Intervista a Ester Viola, autrice de Gli spaiati

Intervista a Ester Viola, autrice de Gli spaiati

Intervista a Ester Viola,

autrice de Gli spaiati

a cura di Cristina Casillo

Ester Viola

 

 

A due anni dal bestseller L’amore è eterno finché non risponde, è uscito nelle librerie da pochi giorni e sta già andando a ruba, il  secondo romanzo di Ester Viola, dal titolo Gli spaiati, edito da Einaudi nel 2018.

Ester Viola,avvocato e curatrice di una rubrica di posta del cuore su “Vanity Fair”, è un’autrice di successo.

Le copertine hanno colori vivaci e trasmettono leggerezza e simpatia ma non certo banalità. Ricordano i fumetti, la letteratura disegnata. Non ci sono ballon all’interno ma cornici bianche e grigie per rappresentare le comunicazioni in chat: sembrano un copia e
incolla di una qualsiasi schermata di whatsapp .

Ci sono anche copie di e – mail in entrata e uscita.

Ne L’amore è eterno finché non risponde, è raffigurata una ragazza al telefono, con aria preoccupata .

Ne Gli spaiati, la stessa ragazza, che indossa occhiali a specchio a forma di cuore. Dai deliziosi specchietti, vediamo una coppia che si bacia appassionatamente, mentre lei, la protagonista versa tutte le sue lacrime.

I libri di Ester Viola, appena acquistati, diventano compagni delle nostre giornate. Leggendoli si ha la sensazione di avere una nuova amica con la quale confrontarci.

Sto parlando di Olivia, la protagonista dei romanzi di Ester.

Nel primo, cerca di risolvere un grande dilemma: lasciati e lascianti al tempo dei social, si divideranno mai?

Nel nuovo successo si parla di Spaiati, di ogni genere e non solo di chi vuole vivere da single, ma anche di chi pur avendo una relazione, si sente tale.

Oggi ho l’onore di intervistare Ester Viola per il portale Cultura al Femminile e di potermi confrontare con lei.

Benvenuta, Ester.

Due libri, due copertine che non passano inosservate. Pagine che scorrono e tra queste , cornicette bianche e grigie. Testi di chat ed e – mail.

Com’è nata l’idea delle simpaticissime e suggestive copertine? L’intenzione di introdurre le chat, è stata pensata o una scelta spontanea, mirata a evidenziare i nuovi mezzi di comunicazione?

Grazie Cristina.

Un po’ Lichtenstein, vero. Sono due copertine che non devono prendersi sul serio.

Su quella blu trovi la frasetta sull’addio e su quella rosa magenta trovi quella sulla paura.

Addio e paura sono i temi dei romanzi. Esasperati, peraltro, da un punto di vista apparentemente razionale ma nei fatti quasi patologico.

Provo a pittarli a colori, quei due mostri. Addio e Paura.

Anche perché l’alternativa – prendermi sul serio – non mi piacerebbe.

Un po’ perché il tono grave non mi si addice, un po’ perché sprofondare appresso ai pensieri è il mio forte ed è la cosa che più cerco di evitare.

Il peso si attacca alla scrittura, se non trovi il modo di sfuggirgli (era nelle Lezioni Americane, che si diceva?).

Le parole servono per galleggiare, voglio pensare così.

Invece per le chat nella narrazione la risposta è più semplice: ci sono per un motivo preciso, perché mi servivano.

Viviamo nell’era digitale. Sono lontani i tempi in cui si scrivevano lettere e si creava quella “magia” chiamata attesa. I protagonisti erano il mittente, il destinatario e il postino. A fare da padrone, non era la velocità, bensì il passare del tempo e tutto ciò che a livello emozionale ne derivava.
Ora, paradossalmente, i tempi nella comunicazione si sono velocizzati, ma sono rallentati quelli di chiusura necessari per interrompere le relazioni.
Trenta anni fa, ci si lasciava e basta.

Al lasciato non restava altro che telefonare all’unica utenza fissa disponibile, alla quale rispondevano genitori che in modo impacciato e maldestro si fingevano segretari, lasciando trapelare la menzogna più banale e scontata a tal punto che il lasciato pensava : “Lo so che è a casa, ma si fa negare…”.

Che dire dei più tecnologici degli anni ’80, già premuniti di segreteria telefonica, quella vera che annunciava un’assenza effettiva o
presunta . Il lasciato non aveva scelta. Poteva improvvisarsi in noiosi appostamenti o sotto casa oppure al lavoro, fino ad arrivare allo sfinimento.
Parlando del tuo primo successo, “L’amore è eterno finché non risponde”, ti chiedo : come ci si lascia ai tempi dei social, ci si lascia davvero?

Ci si lascia lo stesso. Non è meno finita solo perché ci leggiamo ancora.

Gli strascichi però sono più faticosi, ammettiamolo.

Lo spettacolo dell’ex in foto con la sua nuova relazione è una cosa di cui farebbe volentieri a meno chiunque ci sia passato. In più, se sto male, mi conviene fingere di stare bene.

Ma non basta più sparire, come nel 1999. Se sparisci dai social vuol dire che ti è successo qualcosa. O che stai cercando una reazione.

Alla giustifica “ho avuto molto da fare” non ci crede nessuno.

