Properzia De Rossi o la preziosità del nocciolo – Articolo di Fabrizio Casu

Properzia De Rossi o la preziosità del nocciolo – Articolo di Fabrizio Casu

Properzia De Rossi
Properzia De Rossi

Properzia De Rossi (1490-1530)

Nonostante la sua spinta propulsiva verso la modernità (le scoperte geografiche, il Rinascimento culturale…), il Cinquecento non fu un secolo generoso nei confronti delle donne, prevalentemente relegate in ambito domestico o, in casi eccezionali, capaci di imporre la propria personalità soltanto come mecenati (quindi come promotrici dell’ingegno di qualcun altro).

Alle donne non era riconosciuto alcun merito intellettuale, non era concessa l’espressione creativa (eccetto che per il ricamo o l’arazzo), veniva negata loro una vita pubblica o una professione prestigiosa, poiché queste erano prerogative dell’Uomo (già collocato dall’Umanesimo quattrocentesco al centro dell’universo).

Eppure, proprio in quest’epoca inclemente e repressiva, molto prima di Artemisia Gentileschi, di Lavinia Fontana o di Sofonisba Anguissola, una donna riesce a penetrare la “cortina di ferro” del maschilismo antropocentrico e ad imporsi con la propria arte come personaggio pubblico… tanto da meritare l’elogio dello storiografo Giorgio Vasari nel trattato Le vite (1550):

“Properzia de’ Rossi da Bologna, giovane virtuosa, non solamente nelle cose di casa, come l’altre, ma in infinite scienzie, che non che le donne, ma tutti gli uomini l’ebbero invidia.”

Properzia

Louis Ducis- Properzia de Rossi finishing her last bas-relief (1822, Musée de l’Évêché de Limoges)

La sua indole turbolenta, determinata e straordinariamente assertiva la porta a trasformare una condizione iniziale di svantaggio sociale (è figlia naturale di un notaio) in una scelta di vita anticonformista sia in ambito personale (convive apertamente con l’artista Antonio Galeazzo Malvasia) che professionale (si cimenta nella scultura che, fra tutte le arti, è considerata la più “fisica” e, perciò, la più virile).

Dopo aver studiato disegno presso l’incisore Marcantonio Raimondi (da cui apprende anche la tecnica della miniatura in marmo e in terracotta) inizia infatti a lavorare a stretto contatto con Bernardino da Milano, Niccolò Tribolo, Amico Aspertini, Girolamo da Treviso, Zaccaria da Volterra e Alfonso Lombardi nel cantiere della Basilica di San Petronio.

E proprio per la decorazione della facciata ovest viene concepito quel capolavoro che la consacra come prima “femmina scultora” della storia d’Europa, ovvero Giuseppe e la moglie di Putifarre: questo bassorilievo (che descrive un episodio dell’Antico Testamento) rivela infatti una geniale conoscenza anatomica, ma soprattutto una perfetta padronanza dei vari registri stilistici.

Properzia De Rossi

“Giuseppe e la moglie di Putifarre”, bassorilievo. Basilica di San Petronio, Bologna (1525 ca.).

Al corpo esile, “raffaellesco”, dello schiavo Giuseppe viene contrapposto quello possente e solido, quasi “michelangiolesco” della seduttrice (la moglie del generale egiziano) la cui presa forte e predatrice può essere letta come una dichiarazione d’intenti da parte dell’autrice stessa:

rendere la volontà della donna protagonista assoluta della sua opera.

Tuttavia Properzia raggiunge una grandissima notorietà anche nell’incisione, cesellando con grande perizia i noccioli di frutta (pesche, albicocche, susine e persino ciliegie) con scene affollate di figure e miriadi di teste finemente dettagliate. Queste inedite micro sculture vengono poi innestate sui metalli preziosi e combinate con le gemme, per creare ornamenti personali di vario genere: spille, medaglioni, stemmi e pendenti da collo.

“Spilla dalle cento teste” Properzia De Rossi – Cornice a guisa di corona d’alloro (in oro e diamanti), nocciolo di ciliegia scolpito, pendente di perla – Firenze, Museo degli argenti/ Palazzo Pitti.

Stemma della famiglia Grassi, in forma di gioiello: aquila bicipite sormontata da una corona (in filigrana d’argento e diamanti), 11 noccioli di pesco incastonati a giorno e scolpiti da un lato con la figura di un apostolo e dall’altro lato con la figura di una santa – Bologna, Museo Civico e Medioevale.

L’abilità di lavorare (e quindi di “fare proprio”) uno spazio veramente angusto non rivela soltanto una ferrea disciplina ed un’attitudine fuori dal comune ma, a mio avviso, può essere letta, ancora una volta, come un manifesto paradigmatico da parte di Properzia, ovvero come un’autentica apologia della capacità, tutta femminile, di autodeterminarsi al di là del contesto (delle sue difficoltà strutturali e dei suoi limiti intrinseci)… del resto lo stesso James Brown avrebbe cantato qualche secolo più tardi:

This is a man’s world, this is a man’s world, but it wouldn’t be nothing, nothing without a woman…”.

Fabrizio Casu.

 

 

 

 

 

 

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