“Cappuccetto rosso” di Bethan Wollvin

Semplicemente, donne.

“Cappuccetto rosso” di Bethan Wollvin

“Cappuccetto rosso” di Bethan Wollvin

Recensione di Emma Fenu

Cappuccetto

Cappuccetto rosso di Bethan Wollvin è un libro illustrato edito da Fabbri nel 2018 e consigliato dai 5 anni in su, che ha vinto diversi premi, tra cui il New York Times Best Illustrated Book 2016 e l’AOI World Illustration Awards 2017.

La fiaba di Cappuccetto Rosso è fra le prime che viene raccontata nell’infanzia e affascina grandi e piccini al di là delle intense simbologie che condensa in una storia senza tempo che fa incetta di tabù, paure e concezioni culturali.

È una storia di sangue e di menarca, di incontro con il “maschio”, di pericoli nel bosco liminare della coscienza, di iniziazione alla vita adulta e perfino di cannibalismo e seduzione di un’innocente.

Eppure, l’animo bambino comprende subito il nocciolo della questione: c’è un mondo, al di fuori della casa e della custodia di mamma e papà, dove non tutti sono buoni e dove alcuni dicono bugie, quindi bisogna stare attenti.

Boschi in cui cavarsela da soli e Lupacci malintenzionati esistono, anche se i primi sono senza alberi e fiori da raccogliere e i secondi senza peli e denti affilati.

La protagonista della rilettura di Bethan Wollvin è una che non ci casca.

Non avrebbe morso la mela avvelenata e non si sarebbe punta con il fuso, figuriamoci se non si accorge che qualcosa non quadra giunta a casa della nonna.

La conosce bene la sua nonna, e conosce bene anche il lupo, perciò recita la parte della piccina indifesa ma risolve tutto da sola, con l’aiuto di un’ascia e, al termine del libro, c’è sempre qualcuno mascherato da qualcun altro, ma è Cappuccetto che ha dismesso gli abiti della “vittima”!

Il libro è forte, pur non essendoci scene violente in quanto la sconfitta del lupo si condensa nell’immagine degli occhi furbi della bambina, è ben chiaro che il cattivo fa una brutta fine, come in tutte le fiabe che si rispettino, solo che qui il cacciatore è rimasto nei boschi.

Le bambine toste si salvano da sole.

Tuttavia, non si può non cogliere l’ironia della vicenda, il cui il lupo viene finalmente scoperto subito e la sua finzione non trae in inganno nessuno: i bambini, consapevoli del mondo immaginifico e capaci di cimentarsi con il sentimento della “paura” (che, come la tristezza e la rabbia, è una sana e umana emozione), non hanno problemi a capire che l’ascia è metafora di una reazione al pericolo.

Link d’acquisto

https://www.amazon.it/Cappuccetto-Rosso-Bethan-Woollvin/dp/8891580511

Per una lettura della fiaba nella versione classica, in un formato cartonato adatto ai più piccoli, consiglio “Cappuccetto  Rosso” di Stefania Andreoli, psicologa e psicoterapeuta, edito da Fabbri nel 2018  per una collana che si sofferma sulle emozioni simboleggiate dai racconti tradizionali.

https://www.amazon.it/Cappuccetto-Rosso-fiaba-emozione-colori/dp/8891580945/ref=sr_1_3?s=books&ie=UTF8&qid=1540384953&sr=1-3&keywords=cappuccetto+rosso+fabbri

Sinossi

Una rivisitazione di una fiaba classica in chiave contemporanea, all’insegna del girl empowerment.

C’era una volta un lupo cattivo… ma poi Cappuccetto rosso l’ha ridotto in pelliccia!!!

Età di lettura: da 5 anni.

Titolo: Cappuccetto rosso
Autore: Bethan Woollvin
Edizione: Fabbri, 2018

 

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