Riflessioni sulla nascita di una bambina – di Maria Luisa Malerba

Semplicemente, donne.

Riflessioni sulla nascita di una bambina – di Maria Luisa Malerba

Riflessioni sulla nascita di una bambina

di Maria Luisa Malerba

 

Ho sempre pensato che avrei avuto un maschio, ma questo non vuol dire che avessi preferenze per un bambino invece che per una bambina. Volevo solo che fosse in salute, indipendentemente dal genere.

Poi, diversi mesi fa, il test del DNA fetale non ha lasciato spazio a dubbi.

Stavo andando a lavoro a piedi, percorrendo una salita scoscesa, quella che faccio ogni mattina e che iniziavo a fare ogni giorno con maggiore lentezza e fatica.

Quando, ad un tratto, il mio telefono emise un suono: avevo ricevuto un’email e, dall’oggetto, capii subito che mi erano arrivati i risultati di un test molto caro che, a partire dalla nona settimana di gestazione, ti svela non solo il sesso dell’embrione ma anche se è sano.

Mi fermai nel bel mezzo della salita, respirai profondamente e -non potevo aspettare- aprii l’allegato.

In pochi interminabili secondi, visualizzai un pdf bloccato da una finestra che mi chiedeva una password a cui corrispondeva il mio documento d’identità.

Immesso il numero del documento, finalmente, il pdf dischiuse i risultati. Il rischio di trisomie era bassissimo, praticamente nullo.

Ma ciò che balzò subito all’occhio fu altro.

“Sesso: femminile.”

Sorrisi, mi emozionai, quasi iniziai a piangere da sola per strada.

Ancora confusa, diedi la notizia a mio marito e alla mia famiglia per Whatsapp e poi ripresi la salita per non arrivare tardi in ufficio. Mentre camminavo, si arrovellava in me un turbinio di pensieri diversi.

Non mi aspettavo che sarebbe stata una bambina, mi ero sempre immaginata madre di un maschietto.

Ero tutt’altro che delusa però, all’improvviso, mi sentii investita da una responsabilità più grande, pensai che sarebbe stato più complicato con una bambina perché il mondo appartiene ancora agli uomini.

Con un bimbo farei sicuramente tutte le cose che esporrò di seguito, ma forse mi sentirei più tranquilla.

Invece, sento che avrò maggiori incombenze, più pensieri e più difficoltà con una figlia.

Significherà non abusare con il rosa, non farla sentire una principessina delicata, assicurarmi di darle tutti gli stimoli ludici possibili e non solo le bambole.

Significherà, un giorno, spiegarle il sesso senza tabù, perché cresca senza inibizioni ma allo stesso tempo con grande rispetto verso il suo corpo.

Significherà insegnarle che per conseguire qualcosa dovrà lavorare di più dei sui coetanei maschi e che, allo stesso tempo, non potrà vederli tutti come nemici da combattere perché ci sono anche uomini di valore.

Significherà guidarla perché un giorno apprenda a distinguere un uomo di valore da un cretino.

Significherà insegnarle a proteggersi.

Significherà “plasmare” la figura del padre ed “educare” anche lui perché sia un buon modello maschile per quando lei diventerà grande e si cercherà un uomo, se vorrà.

Significherà raccontarle le fiabe senza affatto proibirle quelle classiche.

A questo proposito, trovo esagerata la decisione di Keira Knightley di proibire a sua figlia di tre anni le fiabe Disney per il fatto che c’è sempre un principe a riscattare la donzella in pericolo.

Prima di tutto, sono contraria alla proibizione, lo trovo un metodo pedagogico retrogrado e controproducente, soprattutto se stiamo parlando di fiabe e non di film porno.

E poi, ritengo che i film Disney siano grandi opere d’arte, dei veri e propri capolavori, con musiche e immagini di grande bellezza.

Tuttavia, sono d’accordo con Keira sul fatto che veicolano un’immagine di donna improponibile al giorno d’oggi e, a tratti, diseducativa.

Io non proibirò i film Disney a mia figlia e le racconterò le fiabe classiche fino alla fine.

Poi, però, le racconterò anche “la versione della mamma”, ovvero riadatterò le fiabe classiche con una trama o un finale alternativo, o le leggerò le tante versioni che oggi esistono in commercio, addirittura in collane destinate a scardinare stereotipi sessisti.

Le spiegherò perché queste non sono aderenti alla realtà e, quando sarà più grande, chiederò a lei di cambiare o reinventare una storia.

Tra pochi giorni, a fine mese probabilmente, nascerai, piccola.

Tua madre non sa da che parte cominciare e ti parla ogni giorno per dirti di non avere fretta di nascere.

Non mi sento mai pronta e ho sempre tante cose da fare.

Mi cambierai la vita per sempre.

Ho paura e, allo stesso tempo, non vedo l’ora di conoscerti. È una sensazione ineffabile.

 

 

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