Il tè del venerdì con Andrea Coco

Semplicemente, donne.

Il tè del venerdì con Andrea Coco

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Il tè del venerdì con Andrea Coco

Un salottino senza pretese, il nostro. Un camino in pietra bianca che aspetta solo di essere acceso, appena le temperature caleranno, la portafinestra che si apre sul giardino da cui arriva il vento fresco dell’autunno. Fuori le prime foglie cadono, per prendere il tè all’aperto aspetteremo la prossima primavera.

Oggi ci accomodiamo qui, sul nostro invitante divano, in compagnia di Andrea Coco che inaugura una piccola novità riguardante le nostre interviste: Miss Darcy, infatti, verrà ospitata fra le pagine virtuali di Cultura Al Femminile, lasciando temporaneamente la sua dimora, dove continuerà invece a occuparsi di Storia Ottocentesca. Anche qui, non temete, abbiamo tutto pronto per servire un ottimo tè, aspettiamo solo che l’acqua arrivi alla temperatura giusta, mentre facciamo accomodare il nostro autore e gli facciamo qualche domanda.

Il libro del nostro ospite, edito da Scatole Parlanti (Gruppo Alter Ego) si intitola Spacefood, ed è un perfetto rimedio contro la tristezza che accompagna il rientro dalle ferie, la ripresa scolastica e la vita grigia quotidiana.

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Curiosi di sapere come e perché?

Ciao Andrea e benvenuto al tè del venerdì.

La nostra tradizione consolidata è una prima domanda personale, perciò… ci racconti chi sei e perché sei approdato alla scrittura? Che cosa ti ha affascinato nella fantascienza per decidere di cimentarti in questo genere?

Ciao, Miss Darcy (posso chiamarti così, vero?), sono una persona fondamentalmente curiosa, desiderosa di conoscere quanto mi circonda, persone, cose e luoghi. Pur essendo timido mi piace parlare con il prossimo, conoscerlo, confrontarmi con lui perché non esiste una persona uguale all’altra e tutte hanno qualcosa da raccontarti

La scrittura… è iniziata presto. In casa gira un quaderno con delle poesie scritte dal sottoscritto, avrò avuto sette-otto anni, che per fortuna non sono state pubblicate. Nel 1984 ho iniziato la mia attività di giornalista, passione che dura tuttora. Il passaggio alla scrittura letteraria è avvenuta nel 2004, dopo aver preso atto che il giornalismo è come un forno: brucia tutto. Scrivi un pezzo, esce e poi finisce nel dimenticatoio. Volevo scrivere qualcosa che rimanesse nel tempo, che lasciasse un segno, per me e per gli altri.

Quando si è trattato di scegliere un genere letterario, la fantascienza mi è sembrata quella più vicino al mio spirito. Non sono uno scrittore romantico da romanzi rosa e neppure truculento da testi horror.  Il fantasy, invece, non mi attrae particolarmente, credo più nella forza intellettuale dell’uomo che nell’intervento delle potenze soprannaturali; infine la letteratura erotica e pornografica…ha fatto (secondo me) il suo tempo.

Sono molto più attratto dal tema del futuro, al quale nessuno sembra più prestare attenzione, come se non esistesse più un futuro. O come se questo fosse così carico di aspettative negative che sarebbe meglio non pensarci.  Peccato che “il futuro” prima o poi arriva e diventa presente. A certe cose bisognerebbe pensarci prima che accadano. La storia del nostro Paese è piane di tragedie che si potevano e si possono evitare.

Per me la fantascienza è un laboratorio virtuale dove esorcizzare, affrontare, proporre soluzioni ai problemi, presenti e futuri, della nostra società. Non a caso mi piace molto la fantascienza sociologica (Robert Sheckley, Ray Bradbury) e quella che affronta il rapporto tra l’individuo e lo strapotere dei media (Philip Dick). Il mio timore è che la fantascienza sia malvista perché fa riflettere, immaginare altre soluzioni.

