Archetipo della Grande Dea Madre e multiformità

Archetipo della Grande Dea Madre e multiformità

Archetipo della Grande Dea Madre e multiformità

di Elisabetta Calabrese

Sono un’ostetrica.

La professione che svolgo con dedizione e passione, mi ha proiettato tante volte di fronte al significato di nascita e creazione.

La nascita.

Esplosione di Energia e Miracolo replicato all’infinito. Ogni giorno. Ieri, oggi e domani.

La creazione.

Pulsazione eterna di vita e Cordone invisibile dell’ere passate e future.
La vita è donare, dare e separare. È il materno perpetuato nel flusso di chi accoglie.
Le mie emozioni, dinanzi alla grandezza di dare alla Luce e alla Vita, hanno influenzato il mio essere donna e i miei interessi non solo nell’approfondimento teorico e pratico dell’ostetricia, ma anche nello studio del culto della Grande Madre.
Se ci soffermiamo sulla lettura simbolica, ci vengono in mente i nudi tondi di antiche statuine, rappresentazione di fertilità e maternità.

Dee dai ventri e seni generosi.

La grande quantità di ritrovamenti archeologici del Paleolitico e del Neolitico e la scarsa documentazione scritta, ha lasciato libero sfogo all’interpretazione delle statuette, delle incisioni e delle pitture.

Durante il XX secolo, molti di questi ritrovamenti furono descritti come “statue pornografiche dell’epoca del diluvio”.

Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’interesse da parte degli studiosi di tutto il mondo cambiò l’antecedente visione; i reperti rappresentavano donne soprattutto nel ruolo di madre: vulva, seno, glutei e il ventre gravido erano in piena evidenza.

Presero presto l’appellativo di Veneri. Immagini quindi archetipali di femminilità.

Susseguirono poi le prove di una esistenza di una antica e diffusa credenza di una Dea Madre Universale.

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Un tempo in cui si riteneva che Dio era Donna.

Marija Gimbutas, archeologa lituana contemporanea, rivoluzionò la concezione dell’Età della Pietra, affermando che tali figure femminili erano simboli impiegati per mettere in scena miti legati ai cicli stagionali e quindi al rinnovamento della vita.

Un tempo, quindi, in cui il potere era legato al corpo, alla terra e ai ritmi della natura.

La studiosa collegò la Dea all’elemento primario, l’acqua, e fondò quindi la teoria di una Dea paleolitica che formò se stessa e il mondo dal fluido primordiale.

Il concetto dello spirito creatore che nasce dall’acqua è richiamato dalla diffusissima pratica del battesimo, come rinascita a una nuova fede o per un nuovo stile di vita.

Nel cristianesimo, il fonte battesimale è stato descritto come il grembo di Maria.

Questi ritrovamenti sono testimonianza dell’importanza del ruolo centrale della donna: il Femminile come elemento mediatore fondamentale e necessario fra il mondo umano e quello divino, il finito e l’infinito, l’ieri e l’oggi, la vita e la morte.

È una delle potenze dell’inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza.

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Secondo il pensiero junghiano, quello della Dea Madre come origine del mondo è un concetto innato nella mente umana.

In base alla teoria degli archetipi di Carl Gustav Jung, la mente umana si compone da conscio e inconscio.

La mente inconscia, in particolare, si suddivide in personale e collettiva.
La mente personale è prodotta dall’esperienza individuale, a partire dalla vita intrauterina.
L’inconscio collettivo invece è costituito da ricordi innati ed esperienze storiche ereditate dai nostri antenati. Si esprime quindi attraverso simboli o modelli istintivi, chiamati appunto archetipi, che giungono alla coscienza attraverso sogni, immagini e parole.

Jung affermava che l’archetipo della Grande Madre possiede in sé una infinita quantità di aspetti.

Tali aspetti vanno dalle forme più tipiche conosciute, ossia la madre e la nonna, la matrigna e la suocera, la bambinaia e la nutrice, fino alle forme più elevate, ossia la madre di Dio, la vergine e la Sophia.

In senso più esteso: la Chiesa, la città, la patria, il cielo e la terra, il bosco, il mare, l’acqua e la luna.

In senso più stretto legato alla procreazione e alla nascita: il giardino, la roccia , la grotta, l’albero, la fonte.

In senso ancora più stretto: l’utero ed ogni forma cava, il forno la pentola. E diversi animali soccorrevoli come la mucca, la lepre.

