“6 agosto” di Maria Luisa Malerba

Semplicemente, donne.

“6 agosto” di Maria Luisa Malerba

“6 agosto” di Maria Luisa Malerba

Il monte M. si erge come una torre grandiosa che tende verso il cielo, al di sopra delle nuvole, sovrastando le verdi montagne disposte come paggi attorno al proprio sovrano. L’ultima neve sulle sue cime si sta sciogliendo e il monte ormai indossa un kimono di anagallide, campanule e gladioli. L’umidore e il caldo di agosto formano un lungo treno di bruma che avvolge gli altri rilievi vicini come la dolce malinconia del velo bianco di chi ha marcato l’ultima soglia.

Il loto in fiore e l’estate sono giunti alla montagna, ai campi e ai villaggi. I fiori, in un caleidoscopio di colori, splendono rigogliosi; svolazzano gli uccelli creando deliziose armonie con i loro canti. Il bosco di conifere con gli altissimi sugi, con i cedri, i larici e gli abeti, discende giù dalle montagne e cede il passo a distese di faggi, salici e castagni. Conigli festosi danzano su di un tappeto di gigli. Un ponte vermiglio dalle forme armonicamente arcuate attraversa un fiume dalle acque cristalline sulle cui sponde un anziano canuto e un bambino gioioso inseguono una piccola carpa.

La maestosa e immensa grazia del creato predomina su tutto.

Poi, un tremendo frastuono. Un bagliore accecante. Una nube plumbea e tetra travolge tutto il quadro, lo risucchia, lo inghiotte come uno tsunami. La natura, prima meravigliosa, ora è carbonizzata, incenerita, mutilata in pochi secondi. A poche miglia da lì… la città di Hiroshima. È il 6 agosto 1945.

 

 

Oltraggio alla bellezza

Il monte geme di
dolore,
il suo reame è oltraggiato.
Trame di kimono
ardono
sulla pelle bianca come luna
di una giovane
profanata
per sempre.
È il fungo nero.
Solenne, il silenzio
incombe.
Tutto tace.
È la morte.

 

 

 

 

 

 

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