Ho 16 anni e non è colpa mia

Semplicemente, donne.

Ho 16 anni e non è colpa mia

Ho 16 anni e non è colpa mia

di Altea Alaryssa Gardini

Caro diario,

Non so perché ogni volta che inizio a scrivere così, mi sento una cretina. Un diario non sente, io di rado rileggo quello che scrivo e, forse, sarebbe più giusto scrivere al mio bisogno di parlare.

E come ci si riferisce al “bisogno di parlare”? L’unica risposta che mi viene è: caro diario.

A volte, durante particolari periodi della mia vita, anche se questa presunta vita, a 16 anni, non è che sia stata poi così intensa, mi domando: cosa diamine ho che non va nella mia testa?

Per le altre mie compagne sembra tutto così semplice, dato che una cosa si può fare, allora perché non farla?

Certo, la teoria è semplice ma è la pratica il problema.

La pratica ti frega.

Già, è un bel problema. Posso solo parlare per me, perché non mi salta neanche in mente di parlare di queste cose con le mie amiche. Lo so fin troppo bene come funziona: in bocca ad altri tutto quello che dici diventa un’arma e, se dovessi parlarne con il mio ragazzo, come farei ad essere certa che non diventerebbe un motivo per ridicolizzarmi di fronte a quei cretini dei suoi amici? Sento come parlano delle loro ragazze e so anche che, come me, anche lui vuole essere considerato parte del gruppo.

Ed ecco l’annoso dubbio: che cazzo di problemi ho?

Ma che problemi abbiamo tutti?

Caro il mio bisogno di sfogarmi, che male c’è a fare certi pensieri alla mia età?

Guardare certe zone del corpo delle persone, dei propri compagni, fare dei pensieri non proprio “cristiani”, è un male? È normale? Bisogna cedere all’impulso senza pensare?

I social ci bersagliano di ogni stimolo, perfino la pubblicità di Youtube non fa altro che ripetere quanto sia ininfluente il parere di chi ti sta attorno.

Io e il mio ragazzo…

Ecco, perché mai mi vergogno di scriverlo su un foglio, le pagine lo sanno già che si chiama Andrea, non è che io sia in un confessionale o qualcosa del genere. Sto solo cercando di venire a capo di un problema che tale non dovrebbe essere e, se è per questo, si presume debba essere una cosa naturale e bella. Anche se, dal mio punto di vista, più che bella, sembra sporca, dolorosa e stupida, anche se è attraente.

Se lo lascio avvicinare così tanto a me, chi me lo dice che non racconterà ogni singolo particolare ai suoi amici?
Certo, lui si fida, io no.

Se fossi sorda, se non avessi mai ascoltato i loro discorsi, potrei passarci sopra ma non posso e non voglio. Non riesco a fare a meno di ascoltare e di vedere l’interesse di Andrea mentre loro raccontano le loro performance a letto.

Non so se siano vere, probabilmente non tutto lo è, ma conosco anche le ragazze di cui parlano e molte di loro hanno già fatto sesso per la prima volta e, appunto, con i citati cretini.

Più della naturalezza del seguire i miei ormoni, sono il durante e il dopo a preoccuparmi.
Per non parlare dell’immediato prima della questione.

Dove? Come? E, soprattutto, a certe cose come le precauzioni dovrebbe pensarci lui o dovrei farlo io?

Lo so che è una cosa stramba, ma mia madre non ha mai pensato fosse necessario portarmi da un ginecologo, in fondo, fino ad ora, è sembrato andasse tutto come ci si aspetterebbe in una ragazzina: sono diventata donna, sono state accese tutte le insegne luminose e tutti lo hanno saputo in un tempo record.

Si sentono tutti così privati del pudore quando questa informazione deve essere diffusa?

Me lo chiedo ma nessuno mi dà una risposta decente, le mie amiche fanno spallucce e inveiscono contro le madri. Io so che forse non è normale, o meglio, so che a me non piace essere messa in vista come fossi una tartina in una vetrina.

Insomma, questa cosa delle mestruazioni è talmente schifosa che non mi interessa se sembra bella agli altri. Non è, inoltre, una limitazione in almeno in due sensi?

Per prima cosa, mi allarma il fatto che, se decido di fare sesso con Andrea e qualcosa non andasse come dovrebbe, mi angoscerebbe attendere che il ciclo arrivi.

Inoltre, se acconsentissi ad affrontare questo enorme scoglio della prima volta, non sarebbe meglio non averle affatto, così non dovrei preoccuparmi?

Mi hanno detto che, durante il primo rapporto sessuale, qualcosa nella mia vagina si dovrebbe rompere e che potrebbero esserci perdite di sangue. Ancora?