La Grande Madre è l’Origine, la Madre matrice-cosmica, la creatività del grembo materno.

Le società matrilineari prevedevano una cultura basata sui sentimenti di condivisione, di relazione e di pace. La Dea madre nutriva e sosteneva.
Oggi l’archetipo della Grande Madre vibra in noi, oltre al suo carico simbolico, il divino femminile stimola la Coscienza e ci invita all’accoglienza dell’altro.

È l’archetipo base del femminile che ha funzioni centrali, come il contenere e mantenere la vita, proteggere e nutrire.

È la CREATIVITA’ che nasce dalla connessione con le cose.

È il vaso che contiene e accoglie. E poiché è espressione di vita è connessa ai cicli di nascita e morte.

In questa apparente ambivalenza, la Grande Madre può diventare anche, terribile, vorace e predatoria.

Il suo lato oscuro, è il vaso che non lascia più uscire il suo prezioso contenuto.

È una madre maligna che non nutre e non si prende cura, può distruggere e divorare. Come la dea indiana Kalì.

Se però ribaltiamo l’aspetto negativo, esso diventa un principio trasformatore che ci spinge al cambiamento. Un fattore che spinge ed incoraggia ad affrontare le avventure della psiche e dello spirito affinché vi sia movimento e trasformazione.
La visione della Dea è quindi rappresentare gli opposti complementari: sopra e sotto, creazione e distruzione, sicurezza e pericolo.

I simboli collegati e che si riallacciano al materno, sono contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, una madre amorosa e una madre terribile.

Manifestazione di molte forme differenti, alcune delle quali scardinano gli stereotipi associati alla femminilità.
L’archetipo, nel suo aspetto positivo e negativo, abbraccia tutto apparendo così come Grande Cerchio, ove nel suo interno vi è l’universo, rappresentato dall’Uroboro, il serpente che si morde la coda formando un cerchio chiuso.

All’interno del cerchio vi sono diverse coppie apparentemente opposte, il maschile e il femminile (la bocca utero che accoglie la coda fallica), conscio e inconscio, produttivo e distruttivo, creazione e distruzione.

La Grande Madre è Multeplicità e Unità Immutabile.

È l’incarnazione del Sé femminile che si sviluppa nella storia dell’umanità.

Tale multiformità trova espressione in alcuni testi gnostici ritrovati nel 1945 in Egitto, a Nag Hammadi, una raccolta risalente al II e III secolo d. C.
Un componimento complesso ma di unica bellezza. Parla nel nome di un Potere Divino Femminile, un Uno che riunisce tutti gli opposti. Che non parla solo alle donne ma a tutti.
Una poesia che irradia divinità in tutti gli aspetti della vita umana.

Il divino appare in tante forme. Definisce se stessa “Tuono, Mente Perfetta” infatti non è un canto dedicato ad Iside, come erroneamente si pensa,  pare che l’autore sia vissuto nel periodo in cui le tradizioni, ebraiche, egizie, greche, romane e proto-cristiane si mescolavano.

Io fui mandata avanti dal potere,
ed Io sono venuta presso coloro che riflettono su di me,
ed Io sono stata trovata tra quelli che mi cercano.
Cercatemi, voi che meditate su di me, e voi uditori, ascoltatemi.
Voi che mi state aspettando, portatemi a voi.
E non allontanatemi dalla vostra vista.
E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto.
Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia!
Non ignoratemi.
Perché Io sono la prima e l’ultima.
Io sono l'onorata e la disprezzata.
Io sono la prostituta e la santa.
Io sono la sposa e la vergine.
Io sono la madre e la figlia.
Io sono le membra di mia madre.
Io sono la sterile
E molti sono i miei figli.
Io sono colei il cui matrimonio è grande, eppure Io non ho marito.
Io sono la levatrice e colei che non partorisce.
Io sono il conforto dei miei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
ed è mio marito che mi generò.
Io sono la madre di mio padre
e la sorella di mio marito
Ed egli è la mia progenie […]
Datemi ascolto,
io sono quella che è caduta in disgrazia e colei che è grande.

Per ulteriori informazioni:

archetipo dea madreTitolo: La dea. Creazione. Fertilità e abbondanza. La sovranità della donna. Miti e archetipi
Autore: Shahrukh Husain
Edizione: EDT, 1999
Link d’acquisto:

https://www.amazon.it/Creazione-Fertilit%C3%A0-abbondanza-sovranit%C3%A0-archetipi/dp/8870633799

 

 

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