Novembre di Giovanni Pascoli

Semplicemente, donne.

Novembre di Giovanni Pascoli

novembre di giovanni pascoli

Novembre di Giovanni Pascoli

Breve analisi del testo – di Antonia Romagnoli

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate
fredda, dei morti.

novembre di giovanni pascoli

Introduzone

Novembre è un componimento poetico di Giovanni Pascoli, inserito nella raccolta Myricae pubblicata nel 1891.

La forma.

Il titolo originario era “San Martino”, in un richiamo all’omonima poesia di Carducci, maestro e mentore del poeta.

Novembre è formata da  tre strofe saffiche di tre endecasillabi più un quinario a rima alternata ABAB: 12 versi suddivisi in tre strofe, composte da tre endecasillabi ciascuno e un quinario ciascuna.

Questa rigorosa determinazione formale mostra come Pascoli intenda mantenere il legame con la poesia classica, nella struttura e nella ritmica, facendo al contempo una scelta stilistica poco frequente. Raccolta in una forma severa, la poesia dunque è sia un omaggio alla classicità, sia ai Maestri del Poeta, in particolare a Carducci, particolarmente legato alla metrica classica.

novembre di giovanni pascoli

Le figure retoriche:

  • Figura di timbro: allitterazione per assonanza in “e” e “o” e per consonanza in “s” e in “r”. Allitterazione con funzione onomatopeica in f r g nell’ultima strofa per richiamare al suono delle foglie che cadono.
  • Figure di significato: sinestesia: “cader fragile” e “odorino amaro”; ossimoro: “estate fredda” .
  • Figure di ordine: iperbato: “secco è il pruno”, “stecchite piante”, “vuoto il cielo”, “sembra il terreno”, “di foglie un cader fragile”; anastrofe: “gemmèa l’aria”, “l’odorino amaro senti”.

L’uso delle figure retoriche è quello di condurre il lettore (o l’ascoltatore) progressivamente verso la piena coscienza della realtà. Dalla primavera (che senti nel cuore, ossia che appartiene alla sfera del sentire, dei ricordi, dei desideri) si scivola verso la messa a fuoco di una diversa realtà, fatta di immagini e di sensazioni. Al tepore si sostituisce il freddo, all’attesa gioiosa quella senza speranza.

novembre di giovanni pascoli

Il contenuto

Il verso classico e un contenuto nuovo: Pascoli, oscuro, simbolista, ci precipita in un autunno solo apparentemente festoso. E la falsa primavera con cui la poesia si apre rende ancor più drammatico il contrasto con la realtà, fredda, anzi gelida. Una realtà senza speranza.

Dalla natura al cuore umano il passo è breve.

L’apparente semplicità del lessico è controbilanciata da struttura e costruzione.

L’aria è limpida come una gemma, il sole splende come in un mattino primaverile, e viene spontaneo cercare intorno nella campagna le piante fiorite e i primi profumi. Ma la realtà è quella d’un mattino d’autunno: rami spogli, terreno gelato che risuona ai passi come vuoto. Nell’aria, non ci sono voli festosi (di rondini, probabilmente, uccelli cari all’immaginario di Pascoli).

La scena è dominata dal silenzio, rotto solo dal vento che porta, da orti e giardini lontani, il delicato suono delle foglie che cadono.  È l’estate di San Martino.

L’estate di San Martino si colloca, all’11 Novembre, pochi giorni dopo la commemorazione dei defunti.

Sono giorni cupi, in cui si avverte fortemente il mutare della stagione, ma è anche , tradizionalmente, il periodo in cui torna, prima dell’inverno, qualche giorno di bel tempo.

L’estate di San Martino è un’estate falsa, che ci proietta ancor più rapidamente nell’inverno imminente, un’illusione di luce e di sole perché poi ci venga strappata l’ultima gioia dal gelo dell’inverno.

Per Pascoli, il tema della stagione si intreccia ad altre tematiche a lui care, quella del legame coi morti, che sembrano qui porsi accanto all’osservatore, quasi richiamati da questa “estate”, quella del trascorrere della vita.

L’autunno della vita che ancora consente qualche momento di gioia non deve illudere: questa è un’estate fredda, illusoria, breve.

Quanta differenza con la poesia carducciana, tutta piena di vita, di vivaci immagini e di travolgente allegria!

La poesia Novembre di Giovanni Pascoli ci riporta a un tempo perduto, persino a un clima che oggi non riconosciamo più. Il contatto con la natura, che abbiamo perso, in Pascoli si fa intimo, introspettivo, diventa lo specchio del suo amaro sentire. Fra simboli e immagini vivide, il Poeta riesce a trasmetterci un progressivo disagio di fronte al panorama in cui ci immerge, ci rende parte di questo gelo che non è già più quello di un autunno ancora foriero di qualche speranza, ma già quello d’un inverno interiore.

novembre di giovanni pascoli

 

Giovanni Pascoli

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