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Fantascienza e cibo, due eccellenze italiane!

Spacefood. Ci racconti com’è nato? Ci presenti in dieci righe questa storia?

Tutta colpa delle schede “Ristoranti novità” che facevo per la rivista Tutto Turismo, dove parlavo dei nuovi ristoranti , nonché dei romanzi di Ruth Reichl, critica culinaria americana e brillante scrittrice (ad esempio: La parte più tenera, Confortatemi con le mele, Aglio e Zaffiri). E ovviamente  del sottoscritto, il quale ha unito quei due elementi per dare vita a un romanzo, Spacefood, che racconta le disavventure di un critico enogastronomico del futuro (o di un presente alternativo al nostro).

Il personaggio principale dell’opera è Aner Sims, giornalista che si deve barcamenare tra colleghi e sedicenti gourmet. Su tutti il famelico Comandante Augusto “Rock” Parboni, un amante della buona cucina e con una naturale tendenza a combinare disastri. E a completare il micidiale terzetto, Scilla Aliprand, la responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale, giovane donna bella quanto glaciale, innamorata di Aner. “Spacefood” è suddiviso in tre scoppiettanti capitoli, che raccontano improbabili imprese ambientate in un universo surreale, popolato da personaggi bizzarri capaci di ridere, far ridere e ridere di se stessi. Un libro, dove è presente la satira sociale e una morale, seppure secondaria rispetto all’aspetto comico-narrativo, che rientra nel filone della fantascienza umoristica, arricchita da un contorno di citazioni musicali e un filo di humor britannico.

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Uno space restaurant?

Scrivere umorismo non è facile: qual è la tua “ricetta” per strappare un sorriso al lettore? Come coniughi la fantascienza, che negli ultimi anni ha assunto connotazioni molto drammatiche e cupe, alla narrazione umoristica?

Sono un grande ammiratore di Achille Campanile, grande scrittore e il più grande umorista  italiano del Novecento, e come lui mi piace giocare con le battute a effetto, i giochi di parole (leggetevi: Agosto, moglie mia non ti conosco, Tragedie in due battute e L’Eroe). L’Italiano, peraltro, è una lingua ricchissima di vocaboli e ben si presta a periodi magniloquenti, giri di parole, allusioni più o meno velate. L’effetto umoristico risiede nel far diventare normale ciò che è assurdo/impossibile nel nostro mondo, trasformando in anormale/straniante ciò che per noi è la realtà quotidiana. Si ride insomma di una assurda normalità oltre che della capacità dei personaggi di sopravvivere agli urti, anche fisici, delle circostanze. A completare la ricetta provvede un bel pizzico di humor britannico che ricorda Douglas Adams e la sua guida Galattica per autostoppisti.

Come coniugo la narrazione umoristica con la fantascienza, che negli ultimi anni ha assunto connotazioni molto drammatiche? Non la coniugo affatto!

In testa mi gira una domanda che vorrei tanto porre al pubblico, agli altri scrittori: Ma vi piace tanto deprimervi? Ma siete tanto sicuri che un luogo da incubo come Blade Runner o Terminator sarebbe un posto ideale dove vivere, anche solo per un momento?

Certo non viviamo in un bel mondo, ma immaginarne di peggiori non ci aiuta.  Sono convinto che ridendo e scherzando si possano dire tante senza angosciarsi.  Sinceramente non riesco a essere depresso e deprimente fino in fondo. In tutte le mie storie si vede una luce in fondo al tunnel.

Alla fin fine, sono un erede del Rinascimento italiano e se proprio devo essere cattivo preferisco il pugno di ferro in un guanto di velluto alle storie tanto truculenti quanto sanguinose. Anzi voglio esagerare: un pugno di ferro coperto di broccato! Dopotutto noi  Italiani ci facciano caso all’aspetto esteriore delle cose.

Dimenticavo… questa è l’ora del tè. Pronti per un ricetta davvero speciale????

