“La vita promessa” di Ricky Tognazzi

Semplicemente, donne.

“La vita promessa” di Ricky Tognazzi

Luisa Ranieri. Tognazzi

“La vita promessa” di Ricky Tognazzi

Recensione di Pier Bruno Cosso

Luisa Ranieri. Tognazzi

“La vita promessa”, di Ricky Tognazzi, ti prende fin dall’inizio come un piatto succoso e ben confezionato. Ci sono infatti tutti i sapori, i sapori di una volta, e si presenta carino e ben curato, come deve essere uno sceneggiato televisivo.

Sentivi quasi voglia di un programma italiano così.

Ti fa star bene perché ti fa star male.

È il segreto inconfessabile di ogni trama televisiva che si rispetti: ai personaggi che si agitano nel piccolo schermo ne succedono di ogni, e tu ti senti rassicurato.

È uno schema efficace e collaudatissimo, spesso alla base dei tanto fortunati sceneggiati di carattere medico ospedaliero. Loro devono tribolare strenuamente fino alla fine delle loro energie, e tu, seduto sul divano con le tue piccole soddisfazioni, ti senti proiettato nella tua area di confort.

Area di confort: la chiamano così i tecnici della comunicazione.

È quel sentirti fortunato, protetto dai cuscini del divano in una oasi di benessere, al confronto di quelli così tanto più disgraziati di te.

Allora adori quello sceneggiato che ti fa star bene senza accorgertene, e non te ne staccheresti mai.

Intendiamoci: questo è un grandissimo pregio di un programma, non un difetto.

Pessima è quella trasmissione che cerca questo effetto, e non ci riesce. Forse perché ha caricato troppo i toni, o è miseramente rimasta nel pantano della banalità. Oscar allo sbadiglio!

Ecco che allora “La vita promessa” è un grande sceneggiato perché ti travolge di voglia di rivalsa. Ti fa stare dentro il mare di guai dei personaggi, galleggiando al sicuro sulla tua poltrona. È un grande risultato.

La protagonista, interpretata da Luisa Ranieri, solo nella prima puntata, perde il marito ucciso, uno dei figli viene ridotto in fin di vita, e una figlia deve essere abbandonata per una gravissima malattia. Poi si ritrova senza soldi, senza più terreno, con la casa bruciata.

Non è finita qui: scappa in America, dove si intuisce che sarà ancora perseguita. Ecco quando una storia fa male e solleva nello spettatore una mareggiata di senso di rivalsa.

Però è fantastico che tutto questo risulti assolutamente credibile, e decisamente ben confezionato.

Tenerezza di immagini che danno sensazioni crepuscolari, per poi accentuarsi con colori più accesi dentro le ferite più dure della “Vita promessa”.

E la vita è lì, quella di una volta, che per andare in America ci voleva una traversata di un mese.

La vita appunto, che come detto scorre sempre verso il basso, seguita da una macchina da presa che riesce a cogliere in primo piano tutto l’arco di espressioni di  Luisa Ranieri, e di tutti gli attori.

Molti sono giovani o giovanissimi, spesso già affermati. Che sanno riempire d’anima i loro personaggi.

Non parlo di un mostro sacro come Lina Sastri, che buca lo schermo d’intensità aggiungendo valore allo sceneggiato. Parlo, per citarne uno tra tutti, di Cristiano Caccamo, che illumina il suo personaggio di struggente intensità.

A proposito, è Cristiano Caccamo, che nella “Vita promessa” interpreta il ruolo di Michele, e non Michele Caccamo come hanno scritto erroneamente molte recensioni. Errore grazioso perché il padre dell’attore è proprio quel Michele Caccamo scrittore famoso e poeta apprezzato; nonché editore.

Dettaglio interessante, perché nel DNA di questo attore c’è il viatico della grande sensibilità di un padre scrittore. Figlio d’arte: come dire il contrario di figlio di papà.

Lo stesso per il regista. Il figlio del grande Ugo Tognazzi esce dalla scia del padre con una sua solida forza espressiva.

Un cognome importante forse può aprire qualche strada, ma se non c’è talento la strada è senza uscita.

Qui Ricky Tognazzi fotografa con poesia, fa esprimere gli attori in tutte le righe del pentagramma espressivo. E rende vivo e coinvolgente il racconto in tutta la gamma di emozioni.

È la realizzazione che esalta la storia.

La tecnica vince sulle emozioni? No, le emozioni di un’opera, di qualunque opera, hanno bisogno della tecnica per potersi esprimere.

Così il soggetto della “La vita promessa” ha finalmente trovato la sua chiave di violino in Ricky Tognazzi. Infatti il testo era ibernato in Rai da molti anni.

L’autrice era la grande Laura Toscano (1944-2009) che fra l’altro ha scritto i soggetti dei vari episodi di “L’avvocato Porta”, del “Il maresciallo Rocca”, o di “Commesse” e di tanti altri sceneggiati originali si successo.

Perché una storia così è rimasta nel dimenticatoio per tanti anni? Forse perché sommersa da prodotti stantii della televisione come i vari Grande Fratello, le paludate partite di calciatori miliardari, o la disperazione in diretta davanti alle telecamere.

Poi arriva il viso di Luisa Ranieri che sa dare simpatia e intensità, un cast di attori che danno spessore ai loro personaggi, e un regista che sa raccontare con poesia una storia anche dura. Dura così tanto che ti conforta, appunto.

Ed è facile che possa essere un successo.

Nome sceggiato TV: La vita promessa
Regista: Ricky Tognazzi
Cast: Luisa Ranieri, Lina Sastri, Cristiano Caccamo, Francesco Arca, Thomas Trabacchi
Genere: sceneggiato TV
Editore: RAI
Data edizione: 2018
Puntatre: 4

https://www.raiplay.it/video/2018/09/La-vita-promessa-S1E1-6a849d6a-1fc3-435d-aca2-5e23683edaa8.html

 

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