Il tè del venerdì con Beatrice Da Vela

Semplicemente, donne.

Il tè del venerdì con Beatrice Da Vela

beatrice da vela

Il tè del venerdì con Beatrice Da Vela

Ciao Beatrice e benvenuta al tè del venerdì!

Prima domanda personale, ti propongo di raccontarti attraverso un libro, una poesia, un autore e un dipinto che ti rappresentano.

I libri che mi accompagnano sono tanti, ma forse quello che mi identifica di più è I miserabili di Victor Hugo. Se dovessi scegliere una poesia, sarebbe Le ceneri di Gramsci di Pasolini. Come autore, anzi autrice direi Dacia Maraini. E come dipinto, se mi si passa il concetto un po’ allargato, direi il cosiddetto affresco di “Saffo” da Pompei.

beatrice da vela

Come ti descrivi come autrice? Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

In movimento. Mi piace sperimentare, ricercare sempre qualcosa di nuovo, purché rispecchi i miei ideali e in generale la mia visione del mondo. Le mie principali fonti di ispirazione sono senz’altro gli altri libri: leggo tantissimo, sia narrativa che saggistica, e questo mi aiuta a scoprire nuove prospettive e nuovi mondi. E poi osservare tutto quello che ho intorno, cercare di analizzare, capire e sentire.

beatrice da vela

Come ti poni di fronte alla scrittura e in particolare al narrare storico? Quanto peso ha per te la ricerca e quanto invece la parte di fantasia?

Ogni testo che scrivo parte sempre da un’intuizione, ma deve essere supportato da una ricerca puntuale e precisa. Questo è ancora più vero nel caso di un romanzo storico, dove l’equilibrio della narrazione e la sua credibilità si gioca tutto sul verosimile. Ma chi scrive non può ricreare il verosimile senza una solida, quasi maniacale, conoscenza del vero storico. Per questo per Nocturnales sono state necessarie ricerche accurate e lunghe.

beatrice da vela

Parliamo di Nocturnales. Che cosa ti affascina del periodo storico che affronti in questo romanzo? Lo definiresti Un romanzo al femminile?

La Rivoluzione Francese è prima di tutto una mia grande passione da quando ero bambina e guardavo, un po’ come tutte le donne della mia generazione, Lady Oscar. Per me ben presto l’amore per un anime è diventata una curiosità viscerale per il periodo storico, per le sue dinamiche, per i suoi attori e le sue interpretazioni. Non solo perché è un periodo di per sé pieno di fascino, ma perché trovo che sia un vero e proprio laboratorio del nostro presente e che parlare della Rivoluzione Francese significa parlare di tanti temi a noi contemporanei, a cominciare dal concetto di sovranità popolare, di giustizia, di violenza politica, di partecipazione, di diritti delle donne, di resistenza. Per questo la storia delle quattro protagoniste di Nocturnales secondo me doveva essere raccontata: perché parla anche a noi.

Non sono sicura di cosa significhi “romanzo al femminile”, diciamo che il mio lo è per un motivo fattuale: le protagoniste sono quattro donne. Più che di romanzo al femminile, però, parlerei di un romanzo femminista.

Cultura al femminile: che significato ha per te personalmente questa definizione? Esiste una cultura, una letteratura al femminile? Come ti collochi in essa?

Per me cultura al femminile, anche se preferisco il termine cultura delle donne, indica tutto quell’insieme di saperi che le donne hanno prodotto e che spesso non fanno parte della narrazione storica e artistica più comune, dai saperi legati alla civiltà contadina, alle forme di artigianato tradizionalmente femminili fino alle forme di alta cultura, come arte e letteratura, prodotti dalle donne e che solo raramente trovano menzione nei canoni ufficiali. In questo senso sì, esiste una cultura che per ragioni storico-sociali è una cultura al femminile e che ha bisogno di essere individuata in questo modo perché nominare le cose vuol dire dar loro il riconoscimento di un’esistenza.

Non credo nell’uso dell’etichetta “letteratura al femminile” quando dietro a questo si nasconde un cliché ghettizzante, per esempio che esista una scrittura intrinsecamente femminile e una intrinsecamente maschile, che le donne siano brave solo a parlare d’amore e di sentimento o capaci di parlare solo alle donne.

La letteratura è solo buona o cattiva.

Come dicevo prima più nell’etichetta letteratura al femminile, mi ritrovo in letteratura femminista.

Progetti futuri? Quali generi vorresti affrontare come autrice e quali invece non ti attirano proprio?

Ho un romanzo già pronto che aspetta la giusta distanza per essere revisionato e per me rappresenta un nuovo cambio di genere, perché è una distopia. Progetti futuri tanti, troppi e troppo poco tempo per scrivere. Sicuramente continuerò a scrivere sulla Rivoluzione Francese, in particolare ho in mente una storia ambientata proprio durante il Terrore.

Un genere che proprio non mi attira è il giallo, non penso che sarei capace.

Nessuno lascia questa pagina senza aver risposto all’ultima domanda. Come prendi il tè? J

 

Un Chai senza zucchero, grazie!

Ciao Beatrice e grazie per averci fatto compagnia!

Beatrice da Vela

Beatrice da Vela insegna latino e materie letterarie nelle scuole.

È amministratrice e autrice del progetto femminista Pasionaria.it (www.pasionaria.it) e
gestisce il progetto collaterale di letteratura e femminismo, Pasionaria Book Club. Ha un
blog personale, Rosso Arcobaleno (www.rossoarcobaleno.it).

Ha pubblicato alcuni racconti e poesie su riviste, antologie e quotidiani. Nel 2015 ha
pubblicato il suo primo romanzo, Quasi una commedia (ed. Leucotea), nel 2016 ha
pubblicato il racconto lungo Sorridimi (ed. Amarganta).

Nocturnales di Beatrice Da Vela

“Nel buio, noi sappiamo ancora vedere le stelle e la
Via Lattea. Ci adattiamo a vivere nella notte,
aspettando che arrivi un nuovo giorno.
Nocturnales.”

Parigi, inverno 1795. 

Dopo l’esecuzione dei robespierristi e la sconfitta dei Giacobini, la Repubblica è nel caos della reazione termidoriana; gli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità sembrano solo un lontano ricordo e professarli è diventato pericoloso. Quattro donne molto diverse tra loro, ma che hanno condiviso le stesse battaglie e gli stessi affetti, si trovano a vivere in un mondo ormai a loro ostile dopo aver perso i loro affetti più cari. La giovane Élisabeth, vedova di uno dei robespierristi, fa la lavandaia per mantenere il figlio di pochi mesi. Henriette, amante di Saint-Just, dopo essersi rifugiata dai propri genitori, è costretta a sposare François, un medico privo di fascino e che lei non riesce ad amare. Charlotte, sorella di Robespierre, subisce il ricatto di un funzionario corrotto e senza scrupoli che minaccia la sua vita e quella di chi le sta vicino. Éléonore, sorella di Élisabeth e compagna dell’Incorruttibile, langue in carcere fra violenze e angherie perché non intende rinunciare ai propri valori.

Il destino fa rincontrare le quattro donne a Parigi, là dove erano state felici: scoprono così che il loro legame è ancora forte e che nessuna di loro ha abbandonato il sogno di un mondo migliore. E se proprio il ricordo del passato e l’amicizia, che le lega, fossero la chiave per continuare a lottare?

Il tè del venerdì 

 

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