Intervista a Barbara Gabriella Renzi

Semplicemente, donne.

Intervista a Barbara Gabriella Renzi

Intervista a Barbara Gabriella Renzi

a cura di Emma Fenu

Barbara Renzi

Barbara Gabriella Renzi è un’autrice che affascina. Lo fa quando scrive e e quando dipinge quando parla. Ti se-duce, ti porta altrove e si muove con l’eleganza fragile di una farfalla e la forza d’animo di una leonessa.

Creatura di parole, sembra nata per essere carne, sangue, carta e inchiostro.

Benvenuta Barbara nel nostro salotto di Cultura al Femminile. Raccontaci del tuo libro, Scaglie di Sapone, e, tramite esso, di te. 

Scaglie di Sapone è un libro del cuore e dell’anima. Non pretende di essere un libro per tutti,
ma se volessi scrivere libri per tutti non farei arte, ma altro.

È un libro personale ma al contempo è dedicato a tutte le donne. Meglio, è di tutti coloro che sentono, che vivono e soffrono e ridono.

La scrittura è difficile perché leggersi l’animo non è semplice, le immagini passano come il vento e anche i pensieri, bisogna fermarli un secondo, trovare anche il modo di bloccarli, trovare trucchi, e, alla fine, capirli.

Vi è bisogno di parole che li catturino e ci catturino.

Le pagine che avete di fronte a voi imitano la forma dell’animo, forse a scaglie, non siamo mica un blocco unico, siamo noi e non-noi al contempo, siamo quello che vogliamo e quello che non vogliamo.

Il libro è una storia vera, a cui ho assisto impotente: una storia che non ho capito completamente, non la mia storia ma una storia che andava scritta, perché l’amore non va dimenticato, ma va accarezzato anche quando si crede perso.

Perso, ma dove va? Poi?

Questo è il nostro mondo, tutto si trasforma e nulla si perde.

Anche le parole che lanciamo al vento ritornano a noi, a volte come una carezza tiepida altre volte come un tiepido abbraccio, altre volte sono schiaffi gelidi e invernali.

Il sapone deterge, profuma, monda dalle brutture. Anche la scrittura può avere questa
funzione?

Il sapone deterge e porta via, ma che cosa porta via il sapone poi?

Porta via le emozioni? O solo le emozioni negative?

Niente di tutto questo. In fondo i fatti si cancellano nella vita, chi siamo, la storia: non rimane nulla, forse qualche foto sbiadita in un mercato di anticaglie; restano di noi umani solo le opere d’arte che sono fatte di emozioni per le emozioni.

Solo loro parlano nei secoli e a tutti. Io di Bach non conosco la storia ma le emozioni della sua musica, a volte mi accompagnano.

Il sapone lava la storia dalle mie mani e lascia solo le immagini che hanno accompagnano la vita della mia cara amica.

La sua storia non ve la racconto ma vi racconto le emozioni, come scaglie; a volte troverete le parole del libro sommergervi e penserete sono troppo, troppe immagini, ma le emozioni ci schiacciano come se fossero pietre a volte.

A volte, ci avvinghiano e ci fanno volare, proprio perché sono onde di forza e violenza.

Come potremmo volare sulle ali dell’amore se le emozioni non fosse un vulcano di energia, e, languire sul letto quando rifiutati da chi amiamo?

Il sapone deterge ma cosa deterge? Le emozioni rimangono attaccate alla mie pelle perché ne sono parte, sono divenute parte di me e non verranno dimenticate. Il mio corpo non le dimentica.

Guardavo vecchie fotografie, non mi ricordavo più i nomi delle persone all’evento ma mi ricordavo come mi avevano fatto sentire.

Non conoscete e non conoscerete la protagonista di questo romanzo non-romanzo, poesia non-poesia, non ne sapete e non ne saprete praticamente nulla.

L’unica cosa che vi vien detta è che ha i capelli rossi; non sapete se è alta o bassa, se ascolta la musica classica o il jazz, cosa indossa, cosa legge.

Ma siamo sicuri che non la conoscete? Le sue immagini più intime sono con voi, i suoi tremori in ogni pagina.

La mia scrittura in questo testo è una scrittura emotiva, sicuramente.

Mi piace che sia tale.

La scrittura emotiva ha la funzione di conoscermi e conoscere.

Non elimino le brutture come non elimino il bello, guardo tutto negli occhi e non da troppo lontano ma abbastanza tanto che divenga mio.

Quando possediamo il bello e il brutto ci possediamo, anche solo per un attimo e sappiamo quello che vogliamo e non vogliamo: siamo noi a creare la nostra storia se ci capiamo meglio, certo tutto sempre nei limiti.

Il sapone monda le mia incertezza, perché, conoscendoci, camminiamo meglio nelle nostre scarpe.

Definiresti la tua scrittura “femminile”?

Io mi sento donna e il mio sguardo di donna si posa sul mondo e lo ritrae.

In questo senso sicuramente.

Ci tengo a essere donna anche se la vita è più difficile.

Sono fortuna ad esser nata in Occidente e non in altri luoghi, dove le donne rischiano la vita sin da bambine e sulla strada ogni giorno.

Penso a quelle bambine sotterrate vive perché nate femmine, e, a quelle altre, costrette a sposarsi bambine, per esempio.

Sono stata fortuna sotto questo aspetto, sono nata in Italia che, per quanto debba ancora migliorare su molti aspetti, rispetta le donne più di altri paesi, anche se forse meno di altri.

Certo noi dobbiamo ancora lottare e molto. La nostra è anche un’oppressione strutturale.

Quando scrivo, scrivo me stessa e non altro e io sono donna.

Ho l’oppressione delle mie antenate sulle mie spalle, le mie sconfitte di donna e i miei sogni e i loro, e quelli delle mie nonne e delle loro madri.

Guardo il mondo con il mio sguardo, altro non potrei fare, e lo attraverso con le scarpe di una donna. I miei piedi non si differenziano da quelli di un uomo, forse, ma le scarpe che indosso sono quelli di una donna.

La mia è scrittura femminile e ne sono orgogliosa.

Che profumo hanno le tue parole?

Le mie parole hanno il profumo del mondo, di ogni strada che ho calpestato e di ogni città in cui ho abitato, ogni mano che ha stretto la mia si ritrova nelle e tra le parole dei miei libri.

Le mie parole hanno il profumo dei sogni perché la vita è un sogno, di cui nulla rimane se non le onde delle emozioni che propaghiamo con la nostra vita.

Che cosa racconti con le tue storie – non storie in cui gli eventi di parcellizzano nel tutto dell’emozione?

Racconto le donne spesso.

Sta per uscire un libro “Storie di donne”, l’8 Marzo PAV edizioni, in cui racconto il coraggio delle donne.

L’idea di questo libro è nata parlando con Aurora Di Giuseppe; postavo in continuazione sul mio profilo Facebook immagini iconiche di donne e ho scritto un libro romanzato su di loro.

Scrivo anche fiabe e favole per bambini.

Mi piacciono molto entrambe, le leggo spesso anche ora da adulta perché ci dicono molto sul mondo, sul bene e sul male e la loro compresenza.

Recensione a Scaglie di Sapone a cura di Giovanna Pandolfelli

 

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