“La tazzina di caffé” di Maria Luisa Malerba

Semplicemente, donne.

“La tazzina di caffé” di Maria Luisa Malerba

“La tazzina di caffè” di Maria Luisa Malerba 

Eravamo al confine con la Lapponia, molto vicini a Rovaniemi, il paesino di Babbo Natale. Ci sentivamo un gruppo di cinque escursionisti molto temerari perché avevamo trascorso la notte in tenda, ammirando l’aurora boreale e combattendo il freddo finlandese di dicembre.

Inoltre, eravamo un gruppo ben assortito. C’erano la sottoscritta, avventurosa ma anche un po’ principessina all’occorrenza; Suna e Henry, una canadese e un inglese viaggia-mondo che erano una coppia; poi c’era Seren, una turca molto simpatica che sapeva organizzare viaggi e aveva molti contatti; infine, viaggiava con noi Pedro, del Venezuela, un ragazzo gay che sapeva sempre come rallegrare le giornate e stemperare la tensione.

Eravamo tutti in vacanza e avevamo lasciato il nostro lavoro alle spalle. Era mattina presto e, davanti a noi, si stagliava un’immensa coltre di neve nell’oscurità di un paesaggio illuminato solo dall’aurora boreale in tutta la sua grandezza. Mi sentivo parte di un tutto.

Ma non ce la sentivamo di trascorrere un’altra notte in tenda, sebbene fossimo ben equipaggiati. Così, Seren decise che, nel pomeriggio, avremmo fatto visita alla sua amica Ritta, avremmo trascorso la notte a casa sua e poi saremmo ripartiti il giorno dopo.

Io, poi, sarei ritornata per qualche giorno in Italia e avrei raccontato a tutti la mia avventura finlandese tra i boschi, l’aurora boreale e le renne. Ritta ci accolse con la sua fredda ma genuina cordialità finlandese.

Viveva sola in una deliziosa casetta vicino a un lago, nei pressi di un paesino alle porte di Rovaniemi. Aveva una sauna in casa, parlava poco, sorrideva appena e, dopo il lavoro, trascorreva il tardo pomeriggio in uno dei tre bar del paesino bevendo fisu fino a star male. Così, diceva lei, avrebbe trovato un fidanzato, perché dalle sue parti si socializza in questa maniera. Sembrava contenta di averci come ospiti, aveva circa quarant’anni, ma ne dimostrava molti di più. Aveva uno sguardo algido e sembrava timida.

Fu Pedro, col suo ardore venezuelano, a sciogliere il ghiaccio, facendoci ascoltare la musica calda del suo Paese e preparando “arepas para todos”. Ritta si era sciolta quella sera, questo anche grazie all’alcol che le scorreva nelle vene e che beveva come io bevo acqua fresca quando dalle mie parti ci sono quaranta gradi.

La serata fu piacevole e, prima di andare a dormire, verso mezzanotte, giunse il momento del caffè, che per lei era un vero e proprio rituale.

Ritta, di solito, preparava caffè americano, ma quella volta decise, in mio onore, di fare un espresso. Non si sa come, la cucina era dotata di caffettiera e caffè Illy.

Seduti al tavolo, lei terminò la sua tazza e la scrutò così attentamente che noi pensavamo che vi avesse visto uno scarafaggio dentro. Poi, annunciò:

– Ancora niente all’orizzonte per me; tanti bar, tanti fisu e salmiakki e nessun uomo -.

Ci mostrò il fondo della sua tazzina di caffè e, tra tanti segni che per me non avevano nessun senso, lei ci spiegò che vedeva un lungo tunnel senza uscita e tanta neve. Ci raccontò che sua nonna era dell’Est Europa e che aveva ereditato da lei l’arte divinatoria di leggere il fondo delle tazzine di caffè per sapere il futuro prossimo. A caffè ultimato, tutti desiderarono l’interpretazione della propria tazzina.

Vide un nuovo lavoro per Seren, viaggi e esperienze importanti. La mia amica turca ne fu felice perché sapeva che stava incanalando le proprie energie in questa direzione.

Poi, scorse tensione nella coppia Suna e Henry, poca passione ma nessuna rottura, e persino l’arrivo di un figlio nel nuovo anno.

In quanto a Pedro, gli disse che avrebbe fatto ritorno al proprio Paese ma che sarebbe stato solo un breve soggiorno, perché gli sarebbe giunto un impegno delicato in una città europea con una torre importante.

Arrivò il mio turno. Vide una famiglia felice, un albero di Natale, una grande scatola di regali, un cagnolino che inseguiva una palla e che scodinzolava. Poi, vide un ragazzino che viveva tra le nuvole e che era innamorato. Tra quei geroglifici, intravvide anche un bosco con alberi e un castello dalla forma singolare. Riconobbi il Natale a casa mia.

La mia piccola Jolie che gioca con le palline dell’albero di Natale e il mio fratellino che, proprio ieri, mi ha detto che è molto felice perché la figa della sua classe vuole uscire con lui.

Riconobbi, stupita, anche le nostre escursioni invernali a Castel del Monte, il castello di Federico II di Svevia, dalla forma ottagonale. Poi, mi prese la mano e la sua espressione cambiò. Il suo sguardo algido lasciò posto a due occhi molto intensi che penetrarono i miei come aghi:

– Vedo una donna piccola e minuta, diventare sempre più piccola… attenzione a lei! È nel baratro tra la vita e la morte, non sta bene. Che faccia delle analisi al più presto -.

Quella notte andai a letto inquieta. Sarà che non ero abituata alla caffeina a mezzanotte? O il presagio di sventura di una solitaria che aveva bevuto un po’ troppo mi aveva turbato? O entrambe le cose? Ritta posava il suo dito su quella tazza per mostrarmi la donnina e il baratro, ma io a malapena li vedevo, pur sforzando la mia immaginazione fino a ogni limite.

