Chissà da chi si riforniscono le Befane di Bologna…

Semplicemente, donne.

Chissà da chi si riforniscono le Befane di Bologna…

Chissà da chi si riforniscono le Befane di Bologna…

Articolo di Cristina Casillo

Bologna befana

Immagine presa dal sito:  http://www.bolognabimbi.it

L’Epifania si avvicina!

A spasso per Bologna in cerca di leccornie, ho incontrato una persona speciale.

Oggi Bologna ha un sapore diverso, le luminarie sono quelle di un mese fa, sempre bellissime e suggestive, ma sembrano attendere quella festa che le spegnerà portandosele via: l’Epifania.

Quest’anno sarà ancora più malinconico il dopo festività perché, per il primo anno, Via D’Azeglio è stata illuminata con luci molto particolari.

Dal 1° dicembre le prime luminarie artistiche sono state quelle esposte con le parole di una famosissima canzone di Lucio Dalla: “L ‘anno che verrà”.

Bologna Dalla luminarie

“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò”.

A partire dalle ore 18:20  si sono accese illuminando non solo Via D’Azeglio pedonale, da Piazza Maggiore a Via Farini, ma anche gli sguardi  di chi era nei paraggi.

È stato un momento unico di raccoglimento per Bologna, che non dimentica il grande musicista e spera in tante belle novità per l’anno nuovo, il 2019.

Bologna luminarie Dalla

Bologna è la città più porticata al mondo, non ne esiste infatti un’ altra simile; 40 Km di portici, che permettono di passeggiare tranquillamente al riparo, percorrendo le  strade con qualsiasi condizione atmosferica.

Per la loro importanza artistico-culturale, nel 2006, i portici sono stati inseriti nella “Tentative list”  italiana dei siti candidati a diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Il portico di San Luca, con i suoi 3.796 metri di lunghezza e le sue 666 arcate è il più lungo al mondo.

La prima testimonianza di questo magnifico patrimonio artistico, risale al 1041.

Bologna, con la sua Università, attirava moltissimi studenti e accademici; il forte incremento della popolazione, però, era dovuto anche all’immigrazione delle campagne vicine.

Si dovette, ben presto, far fronte a una vera e propria emergenza abitativa creando un nuovo spazio urbano. I cittadini decisero di aumentare la cubatura delle proprie case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e in caso di forte sporgenza, da mensole dette “beccadelli”. Con il passare del tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso che ne impedissero il crollo.

Nacquero così i portici.

I portici, oltre a riparare dalle intemperie, hanno da sempre favorito l’espansione di attività commerciali e artigianali.

In questi giorni non succede nulla se si dimentica l’ombrello, saranno i portici a riparare.

Ben munita di scopa, ogni Befana deve andare in cerca di dolciumi e prelibatezze per riempire le calze di bambini… e non solo!

Via San Felice è una tipica strada bolognese caratterizzata da portici e pavimenti lastricati e al n. 67/c c’è un graziosissimo negozio che si chiama “Sweet and the City Bologna chocolate and more”.

Sweet and the City Bologna

Sicuramente è questo il posto giusto per fare acquisti per l’ultima festività natalizia.

Si respira ancora aria di festa all’esterno della bottega grazie alle decorazioni che risaltano sulle vetrate e sulla porta bianca.

All’interno trovo ad accogliermi la titolare, Athena, che con cordialità mi invita a sbirciare nel suo negozio, tra mille profumi di cioccolato e spezie tutte da scoprire.

Athena ha una storia molto particolare da raccontare: è una donna che mi piace definire “di carattere”, un carattere che era già ben definito fin dalle scuole medie!

La conosco da quando eravamo compagne di classe. Di certo la forza e la determinazione non l’hanno mai abbandonata e le hanno permesso di diventare una splendida donna che non ha timore di mettersi in gioco.

A lei, quindi, è rivolta questa mia intervista:

D –  So che viaggi molto e adori New York quanto Bologna, tanto da considerarla una tua seconda casa. Quanto ha influito questa tua passione nella scelta del nome della tua bottega?

R- Tanto, ha influito per il 100%. E’ un trade union tra Sex and the City – la serie televisiva – e Bologna. Nel logo  c’è  lo skyline di Bologna. Ho unito un sogno alla realtà. Ho sempre sognato, infatti, di andare a vivere a New York. Ora non posso per impegni familiari ma spero di ritornarci in futuro! Ci sono stata almeno 20 volte. Ho viaggiato tanto ma non mi sono mai trovata bene in altre città come a New York; mi affascina molto. Ho visitato da sola questa città e, sola, ci tornerei senza esitazione. Quando arrivo mi sento a casa anche se mi manca la dimensione più umana di Bologna. Sono di Bologna di generazione in generazione. Sono tifosa del Bologna. Ho persino tatuato dietro l’orecchio la latitudine di questa città! Non ho nemmeno un’idea di quanto potrebbe mancarmi questa Città se mi trasferissi in pianta stabile a New York! Per ora ho cercato di portare un po’ di New York qui, poi si vedrà…

A New York, infatti, ci sono tantissimi negozi tipo questo, come i gourmet.

