Il tè del venerdì con Francesca De Angelis

Semplicemente, donne.

Il tè del venerdì con Francesca De Angelis

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Il tè del venerdì con Francesca De Angelis

a cura di Antonia Romagnoli

Ciao Francesca e Benvenuta al tè del venerdì.

Ciao Antonia, grazie a te per avermi invitata <3.

Come sempre cominciamo con una domanda personale: come sei approdata alla scrittura? Quali generi hai amato di più come lettrice e quali affronti come autrice?

Allora, io non ho avuto una vita facile. Quando ero piccola, avevo 9 anni, mia nonna e mia zia sono morte per colpa di un tumore. Loro mi hanno cresciuta nei miei primi anni e quindi quando se ne sono andate è stato per me un duro colpo. Ho iniziato a soffrire di depressione e mi sentivo perduta. La depressione è una malattia subdola, falsa, distorce la realtà, altera le tue percezioni e ti fa vedere e sentire cose che non ci sono. Poi è successo. Il giorno del mio decimo compleanno mi hanno regalato il terzo libro della saga di Harry Potter; leggere di questo maghetto così coraggioso mi ha tirato su di morale. Crescendo, ho fatto qualche ricerca su J.K. Rowling e ho scoperto che anche per lei la depressione era stata una compagna di viaggio per molto tempo. Aveva iniziato ad usare la scrittura come terapia, così ho voluto imitarla e ho pensato che poteva funzionare anche per me.

I generi che preferisco sono disparati. Adoro il fantasy, così come i classici ma anche i romanzi contemporanei; l’importante è che siano un po’ ironici, ovviamente nei limiti del possibile. Io apprezzo molto l’ironia, non manca mai in nessuna delle mie storie. Per esempio quest’estate ho letto “Margherita Dolcevita” di Stefano Benni, un romanzo a dir poco spettacolare, con una morale profonda e che mi ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo. I temi delle mie storie sono spesso contemporanei, cerco di denunciare quegli aspetti della realtà che non mi piacciono e utilizzo l’ironia per alleggerire anche i discorsi più seri

francesca de angelis cenere sulla brughiera

Cenere sulla brughiera è una storia dei nostri tempi, ma sono molti i riferimenti a Cime Tempestose. Che legame c’è fra il tuo libro e quello della Bronte?

“Cenere sulla Brughiera” è un romanzo dei giorni nostri, dove i temi portanti sono il bullismo, la violenza (soprattutto sulle donne) e l’emarginazione sociale. Cathy, (chiamata così dalla madre, proprio in onore di Catherine Earnshaw) la protagonista, è una ragazza inglese che è costretta a trasferirsi negli Usa con la nonna e la zia. È vittima di un bullismo feroce da parte dei suoi compagni di classe. Ella infatti, ricopre il ruolo della “svantaggiata”. I compagni percepiscono il suo disagio e lo temono. Lei fa capire loro che nessuno è al sicuro. Cercano così di esorcizzare la loro paura trattandola male, fino alla violenza finale che segnerà lo spartiacque fra la prima e la seconda parte. È una storia visionaria, fiabesca, di irreale realtà, dove naturale e soprannaturale si mescolano frequentemente. E questo è un aspetto che ho preso direttamente da “Cime Tempestose”; anche lì realtà e fantasia hanno confini sfumati e sottili. Il rapporto fra Catherine e Logan poi, è simile a quello fra Cathy e Heathcliff, un qualcosa di antico, ancestrale, indissolubile. Che resiste anche alla morte.

francesca de angelis cenere sulla brughiera

Nella presentazione del tuo romanzo ci anticipi di non credere nel lieto fine: perché? Qual è la tua personale visione della scrittura e del romanzo?

Il “E vissero felici e contenti” non fa per me. Io apprezzo molto di più i finali che sanno di: “E vissero felici e contenti, ma non proprio nel modo in cui si aspettavano all’inizio”. Credo che in questo mi abbia influenzato tantissimo Khaled Hosseini. È uno scrittore contemporaneo che mi ha ispirato moltissimo. L’ho scoperto per caso, a liceo. Mentre impazzava la moda di Twilight, io aveva iniziato a leggere “Mille Splendidi Soli” ed è stata non solo una lettura piacevolissima ma ho anche imparato moltissime cose sulla storia e la cultura dell’Afghanistan, che non conoscevo. Per carità, non dico che il lieto fine non sia bello e che non mi piaccia per niente, ci sono delle volte in cui lo apprezzo, ma mi rattrista anche un po’. Non riesco ad esprimere bene la cosa; ma credo che ci sia qualcosa di ancestrale, di profondo in ciascuno di noi, che ti fa apprezzare una cosa piuttosto che un’altra. La scrittura, così come la lettura, ha il potere di connetterci con i lati più profondi e inconfessabili del nostro carattere. Secondo me, si capiscono molte cose di una persona dalle letture che sceglie e dai suoi scritti. Spesso, i libri ti fanno riflettere su te stesso, sulla società, sul tuo rapporto con il prossimo; sui tuoi problemi e in qualche caso ti aiutano anche a risolverli.