Domandaccia cattiva: che cosa secondo te il lettore troverà nelle tue pagine, e che cosa invece non deve aspettarsi?

Non si deve aspettare volgarità, sia formali che di contenuto, violenza e nemmeno sessualità troppo spinta. Troverà, invece, situazioni surreali, musica (rock progressive), amore per il cibo, il gusto per una narrazione scanzonata – leggere per il gusto di divertirsi-, e un pizzico di sensualità. Se poi vuole andare più a fondo, sotto ci sono temi più complessi (ad es. una riflessione sul concetto di provincialismo), ma nessuno è obbligato a dovergli cogliere. Non c’è niente di male a fare della letteratura di evasione e a leggere per distrarsi dai problemi di tutti i giorni.

Ultima domanda prima del tè: progetti futuri? Idee? Quali generi vorresti provare a scrivere e da quali ti terresti volentieri alla larga?

Tanti, tantissimi progetti, mi servirebbe una giornata della durata di 48 ore per portarli avanti tutti. Mi piacerebbe esplorare il noir classico (Cornell Woolrich, Stanley Ellin), ma prima vorrei terminare una spy story che sta andando per le lunghe, mentre contemporaneamente scrivo recensioni cinematografiche per il blog del critico cinematografico Valerio Caprara. Mi piace il cinema di fantascienza, gli action movie, il cinema dell’Estremo Oriente. Inoltre faccio recensioni per la rivista Leggere Tutti. E poi ci sarebbe il seguito di Spacefood…Il micidiale terzetto è riuscito a cacciarsi di nuovo nei guai. Qualcuno gli ha teso una pericolosissima trappola gastronomica.

Il tè è stato gentilmente offerto da…

Ed eccoci arrivati al momento tanto atteso… il nostro tea time. Invece di chiederti come prendi il tè, ti chiediamo qualche ricetta spaziale da abbinare alla nostra bevanda preferita, al posto dei tramezzini al cetriolo. Che cosa ci suggerisci?

Ti annuncio che la cucina italiana si è diffusa nell’Universo. Non so bene come ciò sia avvenuto (neanche Aner Sims lo sa, non essendo terrestre) ma è senza dubbio quella, anche se non si chiama italiana. Proporrei, visto che si sta avvicinando la fine del nostro anno, un dolce tipico: un albero di Natale fatto di biscotti o in alternativa un tronchetto natalizio. Spero che mi perdoniate, ma io ho un debole per i dolci (sono un po’ pingue).

In alternativa, se cercate qualcosa di davvero originale, degli spaghetti agli asparagi e scampi di Amstel, ma, mi raccomando, verificate che siano ben cotti, altrimenti…

Grazie per essere stato in nostra compagnia!

Grazie a tutti voi e Buona lettura!

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Prodotti tipici da space food! Ottimo per infusi e tisane. 

L’autore

Andrea Coco è nato a Roma nel 1964, dove vive con la moglie e due figli. Dopo la maturità classica ha intrapreso l’attività giornalistica, occupandosi di varie tematiche. Attualmente lavora in una società di telefonia. Molteplici le sue pubblicazioni presenti su riviste e antologie dedicate alla fantascienza e al noir, nonché il contributo alla realizzazione dei concorsi letterari NASF del sito braviautori.com. Tra le sue ultime creazioni un racconto di fantascienza per l’antologia Faximile 101 (Homo Scrivens), una ghost story edita nell’antologia Allucinazioni urbane (L’Erudita) e un’opera, scritta per l’antologia NASF 2017, che ha come tema  il sogno.

“Spacefood” di Andrea Coco

Prendete il più celebre critico enogastronomico dell’Universo, Aner Sims, che cura la rubrica “Ristoranti Novità” per il giornale The Times of Hibernia. Aggiungete il famelico – in tutti i sensi – paladino della Flotta Spaziale, il Comandante Augusto “Rock” Parboni, un amante della buona cucina, disposto a tutto pur di dei gustare buoni piatti, e con una naturale tendenza a combinare disastri.

