“Er caffè originale” di Serena Pontoriero

Semplicemente, donne.

“Er caffè originale” di Serena Pontoriero

“Er caffè originale” di Serena Pontoriero

Mi chiamo Claudio e faccio er barista da vent’anni. Ho cominciato a lavorare quanno ero ragazzino, nel baretto sotto casa e mo’ sono dodici anni che lavoro da Delotti, a Cavour. C’avete presente? Quello grande, coi lustri appesi, i camerieri in divisa, le paste colorate dietro le vetrine scintillanti, i banconi incorniciati da corrimano dorati. Che poi, quann’è estate, c’è pure il gelato, quello bono, artigianale.
E, insomma, io so’ il barista. Non posso dire che questo è il mestiere che avrei scelto, se avessi potuto. Ma io, solo questo so fare e, visto che ci si abitua a tutto, alla fine mi piace. Mi piace stare a contatto coi clienti, specie quelli che vengono da Delotti. Ci so’ i turisti, certo, ma ci sono anche gli habitués e “le persone importanti”. Queste, interessano soprattutto al proprietario, Maurizio, che quando entrano nel bar, lo dovreste vede’! Diventa tutto gonfio, tutto sorrisi e smancerie – coi clienti, perché, invece, co’ noi, diventa insopportabile. Non gli va più bene niente: i tavoli non so’ abbastanza puliti, il marmo non luccica abbastanza, le vetrine non so’ abbastanza luminose, … Che io me domando: ma li dovemo acceca’ sti ricchi? Più so ricchi e più c’hanno bisogno di luce? Ma mica so girasoli!
A parte questi momenti “eccezionali”, come dice Maurizio, tutte le mattine è la solita corsa dietro al bancone. A ‘n sacco de gente je piace fa’ colazione ar bar. E io sto là, corri corri, a fa’ caffè. Mo va de moda prende i caffè più diversi e io ho capito che ogni stato sociale, c’ha la sua. Tipo: ai radical chic, je piace il caffè cor ginseng. Dice che fa bene a questo e a quello… ‘Na vorta, era l’orzo. Mo l’orzo lo vonno quelli che c’hanno il reflusso gastrico, quelli che “vorrei ma non posso”.
Poi c’è quello che c’ha bisogno d’esse rassicurato, e lo vole lungo. Chi vole fa’ l’originale, ma non troppo, in vetro. Macchiato, per quelli indecisi; coretto per chi fa lo spavaldo coi colleghi, o giusto perché c’ha er vizietto. I nervosi, a loro, je piace ristretto. Agli esterofili, je piace l’americano. Gli ricorda le ciofeche che si bevevano in Erasmus. Caffè con panna per i golosi e mokaccino per quelli che se sentono ancora un po’ ragazzini, quelli che la mattina facevano colazione cor Nesquik et c’hanno la nostalgia.
Quando m’arriva l’ordine di “un espresso”, mi stupisco. Solo? In una tazzina? Nessuna richiesta sulla sua temperatura? Nè lungo, nè ristretto? Je ce metto almeno un goccietto de latte? Panna? Cacao? Ma come niente? E tu, mo, chi sei?
A vole’ per forza fa gli originali, alla fine, er più originale è quello che fa ‘na cosa normale.

 

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