francesca de angelis cenere sulla brughiera

I protagonisti di Cenere nella Brughiera, buoni e cattivi: c’è una linea netta che divide le due schiere? Come affronti la caratterizzazione dei personaggi?

“Cenere sulla Brughiera” è una storia che sa di fiabesco, quindi i personaggi sono ben caratterizzati e la loro differenziazione può risultare anche abbastanza netta. Però, a volte commettono anche atti che non sanno di bene, ma non sanno neanche di male. Per esempio, la scena in cui Catherine passa sopra all’omicidio dei suoi genitori adottivi. È un comportamento ambiguo, perché se da una parte la motivazione risiede in una totale assenza di ipocrisia, da un lato denota un po’ di insensibilità. Poi abbiamo Hada, una signora che aiuterà Cathy nella seconda parte del libro. È una donna che svolge un lavoro, diciamo “non convenzionale”; aiuta i criminali, purché i loro crimini abbiano alla base una totale assenza di scelta. Però non si sofferma nemmeno troppo ad indagare, e spesso e volentieri le capitano persone diventate criminali non perché messi con le spalle al muro, ma per libera scelta. Poi abbiamo l’avvocato Cabol che si comporta sempre in maniera molto gentile con Cathy, considerandosi per lei una specie di zio. Tuttavia, lei capisce sin da subito che la sua gentilezza non ha niente a che fare con la verità, ma che sia immerso nella falsità fino al collo. Effettivamente, anche i bulli che tormentano Catherine non sono personaggi cattivi, almeno non del tutto. Sono solo vittime di una società che ci vuole omologati, belli e perfetti, dove la diversità più che essere vista come un arricchimento, sembra non essere ammessa.

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Progetti futuri?

Progetti futuri. Allora, ho terminato e spedito da poco un libro per bambini con protagonisti degli animali da fattoria. Io amo molto gli animali e ho voluto celebrarli dedicando loro un libro. Anche qui vi sono temi forti come l’abuso e l’emarginazione. Speriamo in bene. Se venisse preso da una di quelle case editrici che pubblicano in gran parte libri per bambini i cui libri leggevo da piccola, sarebbe un sogno che si avvera.

Esiste per te una “letteratura al femminile”? In cosa consiste?

Noi donne siamo gli esseri più sfaccettati della natura. Il femminile racchiude in sé molteplici aspetti, siamo luce, sogni, speranza, forza, intelligenza ma anche vita. Pensa all’antichità, alle divinità femminili. Erano legate ai cicli lunari, alla madre terra, alla vita, alla rinascita, alla morte, ciascuna aveva un compito ben preciso. Questo, secondo me, si riflette anche nel mondo moderno e sebbene nascosto, può venir fuori con la scrittura. Riusciamo ad entrare in connessione con la profondità dell’anima, a vedere i problemi e ad analizzare le questioni con una sottigliezza senza pari, grazie proprio alle mille sfaccettature che compongono il nostro spirito.

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Tè caldo o tè freddo? Biscottini o tramezzini?

Tè caldo e biscottini. Adoro i biscotti, non è che ti avanzerebbe un pacchetto? Sono una creatura autunnale, la mia giornata ideale è neve, camino, coperta, tè fumanti, biscotti al cioccolato e un bel libro.

Grazie Francesca, e a presto!

Grazie a te Antonia, per avermi voluto ospitare in questo tuo bellissimo spazio.

