“Janasa” di Claudia Zedda

Semplicemente, donne.

“Janasa” di Claudia Zedda

“Janasa” di Claudia Zedda

recensione di Emma Fenu

Janasa

Janasa è l’ultimo romanzo di Claudia Zedda edito da Condaghes nel 2018.

Sono sette.

Come i giorni in cui un Dio maschio creò il mondo.

Come i chakra, i centri simbolici del corpo umano.

Come il triangolo e il quadrato che si sommano in una Piramide, perchè il Dio vi trovi la strada dell’eterno.

 

Sono sette le  donne che diventano tramite fra l’umano e il divino, anelli di contatto fra ciò che si vede e cio che è.

Questa storia è ambientata in un’epoca lontana, quando il tempo si misurava in Lune, quando le donne erano creature dei boschi e della spuma del mare, quando i guerrieri si intrecciavano i capelli, quando le acque e le pietre cantavano e danzavano.

Epoca lontana nella quale avvenne qualcosa di cui ancora oggi sentiamo l’eco: il culto della Dea Madre, che è Vita, Morte, Luna e Terra Vecchia quanto il mondo, cominciò ad essere osteggiato da quello celebrato dagli uomini in onore di un Dio maschio, il Dio Toro, che è Forza, Guerra, Possesso, Conquista.

L’equilibrio dell’Isola e di ogni luogo è affidato a sette sacerdotesse che sono legate da un patto di fedeltà e sorellanza.

Ciascuna ha un dono o una competenza che esercita in modo specifico ma che insegna alle altre.

C’è colei che è bithia, ossia guaritrice e veggente; c’è colei che doma il fuoco; c’è colei che legge il destino nelle acque; c’è colei che tesse tappeti e racconti; c’è colei che fa lievitare il pane come un grembo di donna; c’è colei che vede le ombre dei defunti; c’è colei che danza e incanta le api per averne il miele.

Le sette donne si vestono di rosso, come il sangue ciclico che le lega all’eterno rinascere, si pitturano il viso del bianco della morte, disegnando V, simbolo del femmineo potere, fra gli occhi dalle pupille grandi e magnetiche, e rinunciano all’amore erotico.

Se una tradisce, l’equilibrio si spezza.
E una tradirà.

Con uno stile onirico e profumato di bacche e salsedine, immergendo la penna nei pozzi sacri alla luna, Claudia Zedda ci regala una storia di infinita bellezza e verità, che non ha coordinate spaziali e temporali, sullo scontro fra Natura e Progresso e sulle dinamiche di relazione e complementarietà fra i sessi.

Il bel piglio romanzesco della scrittrice intreccia mito, amore, passione, sangue, violenza, redenzione e salvezza.

La leggenda delle Janas, ossia le fate sarde, e della loro origine non è mai stata narrata con tanto ardore poetico.

Lo capirete. Lo saprete.

Le Janas ci sono ancora. Lo siamo.

Lo sei. Scopri il tuo dono.

Link d’acquisto:

http://www.condaghes.it/scheda.asp?id=978-88-7356-321-1&ver=sa

Sinossi:

Nella Sardegna nuragica nascono e si incontrano sette donne.

Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare.

Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra.

Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante a prosperare.

Le specialità delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a mezza strada fra l’umano e il divino, creando lentamente il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas.

La storia viene raccontata da Annita a Piera.

È una storia antica che si tramanda da generazioni. Annita e Piera vivono a Cagliari durante la seconda guerra mondiale ma non faranno difficoltà ad immedesimarsi nel racconto.

“Sono tua madre, sono le tue sorelle, sono Nabìl, sono Semìl, sono Naskàl, sono Sìnleni, sono madre della terra e del cielo stellato.

Sono Morte e sono Vita.

Voi mi chiamate la Vecchia, Ikùssa, Mamìa, io sono l’Isola e per sempre la abiterò, sono le sue pietre, i suoi alberi, i suoi animali, le sue donne.

Tu invece dimmi, chi sei?”

Titolo: Janasa
Autore: Claudia Zedda
Edizione: Condaghes, 2018

 

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