Il primo pensiero di Olivia quando trova le foto di Dario, il suo ex, con la nuova fidanzata, è, stupidamente:

“Se non metto like alle foto del matrimonio si noterà. E non voglio che quello schifoso pensi che sono ancora risentita dopo anni.”

Insomma bisogna fingere attivamente. Sì, se stai pensando che è un ragionamento ridicolo hai perfettamente ragione. Ma te l’ho detto, volevo un punto di vista (Olivia) quasi maniacale.

Parliamo del tuo nuovo libro , “Gli spaiati”.

Rivedendo per l’ennesima volta uno dei miei film preferiti , “C’è [email protected] per te”, ho pensato al tuo ultimo successo.

In questo film ci sono tanti aspetti presenti nei tuoi libri: i rapporti ai tempi dei social, e i protagonisti sono proprio due spaiati.

Joe Fox, interpretato da Tom Hanks, e Kathleen Kelly, interpretata da Meg Ryan, sono due persone che si conoscono in chat, pur avendo una relazione stabile.

Alla domanda : “Sei innamorato/a ?” Entrambi, esitano prima di rispondere, quasi dimenticando di avere un compagno o una compagna.
Gli spaiati, descritti nel tuo libro, si incontreranno mai, per vivere felici e contenti come i protagonisti del film?

Ho un’altra soluzione ancora, per gli Spaiati. Quella di togliere un po’ di piedistallo sotto l’amore.

Una decina di centimetri per mettere l’amore allo stesso livello delle altre felicità.

Scrivo per due associazioni culturali di sole donne e di tutte le età.

Nella tua seguitissima rubrica di Vanity Fair, Ultra Violet, rispondi a ventenni, ma anche a donne di 50 anni.

Cosa le accomuna e cosa le rende diverse?

Non esistono più uomini pronti a impegnarsi in relazioni serie e durature, dal ventenne al sessantenne, così riferisce il 90% delle donne single.

Le donne invece si differenziano in base all’età o hanno anche loro un comune denominatore?

Vale tutto, senza un genere preciso.

A vent’anni si soffre un abbandono come dopo un divorzio e a cinquanta si sta male come sedicenni. Le reazioni non dipendono dall’esperienza.

Sarebbe bello, a ogni innamoramento, poter dire “stavolta sono meno imbecille della scorsa”, invece non succede.

Ti definiscono una scrittrice dalla penna acuminata: merito della tua professione di avvocato divorzista?

Sì. Avvocato è un mestiere fatto di togliere e di ricerca di soluzioni rapide.

Non si costruisce
gradualmente, da queste parti, la soluzione. Si trova e basta.

La mezza pagina ben scritta è quella che di solito vince. E la mezza pagina può permettersi di essere mezza, davanti al
giudice, perché ha ragione.

Mi piace il poco. La stregoneria che riesce ad alcuni scrittori. Mi pare si porti dietro un senso di allegro, di riuscita.

È una microvittoria sulla complessità. Almeno mi diverte pensarlo.

 

Chi ama leggere, entra in libreria, acquista ciò che poi leggerà.

Spesso, quei libri vengono messi a far compagnia ad altri che fanno parte del “poi li leggerò”.

I romanzi di Ester Viola, prima di occupare un posto in una mensola, passano tra le mani di tante donne e di ogni età. Li vedi in metropolitana, uscire dalle borse, sorprendere chi legge e incuriosire chi ancora non li ha letti.
Poco prima di scoprire le ultime righe, proprio sul finale, sappiamo già che da domani, Olivia ci mancherà.

Tra lasciati e lascianti e spaiati di ogni genere, attenderemo con ansia il suo ritorno.

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Sinossi

«Tutto quello che so sull’amore l’ho imparato in tribunale ». Olivia ama Luca. Luca ama Olivia, ma per il bene della sua ex moglie deve trasferirsi da Napoli a Milano.

Olivia per lui è pronta a buttare tutto alle ortiche, ma le ortiche pungono e lei lo sa bene. Non è facile innamorarsi, se di mestiere fai l’avvocato divorzista.

Ma forse è un alibi anche questo. Forse, semplicemente, certe persone sono inadatte alla vita di coppia, sono nate spaiate. Al primo segnale che qualcosa non funziona, gli spaiati affondano anche il salvabile.

 

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Sinossi

Olivia ha trentadue anni e di mestiere fa divorziare le persone.

La sciagura sentimentale è il suo pane quotidiano, tanto che divide i clienti in due categorie: i Lascianti e i Lasciati.

Accomodanti e solitamente muniti di un amore nuovo di zecca i primi, agguerriti i secondi (hanno già perso nel matrimonio, non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio).

Anche Olivia è stata lasciata, ma siccome Dario continua a mandarle messaggi su WhatsApp è sicura che tornerà da lei, manca pochissimo.

Del resto, “lasciarsi non è mai quando ci si lascia: è una cosa che succede quando non puoi più negare che il tuo ex si è innamorato di un’altra”.

E oggi per scoprire che all’improvviso lui non è più “disponibile”, basta sbirciare su Facebook comodamente da casa, in pigiama, versando lacrime sul sushi ordinato a domicilio.

Ester Viola racconta l’universo dei sentimenti in modo vivo e contemporaneo, perché da Jane Austen al Nick Hornby di Alta fedeltà l’amore è sempre la stessa cosa, ma adesso una notifica può cambiarti la giornata.

 

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