Torpedone Trapiantati di Francesco Abate

Semplicemente, donne.

Torpedone Trapiantati di Francesco Abate

Torpedone Trapiantati di Francesco Abate

recensione di

Maria Lucia Ferlisi

torpedone trapiantati

Il romanzo Torpedone Trapiantati di Francesco Abate è come un piccolo scrigno, dove conserviamo gli oggetti a noi più cari, quando lo apri trovi all’interno i sentimenti più preziosi e le emozioni più forti, e  si spandono emettendo la loro luce di serenità. forza, coraggio, speranza e lotta. Tanta lotta. Costante per tutta la vita, giorno dopo giorno e accompagna la vita dei trapiantati di fegato.

Dieci anni. Non ci avevo mai pensato. Come se il trapianto non solo mi avesse evitato la morte a 43 anni, ma mi avesse consegnato all’eternità. Invece mi aveva messo solo al pari con tutti gli altri mortali. È stato quel pomeriggio d’estate che il velo dell’illusione è caduto. Avevo di nuovo una scadenza e per di più breve, come una maionese in frigorifero.

Per questo a dieci anni dal trapianto di fegato, tutti coloro che hanno resistito, autore compreso, decidono d’intraprendere un viaggio insieme. Due pullman con 100 trapiantati di età, sesso, città  e personalità diverse tra loro, denominatore comune il trapianto di fegato, Prete compreso. Un tripudio alla vita che ha concesso loro di vivere già dieci anni, quando le previsione di vita, anche dopo il trapianto, non è molto alta: due anni, così c’è scritto su internet in un sito medico. Due anni. soltanto.

All’appuntamento non ci sono tutti, ovvio, alcuni hanno smesso di lottare, ma fa parte della lotta alla quotidiana battaglia per la vita,  e chi resta continua imperterrito a lottare anche per loro, ma non solo. Si lotta affinché il sacrificio di chi ha donato i propri organi venga onorato. 

Da un atto di amore estremo non ci si aspetta apatia, ma solo lotta, fino all’ultimo. 

torpedone trapiantati

Francesco Abate in questo suo resoconto trasforma un semplice incontro in un momento magico, di gioia e di dolore condiviso. Di testimonianza attraverso i suoi libri, e li trasforma in piccoli scrigni di amore per la vita e di riconoscimento verso che è morto ed ha pensato di trasmettere la propria vita donando organi utili per  altre vite. Come Cinzia, la sua donatrice, una ragazza con una vita davanti interrotta da un tragico incidente ma ora vive costantemente nell’animo dello scrittore, perché  Cinzia gli ha donato 10 anni di vita. Insieme con la madre la ricorda e la ringrazia nella messa, prevista al termine dell’incontro, prima di ritornare alla vita quotidiana o in ospedale. 

La nostra messa ha avuto inizio sotto un cielo antico che si ammantava dell’arancio e del rosso. Ognuno ha pregato per il proprio donatore. Perché a loro era dedicato il rito. Con Grazie e mamma abbiamo pregato per Cinzia. Ho pensato al 31 gennaio del 2008, quando il telefono riservato all’ospedale aveva squillato. Era stato muto per tredici mesi, poi aveva trillato. Quella sera mi precipitai al Centro Trapianti al settimo piano. Cinzia si stava spegnendo nel seminterrato…

La scrittura di Francesco Abate è scorrevole, dolorosa e dissacrante al contempo. Riesce a parlare di dolore e di morte senza mai scadere nel pietismo o nel vittimismo. La vita viene esaltata ed apprezzata e il dolore o la morte sono solo momenti, inevitabili, ma fungono da monito per resistere ancora di più. Un libro che riesce a commuovere il lettore attraverso il sorriso e ci invita a riflettere sul dono grande che la vita  ha concesso ad ognuno di noi.

 

Sinossi:

Una «comitiva di sopravvissuti»: a dieci anni esatti dal suo trapianto di fegato, Francesco viene invitato a una rimpatriata cui interverranno cento trapiantati assieme alle rispettive famiglie. È titubante, non sa se partecipare, ma alla fine, trascinato per un orecchio dalla Mamma, sale con lei sul torpedone. Acciacchi, fobie, farmaci indispensabili e piccole miserie: i protagonisti di questa gita somigliano ciascuno a una maschera della commedia, dal timido al giullare, dallo sbruffone al pauroso. In comune hanno il fatto di essere nati due volte, che è un dono immenso, ma anche una responsabilità. Quella di dover essere felici. Con la sua voce carognesca e a tratti malinconica, Abate ci racconta la storia della nostra fragilità e, al contempo, della nostra cocciuta voglia di vivere.

«Quando ho visto un’ottantenne sbucare da un gomito della salita, venirmi incontro, lesta come un capriolo sui sassi traditori, e sbraitare: – Checco, noioso, ma insomma, vi muovete o no?! – ho capito di aver commesso l’irrimediabile cazzata dell’anno 2017: partecipare alla gita dell’associazione sarda trapiantati e portarci pure Mamma».

Autore: Francesco Abate

Titolo: Torpedone trapiantati

Casa editrice: Einaudi

 

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