“Un sogno chiamato Florida”, film di Sean Baker

Semplicemente, donne.

“Un sogno chiamato Florida”, film di Sean Baker

“Un sogno chiamato Florida” di Sean Baker

recensione di Cristina Basile

Mooney è una piccola canaglia, figlia di Halley, giovane eccentrica con una luna (in inglese ”moon”) tatuata sulla coscia, i capelli mezzo verdi e mille riferimenti alternativi sulle pareti della camera da letto. 

Halley passa le sue giornate bevendo birra, sfumacchiando e rivendendo profumi scontati ai compatrioti più agiati di lei, in un quartiere limitrofo.

Più che viverlo il tempo lo ammazza, sola o con la sua (per poco) amica di pianerottolo, impiegata di un fast-food.

Le due, tra una parolaccia e l’altra, si passano accendini e massime preconfezionate sugli uomini che non richiamano, sul lavoro che manca, sulla vita “secondo loro”.

Sean Baker, che forse alcuni conoscono per aver visto “Tangerine”, ci continua a portare a spasso in America, questa volta in Florida, per mostrarci ciò che accade dentro e fuori ad uno dei tanti motel che svettano ad Orlando.

Storie di vite ai margini, narrate con studiata ironia grazie anche a un’estetica colorata, a tratti fumettistica.

Ciò che accade dentro al motel è ancora più interessante se si tiene conto che a pochi passi troneggia uno dei colossi del capitalismo, il parco divertimenti più famoso del mondo: Disneyland.

Da una parte vite passate sulla soglia della legalità, dall’altra Topolino: incarnazione del lieto fine, della promessa americana, che col suo sorriso pieno di speranze cerca di eludere ciò che avviene fuori dal  suo castello.

Una coabitazione di contrasti da cui il regista, volente o nolente, fa emergere per forza di cose una denuncia. 

Sean Baker ci invita a poggiare gli occhi qui e lì, a sbirciare le vite dei suoi personaggi, senza pietismi o sentimentalismi.

Come si guarderebbe l’album di foto di uno sconosciuto. 

Un sogno chiamato florida

Per obbligarci a rimanere leggeri, mette la telecamera ad altezza di bambino e il filo narrativo nelle mani di tre pesti: Mooney, Scooty e Jancey, le cui età addizionate non arrivano neanche a 20.

Per due ore lo spettatore viene reso complice delle loro monellerie, portato a mangiare il gelato con soldi quasi elemosinati e forse anche a dare fuoco ad una casa abbandonata.

Unico punto di equilibrio tra queste esistenze disorientate è Bobby, direttore dell’albergo, che ascolta i suoi clienti, ne mitiga le liti e li minaccia di sfratto per poi rimangiarsi tutto.

È interpretato da Willem Dafoe, unico attore affermato in un cast di attori di primo pelo.

Il risultato è un parco giochi umano, animato da bambini che nell’iperattività e nell’irriverenza hanno trovato un degno antidoto alla disperazione.

Lo straconsiglio.

Titolo: Un sogno chiamato Florida
Regia: Sean Baker, 2017

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.