12 canzoni per parlare di violenza sulle donne

Semplicemente, donne.

12 canzoni per parlare di violenza sulle donne

12 canzoni per parlare di violenza sulle donne 25 novembre

12 canzoni per parlare di violenza sulle donne

di Chiara Minutillo

25 Novembre. Giornata contro la violenza sulle donne.

Molte sono le iniziative e i progetti per questa ricorrenza particolare che ogni anno ci ricorda come, ancora oggi, l’emergenza non sia superata.

Molti, tra attori, scrittori, poeti, comici, giornalisti hanno fatto sentire la loro voce, schierandosi dalla parte di chi la violenza l’ha subita o la subisce.

Molte, moltissime, sono anche le canzoni dedicate alle donne e alle loro storie. Alcune raccontano situazioni ipotetiche, altre ricalcano storie vere, altre ancora sono autobiografiche.

12 canzoni per parlare di violenza sulle donne 25 novembre

Frequentavo le scuole medie quando il mio professore di musica diede alla classe quattro testi da studiare a memoria per il saggio di fine anno. Tra questi, c’era quella che, forse, è diventata la canzone più famosa del gruppo rap Gemelli Diversi. “Mary”, questo il titolo della canzone, è la storia di una ragazza, amica d’infanzia dei rapper, scappata di casa a causa delle violenze perpetrate dal padre. Ora il suo sguardo non mente ha gli occhi di chi nasconde alla gente gli abusi osceni del padre ma non vuol parlarne Mary e cela i suoi dolori in un foglio del diario che ora ha tra le mani.

Storia che, fortunatamente, si conclude positivamente: Mary torna, infine, nella sua città, tra le braccia di un bravo ragazzo e tenendo per mano un figlio. Particolare da non sottovalutare di questa canzone sono i versi finali della seconda strofa che, in poche parole, descrivono la lotta interiore che continua anche dopo aver ripreso in mano la propria vita, pur lasciando un velo ben visibile di speranza: ha un’anima ferita un’innocenza rubata, sa che è la vita non una fiaba ma ora Mary è tornata una fata. Cammina lenta ma sembra che sia contenta, attenta una sfida eterna aspetta ma non la spaventa: era altrove e suo padre ora ha smesso di vivere, Mary fissa la sua lapide versare lacrime è impossibile. 12 canzoni per parlare di violenza sulle donne 25 novembre

Era il 1988 quando Luca Barbarossa, cantautore italiano, si presentò a Sanremo con un brano dal titolo “L’amore rubato”. Un testo forte, scritto alternando tre voci, interpretate da Barbarossa: la vittima, chissà se un giorno potrò scordare e ritornare quella di ieri; lo stupratore, se non ti piace puoi anche gridare, tanto nessuno potrà sentire, tanto nessuno ti potrà salvare; il narratore, e lei sognava un amore profondo unico e grande più grande del mondo, ma il vento adesso le aveva lasciato solo il ricordo di un amore rubato. Come un fiore che è stato spezzato, così l’amore le avevan rubato.

La canzone fu particolarmente apprezzata da Franca Rame che, 15 anni prima, aveva vissuto un’esperienza simile a quella narrata nel brano.

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L’anno successivo, nel 1989, Steven Tyler, cantante e leader del gruppo rock Aerosmith, si ispirò ad un articolo di giornale sulle vittime di armi da fuoco, collegandolo alla tematica degli abusi su minori, per scrivere la canzone “Janie’s got a gun”. Il brano presenta la storia di Janie che, stanca degli abusi continui del padre e rimasta inascoltata dal mondo degli adulti, decide di farsi giustizia da sola uccidendolo. Il testo originale venne, però, modificato dietro richiesta della casa discografica in quanto troppo esplicito, secondo quanto detto dal produttore. Frasi come He raped a little bitty baby e And put a bullet in his brain sono state sostituite con He jacked a little bitty baby e And left him in the pouring rain.

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Sulla falsa riga di questa canzone, qualche anno fa, la popolare Rihanna pubblicò la sua “Man Down”, altra storia di una ragazza che, dopo essere stata stuprata, decide, irrazionalmente, di uccidere il suo aggressore, pentendosi subito dopo: I didn’t mean to end his life, I know it wasn’t right. I cant even sleep at night, can’t get it off my mind. Cause I didn’t mean to hurt him, coulda been somebody’s son. And I took his heart when I pulled up that gun.

 

Nel 2010, una cantautrice italiana vinse un importante premio per una canzone dal testo duro e mostruoso. Si trattava di Carmen Consoli con il brano “Mio zio”, la storia di una bambina, ormai divenuta donna, abusata dallo zio e mai creduta dalla famiglia: E sento il disprezzo profondo, i loro occhi addosso. Ho svelato l’ignobile incesto e non mi hanno creduto. Fatti reali, che la cantautrice definì “un teatrino dell’orrore”. Un testo mostruoso perché mostruosa è la storia di uno zio, che anche “padre, amico e fratello”, che subdolamente corrompe la nipotina, promettendo vacanze e giri sulla giostra, mentre, il giorno del suo funerale, la bambina ormai cresciuta si mostra impassibile: Ho messo un rossetto rosso carminio e sotto il soprabito niente, in onore del mio aguzzino.

