“Satyagraha” di Philip Glass

Semplicemente, donne.

“Satyagraha” di Philip Glass

“Satyagraha” di Philip Glass

Recensione di Emma Fenu

Satyagraha

 

Satyagraha, parola in sanscrito che significa “forza sulla verità”, è un’opera in tre atti per orchestra di archi e legni, coro e solisti, composta nel 1979 da Philip Glass, con l’apporto di Constance De Jong per il libretto, tratto dal poema religioso indiano Bhagavadgita.

 

Lo stile di Philip Glass è stato definito minimalista (se pur il compositore stesso preferì concentrarsi sull’aspetto della reiterazione) e ipnotico fin dalla prima esibizione allo Schouwburg di Rotterdam nel 1980.

 

Il pubblico che lo ama e lo ha amato appartiene a più generazioni, estrazioni culturali e etnie: tutti si ricoscono in Satyagraha proprio per la sua osmosi sapiente della musica, classica e popolare, con la danza e le strategie del cinema, come i sottotitoli che appaiono a corollario del testo in sanscrito.

Liberamente ispirata alla vita del promulgatore della resistenza non violenta, il Mahatma Gandhi, che visse in Sudafrica 1893 al 1913, la piece è ambientata nel periodo dell’apartheid ma numerose sono le prolessi e analessi.
L’opera sintetizza la storia del movimento per l’abrogazione del Black Act, una legge che imponeva restrizioni di stampo schiavistico agli spostamenti interni della popolazione non europea, e la successiva vittoria grazie alla grande marcia pacifica di New Castel.
 Satyagraha
Tali eventi storici si condensano, nell’opera di Glass, nel lasso temporale di una giornata, suddividendosi in tre atti.

 

Ciascuno di essi fa riferimento ad un personaggio storico che ha portato avanti il medesimo messaggio, in una connessione atemporale e ageofrafica di grande impatto.

Nel primo atto il guardiano, ossia il testimone che dall’alto veglia sulla scena, è Tolstoj; nel secondo è Tagore; nel terzo è King, rappresentanti, rispettivamente, del passato, del presente e del futuro del Satyagraha.

   

Domenica 12 agosto, presso il Folketeatret di Copenhagen, ho avuto la fortuna di assistere alla strepitosa rivisitazione del  Folkoperan di Stoccolma, che  introduce in scena il mondo del circo.

Una performance magica che, con il coinvolgimento di equilibristi, funamboli, trapezisti, acrobati e giocolieri, incanta lo spettatore proiettandolo in un altrove che è un qui e in un mito che è un adesso.

Fili di lana e cotone si dipanano fra voci e note: gomitoli e matasse enormi si disfano e si arrotolano sull’arcolaio della Storia Umana che è quella di tutti, quella di ciascuno di noi.

Ognuno ha fra le mani il proprio destino quale filo di una trama da ordire in pace, per scaldare i ricordi e volare sul tappeto del futuro.

Satyagraha

 

 

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