D –  Quindi hai già pensato a una catena di Sweet and the City ? Perché hai inserito “Bologna”  nel logo?

R – Potrebbe diventare una catena, perché no? Quando ho creato il marchio ho cercato che non ce ne fossero altri somiglianti. Ce ne sono di simili in California, tipo Sweet Way. Per semplificare tutto, per i social e per le spedizioni, ho inserito “Bologna”.

D – Il negozio è adorabile e arredato con gran gusto. Ti sei affidata a un interior design o tutto frutto della tua creatività?

R-  È tutta farina del mio sacco. È come a casa mia e chi mi conosce sa benissimo che qui dentro c’è tanto di me. Trascorro molto tempo qui. Questo negozio di pochi metri quadri è più nei miei pensieri  di quanto lo sia la mia abitazione.

D- Hai lasciato un lavoro sicuro, che svolgevi da oltre 20 anni come dipendente. La scelta importante è stata  sicuramente ben ponderata. Cosa ne pensi del proverbio “la fortuna aiuta gli audaci”?

R-  Sì, la fortuna aiuta gli audaci. L’audace deve però avere le idee chiare, una strategia, un obiettivo ed essere ben consapevole dei rischi che si corrono. Al giorno d’oggi è difficile mettersi in proprio. Ci sono stati mesi che hanno preceduto l’apertura, in cui avevo dubbi e paure. Mi capitava di pensare: “Chi me l’ha fatto fare?”. Dopo l’apertura no. Sono soddisfatta. Trascorro molto tempo in negozio. Certo, non ho più la sicurezza economica che offre un lavoro da dipendente. Sono stata fortunata perché non mi sono indebitata. Mi sento soddisfatta e realizzata e non pensavo di esserlo così tanto.

D – Dividi il lavoro con tuo figlio. Vi ha unito maggiormente questa esperienza? Siete sempre d’accordo su scelte e iniziative?

R – Abbiamo aperto un anno fa. Non sempre abbiamo le stesse idee. Lo informo sempre sulle iniziative da condividere. Questo negozio ci ha unito. Ho voluto che il negozio lo sentisse suo come io lo sento mio. Queste festività sono state impegnative anche per lui. Ha lavorato 7 giorni su 7 senza mollare mai. Ha maturato un grande senso di responsabilità. Sono contenta di questo perché il negozio è  stato creato anche per dargli un futuro e per farlo sentire realizzato.

D – Il rapporto con il pubblico ti ha arricchito oppure a volte rimpiangi la tua scrivania?

R –  Non rimpiango mai la scrivania. Con il sorriso accolgo tutti e il sorriso mi viene sempre ricambiato. Quando si è alla scrivania e capita la persona antipatica, devi stare lì. In negozio, invece, l’antipatico prima o poi se ne va. Sono sincera: per ora non ho mai avuto grossissimi problemi. Il negozio è il mio e quindi ho la libertà di scelta: i paletti li metto io. Stando in scrivania non si sceglie e tutto viene imposto.

D – Chi è il sesso forte secondo te?

R – Chi lo vuole essere. Lo può essere chiunque, basta volerlo.

D – Bologna e New York. Cosa ti manca di Bologna quando sei a New York e cosa di New York quando sei a Bologna?

R-  New York è una  città dove riesci a essere anonima tra tantissime persone. Riesci a isolarti nella Quinta Strada. Ricordo un episodio: ero vicina a Tiffany e una donna tutta ingioiellata, con bigodini in testa, passeggiava tranquillamente. L ‘unica che la osservava come se fosse una marziana ero io. È una città che ti fa sentire libera di essere come vuoi, ti permette di non sentirti giudicata dagli altri. Potresti anche girare in perizoma! La gente si preoccuperebbe del freddo ma non ti farebbe mai sentire in imbarazzo.

D – Progetti futuri per Sweet and the City Bologna?

R – Perché no? Un Sweet and the City 2, a New York magari! Non so dove ma l’importanza è portare avanti il discorso dell’eccellenza, del mio stile e del cuore del negozio. Non vorrei mai che l’immagine fosse strumentalizzata diventando troppo industriale, toglierebbe personalità a tutto.

 

Saluto Athena e Sweet and the City, portando con me il bottino per l’ Epifania. Tra qualche giorno le luminarie saranno spente e avremo nostalgia delle festività ormai passate.

 

“L’ anno che sta arrivando, tra un anno passerà. NOI ci stiamo preparando.  È questa la novità”.

 

 

 

 

 

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