“Un bambino chiamato Natale”di Matt Haig

“Un bambino chiamato Natale”di Matt Haig

Natale

Natale

“Un bambino chiamato Natale”di Matt Haig

Recensione di Elisabetta Corti

Il piccolo Nikolas vive in Finlandia in una capanna, insieme al papà taglialegna. Il suo unico gioco è una bambola ricavata da una rapa, ricordo della mamma. Il suo unico amico, il topolino Miika che sogna di mangiare formaggio.

Nonostante la povertà, Nikolas è felice di condividere la vita con suo padre, che ogni sera gli racconta una storia sulle creature più magiche al mondo: gli elfi.

Una sera, un cacciatore si presenta a casa loro, invitando il padre a partire per una spedizione incredibile: dirigersi a nord per portare al Re una prova dell’esistenza del villaggio degli elfi, in cambio di una grande cifra di denaro.

Nikolas viene così lasciato alle cure della zia Carlotta, che è tutto fuorché una persona adorabile. Privato del già misero cibo, viene anche lasciato a dormire fuori.

Incapace di sopportare un trattamento così orribile, Nikolas ed il suo topo decidono di partire per il nord: uno all’inseguimento del padre, l’altro alla ricerca del formaggio.

“Un bambino chiamato Natale” è una favola moderna sulla leggenda di Babbo Natale ed i suoi elfi.

Lo stile iniziale somiglia molto allo stile di Roald Dahl: la povertà estrema, la zia terribile, la possibilità di riscattarsi.

L’avventura di Nikolas, spinto inizialmente solo dall’amore per il padre, è un susseguirsi di vicende che viaggiano a pari passo con la componente magica e che porteranno ad un evento importantissimo: la nascita di Babbo Natale.

“An impossibility is just a possibility you don’t understand yet”

Ci son però anche molti richiami alla vita comune ed agli avvenimenti quotidiani: la perdita di una persona cara, l’amicizia rappresentata con Miika e la renna Blixen, l’incontro con il “diverso”, a la paura di ciò che non somiglia a noi, la capacità di capire chi siamo noi e cosa vogliamo diventare.

Il viaggio di Nikolas, e tutto ciò che succede in seguito, sono un insegnamento per grandi e piccini.

Ci insegna che non tutto è sempre come si crede, che a volte anche le persone che amiamo possono fare delle stupidaggini, e anche che avvenimenti tristi e brutti non fermano il mondo, non fermano la nostra vita, e dobbiamo sempre credere che ci sia qualcosa di buono da scoprire.

“So he knew terrible things- even the most terrible things-couldn’t stop the world from turning. Life went on. And he made a promise to himself that, when he grew older, he’d try to be like his mother. Colourful, and happy and kind and full of joy.”

Una bellissima favola per il periodo natalizio, per continuare (o tornare) a credere a Babbo Natale.

 

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