“Specie meno note di sirene” di Simonetta Caminiti

Semplicemente, donne.

“Specie meno note di sirene” di Simonetta Caminiti

“Specie meno note di sirene” di Simonetta Caminiti

 recensione di Domizia Moramarco

sirene

“Specie meno note di sirene” è una raccolta di racconti e liriche di Simonetta Caminiti, arricchita dalla traduzione di alcune poesie scelte di Emily Dickinson, edita da Pubme nel 2018.

 

C’è un arcaico richiamo, nella fiaba, ai processi più complessi, e spesso nascosti, della psiche umana.

Marie-Louise Von Franz, psicoanalista e allieva dello psicologo svizzero Carl Gustav Jung, così interpretava il racconto fiabesco:

“Considero le fiabe modelli archetipici del comportamento umano e allo stesso tempo il migliore degli strumenti per chiarire certi problemi psicologici”.

Nella sua raccolta di racconti, poesie e, infine, traduzione di alcune liriche di Emily Dickinson, dal titolo “Specie meno note di sirene”, la versatile giornalista, autrice e traduttrice Simonetta Caminiti ci consegna, seppure in contesti talvolta atemporali e immersi in scenari bucolici, un’immagine della società occidentale contemporanea votata al dramma della solitudine e dell’incomunicabilità.

I protagonisti, per lo più figure femminili, dialogano prevalentemente con se stessi, ripiegandosi in se stessi, in lunghi monologhi interiori o con alter-ego in cui rispecchiano timori e contraddizioni.

Lo sfondo idilliaco con cui si aprono i primi racconti, dalla struttura più fiabesca, sottende crude realtà: solitudine, senso di inadeguatezza sociale e incomprensione.

In questi racconti e, in special modo, nelle liriche prevale la vicinanza al mondo degli animali e dei fiori.

L’autrice, forse inconsciamente, sembra voglia richiamare all’attenzione la critica, di echi thoureauiani, al tradimento verso la natura.

Dagli spazi più aperti e luminosi dei primi racconti, in cui prevalgono descrizioni agresti e, come già accennato, fuori dal tempo, il dramma si circoscrive ad ambientazioni più claustrofobiche: il chiuso di una stanza o di una toilette e quest’ultima diventa la raffigurazione della paralisi interiore di una sposa volubile e insicura dei suoi sentimenti.

“Specie meno note di sirene”, il racconto che dà il titolo all’intera raccolta, si apre con una similitudine mitologica:

“Come una sirena che trascina la coda celeste verso la riva, dove occhi sognanti attendono e plaudono così la mia marcia verso l’altare, lo strascico di pizzo simile a spuma di mare che versa arabeschi sulla sabbia”.

Un’immagine di solenne femminilità che subito si sporca, metaforicamente, con il color “caffellatte” della pelle della sposa, dal passato incerto e dai sentimenti ancora più torbidi.

Non c’è scampo, dunque, per un essere acquatico in balia delle sue emozioni. La tempesta fuori dal suo nascondiglio l’ha già portata alla deriva.

Eppure, una forza più grande risale dagli abissi del suo Io più nascosto e la porta ad affrontare la sua realtà.

Nonostante la brutalità delle verità nascoste delle storie narrate, la scrittura non subisce particolari variazioni, continua a scivolare come una melodia dal bel suono, in un richiamo ai notturni di Chopin, nell’andamento fluido, sulle note che infondono una sensazione di grazia discreta.

A volte la narrazione si carica di ornamenti, ma mai leziosi: sono leggiadri abbellimenti che mantengono salda l’idea di una genuinità di fondo dei protagonisti, uno stato d’animo di purezza che trascende il dramma della verità più rude.

Dietro questa apparente calma interiore si nascondono profondi turbamenti.

Se non sono affidati a giovani dall’indole ribelle che si affacciano al mondo per la prima volta, sono animali messi in salvo o bambole abbandonate, i simboli di una visione più realistica della tragedia umana.

I versi “la lava e la neve/ Ondeggiano insieme”, presenti in una delle liriche scritte di pugno della Caminiti, dichiarano apertamente il conflitto interiore che arde e subito si spegne nel sentimento fluido che guida la prosa dell’autrice.

Una prosa che, seppur confessione amara di drammi intimi e scomode verità, non tralascia lo spiraglio di un luminoso trionfo dell’Amore, uno scorrere di umidi sentimenti che desiderano accogliere in un nuovo ventre acquatico la smarrita umanità, cullandola al suono di una dolce nenia senza fine.

Non a caso, in chiusura, sono state selezionate per la traduzione alcune poesie della Dickinson, poetessa che decise di votarsi all’isolamento, che dal chiuso della sua stanza osservò il mondo con occhi nuovi, spalancando finestre su una nuova dimensione, sostituendo agli occhi il cuore.

“Io so che – in uno spazio immenso –/ L’anima ne scelse uno soltanto –/ E poi chiuse le valve dell’attenzione/ Come fossero pietra”,

parole prese in prestito alla coraggiosa poetessa americanache confermano la scelta di un’anima (quella dell’autrice) di restare fedele alle sue certezze, pur essendo queste in contrasto con un’umanità arida, spenta al richiamo del sentimento più puro e gentile che nel tempo ha essa stessa deciso di tradire.

E il lieto fine arriva proprio dall’audacia di chi non si arrende e sceglie di sperare.

Link d’acquisto

https://www.amazon.it/Specie-meno-sirene-Simonetta-Caminiti/dp/8871638549

 

Sinossi

Storie di donne, sorrisi punteggiati dal rimpianto, racconti al confine tra la fiaba e la novella adulta, stralci di diario, fatti di cronaca mutati in prose liriche; infine, dichiarate poesie.

Nel corso degli anni, Simonetta Caminiti ha ricamato d’inchiostro fonti di ispirazione disparate, e nei più disparati linguaggi.

In “Specie meno note di sirene”, l’autrice si diletta a raccogliere tutto questo mescolando i generi e sottraendo alla polvere della mensola pagine lontane nel tempo.

Il volume, però, si conclude con alcune personali traduzioni italiane di Emily Dickinson, che Caminiti cerca di restituire soprattutto nella fragrante musicalità e nella potenza eterna dei messaggi.

Titolo: Specie meno note di sirene
Autore: Simonetta Caminiti
Edizione: PubMe, 2018

 

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