore morale della vita militare, in una tensione dicotomica di amore e odio nei confronti di Roma.

Ricorda la passione per la musica, per la poesia e per la filosofia, forme sublimi in grado di fare dell’uomo mortale un dio eterno.

Ricorda il grande amore per il giovane Antinoo, simbolo della bellezza assoluta del mondo ellenico, e morto suicida.

Ricorda di quanti parlavano di Gesù Cristo e nel suo nome non accoglievano altre forme di religiosità, cultura e tradizione.

Ricorda e resta sveglio, Adriano, con gli occhi aperti, perché il profilo diventi più chiaro e la Morte lo guardi in faccia, svelandosi e regalando la fugace conoscenza del mistero.

M’han detto che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell’eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità.
Le fedi fatte di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto

Dio è morto”.

(Francesco Guccini)


Si è molto scritto sull’opera della Yourcenar, sulla ricerca storica e sulla complementare attualizzazione del personaggio che diventa un Ulisse senza Itaca, perché non di patria ha bisogno, ma di vette inviolate dell’Olimpo.

Si è molto scritto e si scriverà ancora, perché Adriano è l’Uomo.
È l’uomo di allora e di oggi, in danza fra Apollo e Dionisio, nella terra di mezzo, in cui i giganti, non reggendo il peso, sono morti e spetta ai nani il compito di risorgere.
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Sinossi

Giudicando la propria vita di uomo e l’opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell’umano, eredità che gli proviene dai Greci, lo sprona a pensare e servire sino alla fine.

“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo” afferma, personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, fra l’intelligenza e la volontà.

I “Taccuini di appunti” dell’autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un’opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio.

Titolo: Memorie di Adriano
Autore: Marguerite Yourcenar
Edizione: Einaudi, 1963

 

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