Il giorno dopo, si ripartì per Helsinki, da lì avremmo preso un aereo, ognuno verso la propria destinazione.

Ritta era tornata algida e distaccata, sembrava aver dimenticato tutte le risate e le confidenze della notte precedente e l’alcol era stato totalmente assorbito dal suo organismo.

Fui contenta di tornare a casa per Natale: trascorrerlo in famiglia mi riempiva di brio. Il mio fratellino ci presentò la figa della classe, la sua nuova fidanzatina. Era una smorfiosetta, ma non dissi nulla perché lui era al settimo cielo.

Fu mia madre a prendermi in aeroporto, la notai un po’ più pallida del solito ma non volli farci caso. Qualche giorno dopo, le raccontai della lettura delle tazzine di caffè. Le dissi della donna in pericolo e le chiesi come si sentisse. Si mise a ridere e mi disse:

– Sei cretina? -. Risi anch’io.

– Queste sono sciocchezze, e poi quella era ubriaca -, aggiunse.

– Ma se non ti senti bene mi prometti che ti fai delle analisi? Anzi, fattele già, non si sa mai…- risposi io.

– Amore, sto bene. Sta’ tranquilla e godiamoci il Natale – concluse lei convincendomi.

Trascorremmo un Natale bellissimo, facemmo la nostra escursione a Castel del Monte, ci scambiammo tanti regali e lasciai l’Italia felice e soddisfatta.

Due mesi dopo, andai a prendere un gelato con la mia amica Seren. Volevamo raccontarci le ultime novità sulle nostre vite visto che non ci eravamo più viste dopo la vacanza in Scandinavia. Lei era un po’ giù di morale perché continuava a lavorare come receptionist in quell’hotel di lusso che tanto odiava. Mi disse anche che aveva inviato una candidatura nell’impresa dei suoi sogni ma era stata scartata.

Si sentiva frustrata perché tutti i suoi sforzi per cambiare vita e trovare un lavoro che le piacesse e che le consentisse di vedere il mondo erano stati vani:

Ti confesso che la lettura della mia tazzina di caffè, in piccola parte, mi aveva influenzata. Nel senso che mi sono illusa e mi ero quasi convinta che mi avrebbero presa a lavorare in quell’impresa. E invece devo rimanere a lavorare in quest’hotel che odio perché ho un disperato bisogno di soldi! Ritta non ci ha preso per niente! A proposito, sai una cosa? Ho una notizia poco piacevole… ebbene Suna e Henry si sono lasciati! E quella, addirittura, aveva visto che avrebbero avuto un bambino! -.

-Ma dai, veramente? Mi dispiace davvero, ma magari ritornano insieme!-

-Impossibile. Lei, in realtà, era già innamorata di un altro… è un imprenditore spagnolo e stanno già insieme. Henry è tornato, sconsolato, in Inghilterra. Mi dispiace tanto per lui, è distrutto, poverino. Insomma, Ritta si è sbagliata-.

-Sono sciocchezze, Seren. Non bisogna lasciarsi influenzare da queste cose.- Conclusi.

Eppure, dopo aver incontrato Seren, mi venne la curiosità di sapere che ne fosse stato del mio amico Pedro e se il suo responso si fosse avverato. Tre settimane dopo, fu lui stesso a chiamarmi per sapere come stessi.

Mi raccontò di sé e mi disse che sarebbe rimasto in Venezuela perché lì aveva trovato il lavoro della sua vita e aveva appena conosciuto una persona speciale che lo faceva stare molto bene. Era molto felice e mi raccontò che, nonostante la crisi in cui versava il suo Paese, non l’avrebbe lasciato per nessun motivo al mondo.

Nella mia vita, intanto, non c’erano state grandi novità, ma mi sentivo serena e vivevo tranquilla. Fino a un mese dopo, quando sarei stata catapultata in un gran turbinio di eventi che mi avrebbero scossa nel profondo.

Mia zia mi chiamò chiedendomi di prendere alcuni giorni al lavoro e di tornare a casa, mamma non stava bene. Non venne mia madre a prendermi in aeroporto questa volta. Mi aspettava a casa.

Non potevo non notare il pallore del suo incarnato; che fine avevano fatto le sue gote rosse? Non la vedevo da tre mesi ma era dimagrita tanto, in modo innaturale. Mi raccontò che, un mese prima, le avevano diagnosticato un cancro al pancreas e non sapeva come dirmelo. A Natale stava bene, solo un po’ debole, ma lo attribuiva allo stress.

Il tumore non si poteva operare perché era troppo esteso, doveva provare a sconfiggerlo con la chemioterapia prima di procedere con l’operazione, ma le chance di vita erano pochissime. È troppo angoscioso descrivere quei mesi, tra effetti avversi della chemio, corse in ospedale, metastasi, farmaci e pianti strazianti di dolore e impotenza.

Dopo un Natale meraviglioso, a Pasqua ci ha abbandonati per sempre.

Il dubbio che mi attanaglierà per tutta la vita è: se avessi ascoltato le parole di Ritta e l’avessi costretta a fare subito le analisi, lei adesso sarebbe ancora con me? Non so se riuscirò a portare questo fardello dentro, mi sento tremendamente in colpa per non essere stata più determinata e incisiva con lei. Ma ascoltare le parole della finlandese era così assurdo!

Non ho risposte a quanto è successo, solo domande.

 

Stagioni

Lunga stagione

bianca di brina,

pomeriggi di vaniglia,

baci melodici e caldi abbracci.

 

Stagione di musica,

campane di fiori,

rondini al centro di

un quadro variopinto.

 

Arde il gelo in petto.

 

 

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