Nessuno può volare – di Simonetta Agnello Hornby

Nessuno può volare – di Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby

Nessuno può volare – di Simonetta Agnello Hornby

Recensione di Lisa Molaro

Simonetta Agnello Hornby

“Nessuno può volare” di Susanna Agnello Hornby, edito dalla Feltrinelli nel 2017, è un romanzo autobiografico attraverso cui l’Autrice parla al lettore della malattia che è stata diagnosticata al suo primogenito, George, e della disabilità a più ampio spettro.

Non pensiate si tratti di un libro pieno di vittimismo, non sarebbe nello stile di questa grande scrittrice siciliana, di adozione britannica, che ha rinunciato a una carriera di successo come avvocatessa per dedicarsi anima e corpo alla famiglia e a progetti volti al sociale. Queste pagine sono, invece, un inno alla forza, alla resistenza, alla bellezza di una vita che, sebbene possa metterti lungo il percorso montagne all’apparenza insormontabili, ti può concedere anche la forza per camminare in salita.

Fin dalle prime pagine capiamo che Simonetta Agnello Hornby è cresciuta in un contesto familiare non proprio semplice: un padre affetto da osteomielite, una cugina sordomuta, una parente con un piede caprino, una prozia, Rosina, cleptomane che rubava coltelli e posate… tutte persone con particolarità forti eppure, agli occhi della piccola Simonetta, tutto era comunque normale. Diverso, curioso quasi, ma in fondo normale.

“con naturalezza di un cieco si diceva “non ci vede bene”, del claudicante “fa fatica a camminare”, dell’obeso “è pesante”, dell’invalido “gli manca una gamba”, dello sciocco “a volte non capisce”, del sordo “con lui bisogna parlare ad alta voce”, senza mai pensare che si trattasse di difetti o menomazioni.”

Tutto era normale perché tutto le si dipingeva dinanzi con il colore del rispetto e della dignità.

Vi garantisco che ci sono dei passaggi, in cui descrive la vita di suo padre, esilaranti.

Le pagine scorrono, gli aerei si prendono, i tempi di attesa cambiano.

Simonetta bambina cresce e diventa una donna in carriera, avvocatessa di successo in una Londra frenetica.

Il suo primogenito, George, all’età di 18 anni inizia a lamentare dolori alla gamba. Niente di preoccupante, pensano tutti. Dolori di poco conto, la vita è così piena che un sorriso spesso cela piccole nuvole… ma le nuvole pian piano mutano colore e il cielo diventa uno scenario infausto. Tremendamente, inesorabilmente infausto.

Pochi giorni dopo essere diventato padre, George confida alla madre il proprio timore nel tenere in braccio la piccola neonata e al consiglio di Lei di consultare un dottore risponde con un lapidario “Già fatto”.

Si susseguono i giorni, le visite e gli esami, fino a quella indelebile diagnosi: Sclerosi multipla primaria progressiva, una forma di sclerosi che colpisce uno su seimila dei malati di sclerosi.

Come può reagire una donna, una madre, dinanzi a una notizia del genere?

Come può un uomo nel fiore dei suoi anni affrontare, così, il futuro che gli si prospetta?

“(…) un’orribile malattia in famiglia. Ma era anche una sfida. Come noi non avremmo potuto volare, così George non avrebbe più potuto camminare: questo non gli avrebbe impedito di godersi la vita in altri modi. Mio padre era stato un formidabile esempio. Nella vita c’è di più del volare, e forse anche del camminare. Lo avremmo trovato, quel di più.”

Al pov di Simonetta Agnello Hornby si alterna, a questo punto, quello di George e l’insieme che ne deriva è un’emozione continua ricca di lacrime, tenerezza e… sì, sorrisi. Sorrisi perché la vita è una, è quella che ci è stata concessa e, anche se con tutta l’anima vorremmo poterne modificare dei passaggi, ce la dobbiamo tenere e renderla comunque degna di esser vissuta.

Anche controvento.

La si deve guardare in faccia.