Perchè io devo perdere tutto questo sangue?

E, visto che io sarei l’unica a provare dolore e a stare male, chi mi assicura che Andrea sia pronto per affrontare la questione e non farmi sentire una perfetta idiota?

Quando siamo insieme e parliamo del fatidico momento, lui è sempre comprensivo ma si fa presto a parlare quando non si sa davvero come andranno le cose. Ci credo che lui spinga perché io mi decida, lui non perde nulla.

Non so nemmeno come affrontare la questione dei preservativi. Le mie amiche si vantano di saperli riconoscere, usare e liberarsene in ogni occasione. A me solo il pensiero fa un po’ schifo.

Ma poi perché sentono il bisogno di vantarsene? Io non mi vanterei di saper usare una pattumiera.

Non è un atteggiamento morboso? Sono io quella stramba che si preoccupa troppo?

Alla fine, quando io e Andrea ci siamo messi insieme, tutti dicevano che non capivano come fosse possibile. Lui è un tipo sveglio e “tosto” a me piace stare per i fatti miei. Non capisco i tre quarti delle persone e, spesso, mi sento in colpa a pensarlo, non mi interessa nemmeno farlo.

Ma il risultato di tutto questo è che non capisco perché lui stia con me. Non so nemmeno come dovrei fare ad avere le risposte alle mie domande senza sembrare una perfetta scema ai suoi occhi.

Ecco, lo sapevo caro diario, mi sono incartata di nuovo e non ne vengo più fuori.

Ho già detto ad Andrea di darmi due giorni per pensarci, ora sta a te darmi un segno: vorrei tanto che tu decidessi per me.

Ricordati, hai due giorni. Se al termine di questo tempo non avrai un suggerimento, mi toccherà dar retta ad Andrea e smettere di farmi tutti questi problemi.

(una settimana dopo)

Ciao caro diario,

Come ti avevo anticipato, visto che non hai avuto nulla da suggerirmi, ho deciso che potevo provare, per una volta, a non pensare.

Avrei tanto voluto che qualcuno mi avesse avvisato. Avrei tanto voluto che tu o qualcun altro mi aveste fermata.

Quando ho detto ad Andrea che ero pronta, lui era molto contento. Tanto felice che mi sono lasciata trascinare dal suo entusiasmo.

Mi ha detto che avrebbe pensato a tutto lui: aveva un amico che possedeva una piccola casa in campagna. Ecco, più che una casa io la definirei una rimessa per gli attrezzi agricoli, ma non aveva importanza.

Abbiamo deciso di approfittare di un pomeriggio in cui entrambi potevamo dire che saremo andati in biblioteca a studiare.

Sembrava tutto così furtivo ed eccitante.

Inoltre, non pensavo che avrebbe preso in mano le redini della situazione. Sembrava proprio un cavaliere dalla scintillante armatura e, per un attimo, mi sono concessa di pensare a me stessa come ad una principessa.

Una principessa molto stupida che avrebbe dovuto dar retta ai suoi dubbi.

Quando siamo arrivati alla casa, Andrea ha aperto la porta e ho visto che aveva sistemato un materasso gonfiabile e delle coperte ad un lato della stanza. Si era portato anche delle candele da accendere per rendere romantica la stanza.

Poi non so cosa sia accaduto.

Ha acceso le candele e mi si è avventato addosso: ha iniziato a baciarmi in maniera feroce e non sembrava nemmeno più il mio ragazzo.

Aveva una strana febbre negli occhi e io iniziavo a sentirmi spaventata.

Andrea mi aggrediva il seno con le mani e stringeva troppo forte; gli ho detto di fare piano, che non c’era bisogno di sembrare un animale.

Lui mi ha dato uno schiaffo che mi ha mandata a sedere sul materasso e, non so da dove, ha estratto delle forbici e mi ha tagliato la maglietta e il reggiseno.

Il materasso è scoppiato.
Sono rimasta nuda dalla cinta in su, avevo freddo. Ho cominciato a piangere, mi stava facendo paura ma non sembrava interessargli.

Si è gettato su di me come se fossi un sacco pieno di paglia e ha iniziato a mordermi i seni e a graffiarmi con una mano, mentre con l’altra teneva ancora le forbici. Me le faceva passare sulla pelle del viso, sfiorando il livido dello schiaffo che stava iniziando a dolermi.

L’ho implorato di fermarsi ma mi è arrivato un altro schiaffo, con le forbici in mano questa volta.

Mi ha divaricato le gambe, ero così terrorizzata che ho cercato di impedirglielo. Lui continuava a dirmi che era così che doveva andare, che tutto questo lo avrebbe reso più eccitante.

