Chirù – di Michela Murgia

Semplicemente, donne.

Chirù – di Michela Murgia

Chirù – di Michela Murgia

recensione di Giovanna Pandolfelli

Chirù

Chirù è un romanzo di Michela Murgia edito da Einaudi nel 2015.

È un rapporto di potere quello che indaga Michela Murgia in ciò che lei definisce il suo romanzo più politico mai scritto (almeno intenzionalmente, aggiungerei).

Poiché di potere si tratta quando si instaura una relazione tra un adulto che occupa una posizione di rilievo e un giovane avido di scalare il successo.

Chirù incarna il giovane odierno, di talento, che guarda al suo futuro con il cinismo già insito nell’animo di chi ha vissuto legami familiari insoddisfacenti, castranti, e l’ingenuità di chi non conosce ancora il mondo.

Con la forza di una narrazione che attanaglia sin dalle prime righe, Murgia si insinua nelle pieghe e nelle piaghe dei legami intimi, da quelli familiari a quelli di amicizia e amorosi.

Ne investiga le ipocrisie che la società ci impone di accettare, ad esempio la famiglia tradizionale come garanzia di serenità e equilibrio emotivo, le attese nei confronti di comportamenti ritenuti consoni alle donne, i miti che circondano le società nordeuropee.

“[andarono alla festa] avanzando compatti, fingendo che andarci contemporaneamente volesse dire andarci insieme”,

cosi’ sintetizza l’autrice i rapporti familiari della protagonista nella sua infanzia.

La novità interessante è che a far da guida al giovane Chirù non è un uomo, come ci suggerisce l’immaginario collettivo, ma una donna.

È lei, Eleonora, la figura trainante che fa e disfa. Una donna dal vissuto non convenzionale, con ferite infantili profonde e invisibili, ammantate da una patina di normalità.

Eleonora decide di prendere un allievo, non il suo primo, ma probabilmente l’ultimo, a dispetto, o forse grazie, all’onnipresente senso di colpa nei confronti di un allievo precedente che non era stata in grado di comprendere.
Dal ribaltamento dei ruoli di generi prende il via una trama fatta di maglie finissime e di intrecci sottili. I due si incontrano a dispetto di tutto, delle apparenze, del buon senso, della ragione, e il filo che li unisce era “l’odore di cose marcite” che entrambi sentivano di avere dentro.
Ci addentriamo con loro in un rapporto che assume sfumature diverse ad ogni pagina, ora chiare e limpide, fatte di slanci affettivi, ora torbide e morbose, incrostate di dipendenza emotiva e di tensioni.

Chiunque assurga al ruolo di docente, guida, mentore, anche nel quotidiano, nelle più semplici relazioni umane, instaura un giogo, e l’equilibrio tra potere e precetto è una lama affilata.

Rispetto al suo romanzo “Acabadora” che ritrae la Sardegna nel cuore più pulsante di radicate tradizioni, Chirù reca la sua terra sullo sfondo, l’isola accompagna i protagonisti senza invadere il campo della narrazione che, invece, apre finestre su altri Paesi, città, società.
La Svezia fa il suo ingresso nella trama svelando al lettore una realtà significativa.

Difficile capire se fosse nelle intenzioni dell’autrice, tuttavia il rivelare le radici fondanti della società nordica getta una luce reale su questi Paesi ai quali noi Italiani, rinchiusi nel nostro provincialismo, guardiamo sovente con ammirazione cieca.

La protagonista scopre l’esistenza della legge di Jante, un decalogo stilato dallo scrittore dano- norvegese Aksel Sandemose in un romanzo del 1933 da cui si evince che le società nordiche diffidano di chiunque protenda per la propria realizzazione personale, prediligendo bensì l’eccellenza del sistema in cui tutti possono trovare il proprio posto.

Una democratizzazione agli estremi sottende l’immagine idilliaca dei Paesi nordici che tuttavia mostra le sue falle a chi le vuol vedere.

Adeguamento sociale, assenza di competizione, assenza di fratture hanno un prezzo molto elevato da pagare, a discapito di un’identità personale che è la forza motrice della creatività umana. Tutto ciò rende “impossibile il ribaltamento di qualunque prospettiva”.

“C’era da chiedersi se la cessione dell’anima disturbante dell’arte fosse un prezzo davvero troppo alto per un’armonia sociale così efficiente”.

La domanda resta aperta e trova riscontri nella trama che ora la confermano e ora la sconfessano. Pertanto, se ne evince che ogni società ha le sue radici storico-culturali che le sono proprie e a nulla vale ammirarla per la sua patina lucente non considerandone le tensioni, inevitabili, che vi soggiacciono.

Senza contare che la sua applicazione in un contesto diverso non avrebbe motivo di esistere per la contraddizione stessa di voler piantare le sue radici altrove.

A mio avviso, il vero insegnamento del romanzo è questo: il lettore si fa allievo e il suo mentore è il messaggio che trapela dalle vicende del romanzo, ovvero che ogni società ha i suoi valori che affondano le radici in ragioni storiche e culturali difficilmente applicabili a territori diversi ma non per questo più o meno validi.

Ordine e caos sono necessari a tutti, in misura diversa, e sono due facce di una stessa medaglia.

Il dialetto sardo fa capolino timidamente portando a galla vincoli antichi che si esprimono attraverso la parola, creando un abbraccio caldo che sa di casa e di lavanda, fino al punto conclusivo.

Link d’acquisto

 

Sinossi

Quando Eleonora e Chirú s’incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di più. Le loro vite sembrano non avere niente in comune.

Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono dall’arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico – li rende più complici.

Eleonora non è nuova a quell’insolito tipo di istruzione.

Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri.

Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l’energia di tutte le prime volte.

È così che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall’infanzia all’ombra di un padre violento fino a un presente che sembra riconciliato e invece è dominato dall’ansia del controllo, proprio e altrui.

Chirú, detentore di una giovinezza senza più innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare.

Titolo: Chirù
Autore: Michela Murgia
Edizione: Einaudi, 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.