Mamma e papà veri o “falsi”? I tabù dell’adozione con Tiziana Ferreri

Semplicemente, donne.

Mamma e papà veri o “falsi”? I tabù dell’adozione con Tiziana Ferreri

Mamma e papà veri o “falsi”?

I tabù dell’adozione

con Tiziana Ferreri

intervista a cura di Emma Fenu

Tiziana Ferreri adozione Insieme Famiglia

Conosco Tiziana Ferreri da molti anni, 12 per l’esattezza.

Ci siamo incontrate in un forum in cui si affrontavano tematiche varie, a seconda delle sezioni, e fra queste vi era uno spazio in cui interagivano le “aspiranti” mamme, ossia quelle che cercano un figlio che si fa attendere.

Abbiamo stretto amicizia in molte: oggi, dopo tanto tempo, sono tutte mamme, tranne me.

Ci sono donne che hanno pazientato per un anno e mezzo per avere il primo bambino e poi ne hanno avuto tre, senza problemi.

Ci sono donne che sono ricorse alla fecondazione assistita e hanno avuto successo e quelle che non hanno avuto un test positivo con la procreazione medicalmente assistita ma naturalmente, quando sembrava impossibile.

Ci sono donne che hanno adottato. E fra queste vi è Tiziana, mamma dal 2015 di due meravigliosi figli che oggi hanno 9 e 11 anni, insegnante privata e precaria di materie umanistiche e residente a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

Il suo sorriso accogliente e sereno si traduce nella pratica: insieme al marito ha fondato “Insieme Famiglia” un’associazione per famiglie adottive che offre confronto, conforto e informazioni, ma è anche occasione di scambio di esperienze, chiacchiere, risate e progetti per il futuro.

Oggi è nostra ospite, nel salotto di Cultura al Femminile, per parlare di temi spinosi e di tabù, mantenendo la dolcezza e la fermezza materna che sempre le sono appartenute.

Benvenuta Tiziana, felicissima di intervistarti. Iniziamo subito con una serie di domande che hanno il seme della polemica, ma quella costruttiva, che spoglia il pregiudizio.

Siete una mamma e un papà veri o nessuno può sostituire coloro che hanno un legame di sangue con un bambino?

Ciao Emma, grazie dell’invito. Eccomi qui, pronta a raccontarmi.

Siamo una mamma e un papà veri.

Io spesso dimentico di non averli partoriti tanto il mio amore per loro è viscerale.

I miei figli ricambiano questo amore perché mai in tre anni hanno messo in discussione il mio ruolo di mamma o il ruolo di mio marito come papà.

Devo dire però che noi non entriamo mai nel merito del comportamento dei genitori biologici dei nostri figli.

Li supportiamo soltanto nell’elaborazione di ciò che è accaduto senza esprimere giudizi.

Il legame di sangue a mio avviso è più legato ad una forma mentis che a una questione puramente biologica. I figli amano i genitori perché rappresentano per loro il punto di riferimento non perché li hanno generati.

Il percorso dell’adozione è meraviglioso ma difficile. Come lo racconteresti in poche righe?

L’esperienza adottiva è un percorso di maturazione personale.

Tutte le coppie, quando desiderano un figlio, pensano di essere pronte. In realtà non lo sono. Hanno solo fatto spazio dentro di loro all’idea che ci sarà qualcuno nella loro vita.

Essere mamma o papà è molto di più.

È un resettare le priorità, un aprirsi all’amore, quello autentico e totalizzante, quello che non passerà mai.

Tutto nel percorso adottivo serve a questo: essere passati allo scanner dai servizi sociali per avere la famosa idoneità ad essere genitori (mi chiedo perché per i genitori biologici non ci sia un corso ad hoc); l’attesa lunghissima per essere abbinati; la frenesia della partenza e dell’incontro.

Io credo che i quasi tre anni impiegati per arrivare dai miei figli siano stati utili a temprare la mia resilienza e pazienza.

È un percorso non per tutti perché bisogna avere piena coscienza di ciò che si dovrà affrontare “dopo”.

Quali famiglie possono essere definite “giuste” per tale percorso?

Non esiste uno stereotipo di famiglia giusta per l’adozione.

Esiste invece una famiglia giusta per ogni bambino, una che sappia rispondere alle sue esigenze più profonde e faccia di lui un adulto sereno, in grado di fare pace con il suo doloroso passato.

Le persone adottate sono destinate ad affrontare una vita più complicata rispetto a quelle cresciute dai genitori biologici, in quanto segnate dal trauma dell’abbandono e logorate dalla ricerca delle proprie origini?

Io non credo che i ragazzi adottati siano destinati a una vita complicata.

La differenza credo la faccia la loro capacità di elaborare il proprio passato e l’accoglienza reale che vivono nel loro presente.

Un ragazzo che costruisce legami solidi nella nuova famiglia, nella società in cui vive, ha le stesse
aspettative degli altri e la possibilità di realizzarsi e vivere serenamente.

Ci sono studi che dimostrano statisticamente che i figli adottati hanno maggiore probabilità di incorrere in determinate patologie o di avere problemi psicologici?

Non mi pare ci siano studi in questo senso, ma non sono un’esperta.

Sicuramente ogni bambino arrivato con l’adozione porta con sé dei traumi più o meno importanti.

Credo che non si possa generalizzare né nella visione pessimistica del futuro di questi ragazzi, né in quella positiva.

Molto dipende dal loro carattere e dalla loro resilienza ai fatti vissuti.

Quanto è importante per le famiglie adottive incontrasi, confrontarsi e fare rete?

Per le famiglie adottive, a mio avviso, è di fondamentale importanza fare rete.

Il confronto e il mutuo aiuto sono alla base di tutto.

La condivisione dei percorsi, degli affanni, delle gioie rappresentano un bellissimo modo per ricaricarsi.

Credo comunque che, in generale, le associazioni familiari fanno bene a famiglie biologiche e adottive.

Il confronto è utile a tutti e ci permette di crescere come individui e come famiglie.

Raccontaci il vostro progetto a sostegno dell’adozione. In cosa consiste? Come è possibile mettersi in contatto con voi?

Io e mio marito, rientrati dalla Polonia dove abbiamo adottati i nostri piccoli, ci siamo dati tanto da
fare per aiutare altre famiglie in iter sostenendole e ascoltandole.

Con un gruppo di loro ci vedevamo spesso e abbiamo avuto l’idea di creare un’associazione di volontariato in cui la coppia o la famiglia adottiva si potesse sentire accolta, con i propri punti di forza e le proprie fragilità.

Così, nel 2017, è nata “Insieme Famiglia” così chiamata perché davvero noi membri ci sentiamo parte di una grande famiglia.

L’associazione si occupa di sostegno alla genitorialità con incontri formativi e di mutuo aiuto; di progetti scolastici volti alla diffusione di una corretta cultura dell’adozione; di un magazine bimestrale in cui raccontare le proprie storie e le proprie emozioni.

L’associazione è in continua crescita e di questo siamo felici perché stiamo preparando un mondo più accogliente per i nostri figli.

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