“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek

Semplicemente, donne.

“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek

“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek

Recensione di Emma Fenu

Leica

La ragazza con la Leica è un romanzo storico scritto da Helena Janeczek, edito da Guanda nel 2017 e vincitore dell’ultimo Premio Strega, arrivato alla 72ma edizione.

Gerda Taro è una donna realmente esistita, se pur non abbastanza conosciuta, finora.
Fu una fotografa di guerra comunista, antifascista e ebrea tedesca, morta in Spagna, schiacciata da un carro armato, il 26 luglio 1937, a soli 27 anni.
 

Bionda, bella, solare.

Un metro e mezzo senza tacchi, il viso abbronzato e le membra pallide.

Gli occhi sgranati, le pupille in perpetuo moto.

Un filo di rosso sulle gote, una sigaretta stretta fra le labbra, una macchina fotografica fra le mani.

Libera, magnetica, desiderabile, coraggiosa, imprudente, rabbiosa, innamorata.

Le eroine son tutte giovani e belle.

 

Dalla Germania alla Francia, fino all’Italia e alla Spagna, lungo tutta l’Europa che covava la Seconda Guerra Mondiale, Gerda ha lasciato il segno della memoria nella Storia e nelle storie minute, quelle contenute nel ventre cannibale del Tempo.

 

Eccola sui campi di battaglia a sfidare la morte rossa di sangue; eccola sotto le coperte a cantare inni di rivolta per ingannare lo stomaco affamato: è sempre lei, è sempre indimenticabilmente se stessa.

Corre Gerda, la insegue la Vita e la ama con passione anche se è bizzarra, crudele, imprevedibile.

Corre Gerda, non si ferma e arriva qui. Adesso e domani. L’eternità le spetta.

 

Il romanzo della Janeczek ha una struttura decisamente complessa e inedita: non si tratta solo di un incastro continuo di flashback e di un susseguirsi di ricordi e dialoghi dal flusso di una coscienza individuale e corale.

 

La biografia di Gerda è costruita attraverso tre voci narranti, Willy Chardack, innamorato non corrisposto; Ruth Cerf, migliore amica; Georg Kuritzkes, amore della protagonista non unico, il più significativo sarà quello per Robert Capa, il celebre fotoreporter che le insegnò le basi del mestiere e che molto imparò dalla sua allieva.

Tutti parlano di lei a morte avvenuta, con lo struggimento verso una giovinezza infranta, quella di chi, come Gerda, è perito e quella di chi, invece, ha visto morire lentamente i propri sogni e i propri ideali.
Gli eroi son tutti giovani e belli. I sopravvissuti no.

 

La narrazione, quindi, è una sequenza di scatti spontanei che attendono, sparsi sul pavimento della soffitta dove sono stati rinvenuti, di essere catalogati in un album.

Ecco il compito che spetta al lettore il quale spesso si sente chiamato in causa dal “Te lo immagini” che ricorre fra le pagine.

“La memoria è una forma di immaginazione”: è questo il messaggio più forte e più commovente di un libro di non facile lettura, spesso sfinente e con poco mordente, soprattutto nelle parti in cui domina il punto di vista dei due uomini, ma che ricompensa con un incipit e un epilogo a struttura circolare fra i più interessanti della letteratura degli ultimi anni.

 

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Sinossi

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi.

È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia.

Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni.

Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali.

Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni.

Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante.

È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro.

Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Titolo: La ragazza con la Leica
Autore: Helena Janeczek
Edizione: Guanda, 2017

 

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