E portateli là, dove nessun giornalista si è mai spinto per una recensione, nei locali più estremi del Cosmo.

Ed ecco a voi “Spacefood”, un’opera suddivisa in tre scoppiettanti capitoli che raccontano improbabili imprese ambientate in un universo surreale, popolato da personaggi bizzarri capaci di ridere, far ridere e ridere di se stessi.

Il primo capitolo è la parodia di una recensione giornalistica gastronomica che racconta la disastrosa esperienza di una cena di San Valentino a bordo di un satellite artificiale geostazionario, trasformato in una taverna.

A seguire “il Ristorante che non c’è” che narra le avventure gastronomiche del duo Aner Sims e Augusto Rock Parboni. Augustus propone ad Aner di andare a pranzare al celebre ristorante, una struttura collocata in un universo parallelo dove persone di tutte le razze e nazioni s’incontrano per mangiare e parlarsi senza farsi condizionare dalle proprie culture.

Ma per accedere al celebre locale occorre prima dimostrare le proprie capacità nell’eloquio, pena… la disintegrazione. Infine, assieme a Scilla Aliprand, la responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale, innamorata di Aner, si parte alla volta del pianeta di Znavel, dove occorre indagare sulla misteriosa scomparsa del grande cuoco Apuleius, mal visto dagli altri ristoratori, perché fin troppo disponibile ad assecondare le richieste dei clienti.

“Spacefood” è un libro, dove è presente la satira sociale e una morale, seppure secondaria rispetto all’aspetto comico-narrativo, che rientra appieno nel filone della fantascienza umoristica, arricchita da un contorno di citazioni musicali e un filo di humor extraterrestre.

Personaggi principali

Aner Sims

Giornalista enogastronomico che cura la rubrica “Ristoranti Novità” per il giornale The Times of Hibernia, la principale testata giornalistica del pianeta omonimo con sede nella capitale. Valente critico, deve difendersi dai colleghi che lo sottostimano e da Augustus, che lo tormenta con le sue trovate.

Comandante Augusto Rock Parboni

“Dal fiero cipiglio sul volto, in testa i capelli a spazzola color dell’argento, un incarnato rosa porcello e l’occhio azzurro limpido stralunato”, un amante della buona cucina, disposto a tutto pur di dei gustare buoni piatti, e con una naturale tendenza a combinare disastri.

Scilla Aliprand

Ricca possidente del pianeta di Oversturia, lavora per la sicurezza di un’importante azienda. Innamorata di Aner Sims, è tanto bella quanto intelligente e glaciale. Famosa per le sue battute caustiche, i suoi interventi si riveleranno decisivi per sbloccare alcune situazioni molto complicate.

Apuleius

Celebre cuoco, che in poco tempo si è conquistato l’antipatia degli altri ristoratori di Znavel, che non apprezzano la sua disponibilità, secondo loro eccessiva, ad assecondare le richieste dei clienti. Personaggio cosmopolita, è convinto che l’essere umano sia naturalmente buono.

Affinità, echi

Un libro che rientra nel filone della fantascienza umoristica (tipo il ciclo Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams o l’antologia La settima vittima di Robert Sheckley) dove è comunque presente la satira sociale e una morale, seppure secondaria rispetto all’aspetto comico-narrativo.

È inoltre un tributo all’Irlanda e dagli irlandesi.

Achille Campanile, grande scrittore italiano e il più grande umorista che l’Italia ha avuto nel corso del Novecento. Da lui e, in particolare, dai suoi tre meravigliosi libri (Agosto, moglie mia non ti conosco, Tragedie in due battute e L’Eroe) sono stati presi numerosi spunti.

Titolo: Spacefood
Autore: Andrea Coco
Lunghezza: 410.481 battute
Genere: fantascienza umoristica, umorismo

 

 

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