Chi gli ha detto una cazzata simile?

Ero terrorizzata e la faccia iniziava a farmi davvero male.
Mi ha sfilato con la forza i pantaloni.

Ora iniziavo a vergognarmi davvero molto, pensavo alla cura con cui avevo scelto i miei abiti e lui, ora, aveva tagliato via la mia maglia, mi stava strappando i pantaloni di dosso e con le stramaledette forbici si apprestava a tagliare anche le mie mutandine.

Lui mi ripeteva, come un invasato, che pensava che mi sarei tirata indietro e che era felice di vedere che stavo accettando la sua idea sulla nostra prima volta.

Io non capivo, non avevo accettato una cosa simile, volevo passare un pomeriggio romantico, magari vergognandomene dopo e, speravo, che aver fatto sesso per la prima volta ci avrebbe avvicinato.

Fino a quel momento, lui era sempre stato dolce, sia nei baci sia nelle piccole incursioni alla scoperta dei nostri corpi, ora mi stava terrorizzando: questo non era l’Andrea che conoscevo.

Lui si è sfilato la maglietta: era un gesto che avevo imparato a fare nei nostri pomeriggi e mi ero prefigurata di farlo con ulteriore lentezza per la nostra prima volta. Si è riavventato su di me iniziando a strusciare in suo bacino tra le mie cosce in maniera violenta e disgustosa.

Non riuscivo a smettere di piangere e singhiozzare.

Andrea mi pesava addosso come un macigno e il terrore di essere picchiata ancora mi atterriva, quindi rimanevo ferma come fossi un pupazzo di paglia.

Nella mia testa scorrevano le immagini di un momento che mi ero immaginata in un’altra maniera: avevo visto tanti film per capire come avrei dovuto comportarmi, ma quello che stava accadendo non ci si avvicinava nemmeno un po’. Sapevo che, se tutto fosse andato secondo la mia idea, mi sarei sentita impacciata e avrei fatto tutto in maniera goffa ma saremo stati in due e, forse, in futuro, ne avremo riso dimenticando il dolore che avrei provato durante la rottura della membrana interna.

Non ero preparata a questa situazione. Perchè nessuno mi ha detto che poteva succedere una cosa simile? Forse non mi sono accorta di qualcosa in particolare?

Ad un certo punto, mi ha preso le mani e tenendole strette con le sue mi ha costretto a togliergli i pantaloni e i boxer. Mi sono ritrovata con il suo pene eretto davanti alla faccia e mi ha costretto a mettermelo in bocca per qualche secondo.

Mi ha di nuovo spinta all’indietro, facendomi sbattere a terra ed è entrato dentro di me in maniera violentissima, tanto che quando ho sentito rompersi quella cosa dentro di me non sapevo più se era lui che mi stava facendo male o era il mio corpo.

Forse, era un misto di entrambi.

Sentivo che qualcosa di caldo iniziava a scendermi tra le cosce, sapevo che era sangue, e Andrea rideva dicendomi: “allora eri vergine sul serio, bene.”

Perchè pensava che gli avessi mentito? Che razza di mostro si era impossessato del mio ragazzo?

Durante l’atto ho cercato di rimanere ferma, di sperare che tutto sarebbe finito in fretta.

Quando lui ha terminato, si è alzato mordendomi il seno per l’ultima volta.

Si è rivestito e mi ha lasciata lì a piangere mentre tentavo di coprirmi con una delle coperte e mi rannicchiavo contro il muro.

Sorrideva e blaterava di quanto fosse stato fantastico. Io volevo solo scappare via.

Mi ha lasciata lì, all’improvviso. Se ne è andato con il suo motorino, su cui eravamo arrivati insieme, senza una parola.
Dopo qualche ora, mi ha trovata un contadino, forse il proprietario della rimessa, forse un povero lavoratore che passava da lì.

Mi ha chiesto con cosa fosse successo ma io non riuscivo a parlare. Mi ha portata a casa sua, mi ha dato alcuni vestiti di sua figlia mentre lui chiamava un’ambulanza.

Andrea è stato portato via da scuola questa mattina, scortato dalla polizia.

Io sono chiusa in casa. Lui ha detto a tutti che mi sono comportata come una puttanella: ha raccontato che gli ho lasciato fare tutto quello che ha voluto e che, con ogni probabilità non ero vergine.

Inutile dire che, nonostante io abbia detto la mia versione a chiunque volesse ascoltarla, nessuno dei miei compagni di scuola mi ha creduto.

Non posso più andare da nessuna parte senza che qualcuno bisbigli un “puttana” alle mie spalle.

Ora, ho solo te, mio caro diario con cui parlare.

 

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