“Ai bambini avevo spiegato che non andavo più in banca perché la gamba mi funzionava male e via via che crescevano davo loro tutti i dettagli che erano in grado di capire. Sono dell’avviso che niente causa più paura o ansia del non sapere, e cercavo di riempire ogni buco con informazioni a loro comprensibili.”

“<Che aspetto ha la sclerosi multipla?> Non so se si aspettassero il disegno di un mostriciattolo o di una cellula maligna, ma l’infermiera cominciò a disegnare un nervo lungo e sottile, interrotto in un punto dove la guaina protettiva e il nervo stesso erano stati attaccati da cellule immunitarie impazzite. <Allora,> disse Frankie aggrottando la fronte e prendendo in mano la matita dell’infermiera, <perché non facciamo ricrescere il nervo attorno alla lesione per riconnetterlo?> (…)”.

Non penso sia un libro volto solamente a sensibilizzare il lettore, forse ignaro di certe realtà, bensì credo sia indirizzato anche a chi, queste battaglie, le sta vivendo in prima persona.

Non esce scoramento ma forza e spirito guerriero… e lo spirito non ha bisogno di muscoli forti e atletici, lo spirito ha bisogno di accettazione e consapevolezza. Non fraintendete, in queste pagine “non si fa tutto sole-cuore-amore”, i problemi ci sono e non serve l’ipocrisia o l’edulcorazione facile.

“Capisco che certi eufemismi nascono dal desiderio di non ferire ulteriormente che è cieco, sordo, zoppo o non può camminare, ma in realtà servono – forse – a confortare il sano, il disabile non lo aiutano di certo. Per migliorare la vita dei disabili, e di noi abili, e vivere insieme, e fronteggiare le difficoltà – loro e nostre – dobbiamo anzitutto conoscerci e imparare ad accettarsi.”

Lo dice il titolo: “nessuno può volare”, ma tutti possiamo imparare a volare sopra i pregiudizi.

Lisa.

 

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Titolo: Nessuno può volare
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Editore: Feltrinelli (28 settembre 2017)

Sinossi:

Quando si nasce in una famiglia come quella di Simonetta Agnello Hornby, si cresce con la consapevolezza che si è tutti normali, ma diversi, ognuno con le proprie caratteristiche, talvolta un po’ “strane”. E allora con naturalezza “di un cieco si diceva ‘non vede bene’, del claudicante ‘fa fatica a camminare’, dell’obeso ‘è pesante’, dell’invalido ‘gli manca una gamba’, dello sciocco ‘a volte non capisce’, del sordo ‘con lui bisogna parlare ad alta voce'”, senza mai pensare che si trattasse di difetti o menomazioni. Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza di Nini, sordomuta, della bambinaia Giuliana, zoppa, del padre con una gamba malata, e della pizzuta zia Rosina, cleptomane – quando l’argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché non si deve imbarazzare. E poi naturalmente conosciamo George, il figlio maggiore di Simonetta. Non è facile accettare la malattia di un figlio, eppure è possibile, e la chiave di volta risiede proprio in quel “nessuno può volare”: “Come noi non possiamo volare, così George non avrebbe più potuto camminare: questo non gli avrebbe impedito di godersi la vita in altri modi. Nella vita c’è di più del volare, e forse anche del camminare. Lo avremmo trovato, quel di più”. Lo stesso proposito quotidiano ci arriva anche da George – che da quindici anni convive con la sclerosi multipla -, la cui voce si alterna a quella della madre come un controcanto ironico ma deciso nel raccontare i tanti ostacoli, e forse qualche vantaggio, di chi si muove in carrozzella. Simonetta Agnello Hornby ci porta con sé in un viaggio dalla Sicilia ai parchi di Londra, attraverso le bellezze artistiche dell’Italia. Un viaggio che è anche – soprattutto – un volo al di sopra di pregiudizi e luoghi comuni, per consegnarci, insieme a molte storie toccanti, uno sguardo nuovo. Più libero.

 

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