“Il male all’improvviso” di Maria Luisa Malerba

“Il male all’improvviso” di Maria Luisa Malerba

“Il male all’improvviso” di Maria Luisa Malerba

 

Qualche mese fa, avevo tutto ciò che desideravo: un fisico da paura, tanti amici con cui uscire, un lavoro di successo, hobby e interessi, un giovane aitante e affascinante al mio fianco e, soprattutto, una salute d’acciaio e tanta energia.

Viaggiavo molto, non mi fermavo mai e sentivo che il mondo era al mio cospetto e io potevo conquistarlo e dominarlo. Dovevo solo vivere e, credetemi, lo facevo con intensità e passione.

Finché, un giorno, iniziai a sentirmi giù di forma e un malessere generale mi invase il corpo. Una stanchezza infinita cominciò a devastarmi, avevo fortissimi giramenti di testa, svenimenti e problemi digestivi. Presi alcuni giorni di malattia e cancellai tutti gli impegni della settimana dalla mia agenda.

Forse avevo esagerato e il corpo mi stava dicendo che dovevo rallentare. Pensai che sarebbe durato poco tempo ma, quando andai dal medico a ritirare le analisi, rimasi pietrificata. Leggere il risultato fu un incubo. Trascorsi giorni di confusione e di delirio totale, non sapevo che fare né con chi parlare. I fastidi aumentavano sempre di più e non potevo assolutamente tornare a lavoro in quelle condizioni. Ma come raccontare a tutti ciò che avevo? Non me la sentivo, mi vergognavo.

Questa situazione da me tanto temuta e in cui mi ritrovavo era quanto di peggio mi potesse capitare nella vita! Stavo per ottenere una promozione importante a lavoro, mi aspettava un periodo di formazione molto ambizioso a New York l’estate seguente e la mia impresa avrebbe pagato tutto.

Inoltre, stavo programmando un viaggio sensazionale alle Hawaii con un gruppo di amici e con il giovane aitante e affascinante con cui stavo convivendo, che poteva definirsi il mio ragazzo.
Dovevo assolutamente liberarmi di “questa cosa qui”, stava diventando un vero problema perché trascorrevo le giornate a letto! Raccontai tutto al giovane aitante e affascinante, lui ne rimase sconvolto almeno quanto me e mi disse di porre una soluzione al problema. Il giorno dopo, andai in ospedale perché avevo deciso di liberarmene in modo drastico, ma non ci riuscii. Questo avrebbe avuto conseguenze molto serie sulla mia salute fisico-mentale. Volevo prendere tempo. Anche in ospedale mi consigliarono di aspettare un po’ perché non mi vedevano convinta. Tornai a casa sconfitta e distrutta.

Trascorsero le settimane e io continuavo a stare male, la mia vita sociale si era ormai ridotta a zero. I medici mi prescrissero riposo assoluto per complicazioni improvvise, così avvisai al lavoro e gli raccontai ciò che avevo. Qualche tempo dopo, successe l’irreparabile. I miei capi mi telefonarono e mi comunicarono che la promozione e il viaggio di formazione quell’anno sarebbero spettati alla mia collega arrivista, ma che non dovevo preoccuparmi perché forse, un giorno, avrei avuto qualche chance. Al momento, non era possibile darmi questa opportunità, visto il mio stato di salute precario. Come se non bastasse, il giovane aitante e affascinante mi lasciò per sempre. Mi disse a chiare lettere che si era innamorato di una russa con le tette grosse e il culo scultoreo e che non voleva saperne più niente di me. Ero a pezzi, tutta la mia vita si stava sgretolando e mi vedevo orribile, sempre più pallida e flaccida. Andavo spesso in bagno e mi sentivo tremendamente sola.

“Questa cosa qui” era diventata la mia peggior nemica e non riuscivo a toglierla di mezzo, avevo troppa paura di compiere questo passo. Diverse settimane passarono… I controlli medici erano diventati una tortura e le complicazioni si erano aggravate. Mi sentivo sempre più goffa e più pesante, dovevo seguire una dieta rigida, molto importante per la mia salute e continuare a riposare molto. Sentivo che le sue dimensioni aumentavano, questo male dentro di me si faceva notare sempre di più e ciò mi provocava angoscia. Mi sfogai sul cibo. Stavo ingrassando e nessuno mi avrebbe mai restituito il corpo che avevo prima. A volte immaginavo lui a letto con la russa, mentre “divorava” le sue carni perfette e mi sentivo mancare. Mi era giunta voce che lui e i nostri amici in comune avevano già prenotato il viaggio alle Hawaii e che lui ci sarebbe andato con lei. A tutto ciò, si aggiunsero insonnia, dolori alla schiena, crampi e problemi digestivi. Mi ero ridotta a uno straccio sotto tutti i punti di vista.

Per fortuna, se si ha la fortuna di avere amici veri e una bella famiglia, non si è davvero soli. Furono loro ad aiutarmi con le faccende di casa e con l’organizzazione della mia vita futura, che si sarebbe complicata sempre di più. Mi diedero un supporto psicologico notevole.

Dopo mesi e mesi interminabili, una notte, iniziai a sentirmi molto male. Mi portarono d’urgenza in ospedale, non riuscivo a camminare, avevo dolori lancinanti! Sembrava che il mio ventre stesse esplodendo. Era troppo tardi per anestetizzarmi, purtroppo dovevo soffrire. Quello era solo l’inizio di un lungo calvario, e pensavo: – Ormai non mi libererò mai di “questa cosa qui”, me la sono cercata -.

Gettai urla di dolore per dieci ore di seguito e poi, stremata dalla fatica, lanciai il grido più forte di tutti durante il quale credetti di morire. Ma non accadde.
Dopo alcuni istanti di intorpidimento, mi misero la mia peggior nemica al petto. Appena lei sentì il contatto col mio corpo, smise di piangere e prese a guardarmi con due occhietti spauriti. Aveva solo me al mondo. Sembrava mi dicesse: “Non abbandonarmi, andrà tutto bene, te lo prometto. Sarò la tua miglior amica se lo vorrai, sarò chi vuoi tu”. Le presi la manina e gliela accarezzai. Poi, un istinto primordiale che non si apprende né sui libri né in nessun corso, mi spinse ad accostare la sua testolina al mio seno. Avevamo iniziato a conoscerci e a interagire. La baciai con amore e poi piansi lacrime di sollievo e di rigenerazione.

In pochi istanti, la mia vita e la sua si unirono in modo indissolubile. D’un tratto, mi sentii molto meglio e percepii che anche lei stava bene. Tutto ebbe senso, tutto ritornò al suo posto, tutti i tasselli della mia vita in frantumi, come pietre preziose, si incastonarono perfettamente e composero un quadro perfetto. Le cose dovevano andare esattamente così e io, finalmente, me ne stavo rendendo conto. Tutto il mondo scomparve. Eravamo solo io e mia figlia, quanto di più bello la vita mi potesse regalare. Nella magia di pochi attimi, “la mia peggior nemica” mi colmò di una felicità che non avevo mai conosciuto prima.

 

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