Cenere sulla Brughiera – Sinossi

Catherine Barret nacque in una piccola cittadina dello Yorkshire, crescendo felice fra le brughiere che caratterizzano quei luoghi. Quell’infanzia ridente che sembrava poter durare in eterno viene spezzata dalla morte dei suoi genitori Elizabeth e Robert Barret. Cathy assieme alla nonna Mary e all’infantile zia Clarisse è costretta ad immigrare negli Usa. Dopo la morte della nonna, seguita successivamente da quella della zia, Catherine viene affidata ai Finch una coppia snob e sgarbata che la maltratta in continuazione. La ragazza troverà un po’ di sollievo con l’amicizia e successivamente storia d’amore con il tormentato Logan, suo compagno di classe, ragazzo fragile che cela la sua infelicità con un facciata allegra e solare. Dopo giorni di idillio, Logan scompare. Catherine dovrà così fronteggiare da sola il bullismo dei suoi compagni di classe. Fra mille peripezie dopo essere scampata ad una violenza di gruppo da parte dei suoi compagni, si ritroverà a fuggire per la campagna, braccata dalla polizia che la considera responsabile della morte dei suoi amici e dei suoi genitori adottivi. Cathy da innocente verrà condannata alla pena capitale dopo essersi ricongiunta con Logan ed aver appreso di essere stata usata da John Cabol, un perfido avvocato amico dei Finch, assassino degli stessi e che ha visto in lei lo strumento ideale per realizzare i suoi loschi piani. Il lieto fine arriverà solo con la pace eterna, poiché nelle mie storie spesso è solo l’aldilà il luogo di pace. Nei miei racconti i protagonisti sono quasi sempre ragazzi soli e gli adulti che dovrebbero proteggerli diventano spietati carnefici senz’anima. Solo gli adulti deboli, in questo caso rappresentati dall’infantile ed un po’ pazza zia Clarisse e gli anziani nonni di Logan rappresentano il bene che però è sempre destinato a soccombere. In questo romanzo ispirato a “Cime Tempestose” spesso citato nel libro come romanzo preferito dalla protagonista, ho voluto rappresentare il lato oscuro nel mondo dove la vita, la felicità e l’amore vengono abbattuti dal denaro e dalla sete di potere qui rappresentati dal malvagio avvocato Cabol.

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Francesca De Angelis

Francesca De Angelis nacque a Roma il 10-04-1991 in una gelida giornata di primavera, l’unica sopravvissuta ad potenziale parto plurigemellare. Per avere un quadro di quella che fu la sua infanzia, basta guardare uno di quei film anni 30 con protagonista Shirley Temple dove il lieto fine è presto detto. Le sua giornate erano scandite dalla scuola e dai giochi con gli amici sotto l’occhio vigile della nonna, una signora energica e un po’ mascolina che le raccontava spesso le storie e le leggende che aveva appreso nel paesino di montagna dov’era cresciuta. Così nutrita da storie su fate, folletti e principesse l’immaginazione della piccola Francesca iniziò ad essere fertile. Un contributo venne anche dalla florida e grassottella zia materna che ogni pomeriggio, aiutata dalla collana dei libri “I Quindici” rendeva ancora più forte il suo desiderio di lettura. C’era un periodo della sera, che Francesca trovava magnifico quando il buio cadeva sulla casa della nonna, dove ogni angolo poteva celare un mistero o un bizzarro animale. Essa appariva agli occhi della bimba come un castello incantato. Qualche anno dopo il castello incantato arrivò davvero. A nove anni, dopo la morte della nonna, seguita a breve da quella della zia, la depressione iniziò a divagare nel suo corpicino spingendolo a vedere il lato più orribile del mondo. Qualcuno però non voleva vederla soffrire. Il giorno del suo decimo compleanno qualcuno le recapitò un regalo molto speciale che cambiò per sempre la sua vita. Il regalo era il terzo volume della saga di Harry Potter, della scrittrice britannica J.K. Rowling che divenne da allora la sua Fata Madrina cosmica. Quel romanzo le fece capire come la scrittura, il semplice poggiare una penna su un figlio potesse rinvigorire il suo animo in maniera ancora maggiore di quanto potesse fare qualunque medicina. Da ragazzina Francesca prese ad amare la scrittura e usando delle vecchie bambole prese a dar vita ai suoi personaggi. Oggi, che la sua vita è passata per un quarto ha da poco pubblicato il suo primo romanzo “Cenere sulla Brughiera” per la casa editrice Arduino Sacco. E, sebbene il cammino verso la felicità sia ancora lungo e tortuoso, la ragazza continua a scrivere non volendo mai abbandonare l’attività che ama di più e che la salva ogni giorno dal finire nel baratro.

Ancora grazie mille per l’attenzione con la speranza che vi piaccia.

Cordiali saluti

Francesca De Angelis

Il tè del venerdì

 

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