Il comune senso del pudore – di Marta Boneschi

Il comune senso del pudore – di Marta Boneschi

Il comune senso del pudore – di Marta Boneschi

recensione di Emma Fenu

comune senso pudore

Il comune senso del pudore  è un saggio storico antropologico di Marta Boneschi, edito da Il Mulino nel 2018.

Cosa è il pudore?

Possiamo affermare che è una concezione legata alla nudità, all’intimità e alla sessualità.

Ma da cosa nasce?

È esito della morale, quindi variabile a seconda della società, della cultura, delle regole di galateo e delle epoche?

Oppure è un istinto naturale che, dalla cacciata dall’Eden in poi, accomuna gli esseri umani, distinguendoli dagli animali?

E, se così fosse, come spiegare l’accoglimento della nudità nella antica società greca ed egiziana e presso le tribù dei contemporanei primitivi?

Come spiegare la convivialità degli antichi romani nelle terme e nei gabinetti? Come spiegare gli eserciti barbari senza armatura alcuna?

Come spiegare la routine nelle case a una stanza del Medioevo, dove perfino l’amplesso si svolgeva in uno spazio comune, se pur relativo all’ambito familiare?

Molte sono le domande sottese a un saggio interessante e ricco di citazioni intertestuali, con precisi riferimenti a eventi storici, produzioni letterarie, cinematografiche, teatrali e televisive, che attinge da fonti di nicchia e da quella che è definita la cultura di massa.

Nel corso del Novecento di pudore, e di non pudore, si è molto discusso in un isterico e carambolesco variare fra le posizioni più estreme, che vanno dalla pornografia al bigottismo, le quali, paradossalmente, si accomunano, sovente, in un medesimo contesto culturale.

Si può essere pudici e impudici nello stesso tempo.

Si può assecondare i propri istinti con le puttane e essere rispettosi del riserbo delle spose legittime.

Si possono usare parole triviali ma non si possono infrangere tabù usando la parola mestruazione in pubblico.

Si può ben tollerare una donna nuda nella pubblicità di un’auto ma non si può restar in silenzio se i vicini di casa, omossessuali, si scambiano un bacio.

Si possono postare su Facebook foto dei propri glutei ma bisogna avere il buon gusto di photoshoppare la cellulite .

La nostra epoca, quindi, una forma di pudore la ha, seppur diversa e peculiare, ossia quella relativa al mostrarsi solo se giovani, belli e vincenti: in tal caso è bene che tutto sia esposto, ostentato, venduto.

Un discorso a parte riguarda le donne e il loro corpo.

Per il sesso femminile il pudore è stato spesso la maschera dell’emarginazione dalla vita pubblica e della custodia nel chiuso del focolare; per preservare l’integrità anche dallo sguardo di altri maschi, gli uomini che avevano autorità su una fanciulla tiravano in ballo il termine onore, estendendo la salvaguardia di esso a tutta la famiglia.

Le battaglie per l’emancipazione femminile, dalla rivoluzione sessuale all’aborto, fino alla condanna delle mutilazioni genitali e delle spose bambine non sono, forse, ancora un dissidio su cosa è protetto e, quindi, giustificato, dal comune senso del pudore e cosa, al contrario, non lo è?

L’importante è togliersi le bende dagli occhi per essere consapevoli di quanto il condizionamento sociale e culturale possa plasmare in noi un sentimento al punto da farcelo avvertite come viscerale.

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Sinossi

Silenzio, repressione, censura hanno a lungo circondato la sfera sessuale.

Il pudore ne ha difeso i confini ma è stato investito dalle trasformazioni della società contemporanea.

Alla spinta modernizzatrice, che porta a comportamenti più liberi, risponde una controffensiva moralistica che prende a bersaglio ogni strumento della “corruzione dei costumi”: l’educazione sessuale, le cattive letture, il cinema (e il pericoloso buio dei cinematografi), la nuova moda femminile, lo sport che rivela i corpi.

La storia del Novecento è tutta in questa lotta fra una progressiva liberazione dei costumi e una resistenza intransigente e bigotta al cambiamento.

Sul finire del secolo poi i nuovi mezzi di comunicazione faranno trionfare non un nuovo senso del pudore, ma la più sfacciata indecenza.

Ma questa è un’altra storia.

Titolo: Il comune senso del pudore
Autore: Marta Boneschi
Edizione: Il Mulino, 2018

 

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