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In Olanda, il gruppo symphonic rock Within Temptation produsse una delle sue canzoni più belle e melodiche. Il testo, dal titolo “Frozen” è la lettera di una madre, rivolta alla propria figlia. Scrivendo dalla prigione, dove è detenuta per aver ucciso il marito violento, dopo che questo aveva abusato della loro bambina, la donna si scusa con la figlia per averla abbandonata e le spiega di averlo fatto per lei: Tell me I’m frozen but what can I do? Can’t tell the reasons, I did it for you. When lies turn into truth I sacrificed for you. You say that I’m frozen but what can I do? Particolarmente sconvolgente risulta il video musicale della canzone, che mostra la storia narrata nel testo, riportando scene che rimangono impresse nella mente, come la bambina che, dopo gli abusi, mutila la sua bambola di porcellana, buttandola a terra.

Ma non tutte le canzoni sono state scritte da persone estranee ai fatti. Alcune, sono il prodotto di lacrime personalmente versate. Un esempio è la famosa “Hands Clean” della canadese Alanis Morisette, che a 14 anni venne costretta a avere una relazione con il suo produttore di 15 anni più grande di lei. La cantautrice definì la vicenda uno “stupro legalizzato”. Il testo si muove su due differenti punti di vista: quello del produttore, che ricorda alla ragazza come il suo successo sia fondamentalmente dovuto a lui e alle sue attenzioni e dà la colpa a lei, alla sua maturità e al suo modo di porsi, per ciò che lui fa, e quello della cantante che da vittima decide di prendere in mano la situazione e tenere in pugno quell’uomo, con un silenzio durato anni.

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Ancora più terribile e pesante è “Me and a Gun”, scritta da Tori Amos sulla base della propria esperienza: di ritorno da un concerto, la cantante diede un passaggio ad un fan, il quale, dopo pochi chilometri, estrasse una pistola e le ordinò di spogliarsi: Me and a gun and a man on my back, but I haven’t seen Barbados, so I must get out of this.Yes, I wore a slinky red thing. Does that mean I should spread for you, your friends your father, Mr. Ed?

 

Christina Aguilera aveva solo otto anni quando la madre decise di divorziare dal marito violento. Una storia iniziata come tante, narrata nella canzone “Oh Mother”: un uomo meraviglioso che rivela di essere un mostro solo dopo il matrimonio e, ancor di più, dopo la nascita dei figli: She was so sick of believing the lies and trying to hide, covering the cuts and bruises. So tired of defending her life, she could have died, fighting for the lives of her children.

 

Non tutte le violenze perpetrate sulle donne sono di natura sessuale e fisica. Molte donne sono vittime di violenze psicologiche, subdole e profonde, che agiscono sulla loro mente, lasciando, a volte, cicatrici ancora più profonde.

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La band finlandese Nightwish scrisse, a questo proposito, una canzone dal titolo “Eva” contenuta nell’album Dark Passion Play. Eva è una ragazzina vittima di bullismo e violenze psicologiche, soprattutto da parte dei coetanei, e che, per questo, decide di fuggire: Eva flies away, dreams the world far away. In this cruel children’s game, there’s no friend to call her name. Eva sails away, dreams the world far away. The Good in her will be my sunflower field.

 

Un paio d’anni fa, l’ex cantante dei Nightwish, Tarja Turunen, incise un brano, seconda traccia dell’album Colours in the Dark, in cui parlava della sua esperienza come vittima di stalking. Il brano, intitolato “500 letters”, narra l’insistenza di un fan e la progressiva insicurezza che portò la cantante a temere non solo per se stessa ma anche per la sua famiglia. La storia si conclude con le parole: They found the final letter lying by his side, a smile was on his face, cold as ice. One less message written only for me: Now you won’t forget, I see you in your dreams. In realtà, per chi è vittima di stalking, la fine non dipende dalla cattura o, come in questo caso, dalla morte del persecutore. Spesso, le tracce lasciate dalla violenza psicologica sono indelebili.

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L’articolo potrebbe proseguire all’infinito. Le canzoni di cui avrei potuto parlare sono tante, ma le elencherò qui solo per titolo e interprete:

And Then You Kissed Me – The Cardigans

Call Me When You’re Sober – Evanescence

Woman is the Nigger of the World – John Lennon

The Magdalene Laundries – Joni Mitchell

Winger on the Weekend – Julia Stone

Where the Wild Roses Grow – Kylie Minogue

Don’t Leave me Now – Pink Floyd

Bang and Blame – R.E.M.

Every Breath You Take – The Police

 

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C’è solo un’ultima canzone per la quale vorrei spendere due parole con cui concludere questo articolo: “Superwoman” di Alicia Keys. Un inno alla femminilità, in particolare alle madri che sacrificano tutto per i propri figli, ma in generale a tutte le donne e alla loro forza: When I’m breaking down and I can’t be found and I start to get weak ‘Cause no one knows me undeneath these clothes, but I can fly, we can fly, oh ‘Cause I am a Superwoman. Yes I am.

 

A tutte le donne del mondo…

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