“Donne e Filosofia” di Ilaria Negrini

“Donne e Filosofia” di Ilaria Negrini

Se prendiamo un manuale di Filosofia del liceo possiamo notare subito che i filosofi sono tutti uomini. Ci sono state però, anche nel passato, studiose e pensatrici la cui voce, nonostante censure, distruzione di testi, persino uccisioni violente, è arrivata fino a noi.

Pensiamo a Ipazia di Alessandria, filosofa neoplatonica nata ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del IV secolo, che scrisse testi di filosofia, matematica e astronomia. Le sue opere furono distrutte e lei fu uccisa in modo terribile da una folla di fanatici religiosi.

“Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera”

Nel corso del tempo le donne filosofe hanno avuto una maggiore capacità di emergere, di far valere la propria parola, in particolare a partire dal XX secolo.

Simone Weil è nota per i suoi scritti che vanno dalla politica alla filosofia alla religione, ma anche per le particolari scelte che fece: lasciò l’insegnamento per vivere in prima persona e conoscere davvero la condizione operaia, si impegnò come attivista partigiana nonostante i problemi di salute ed ebbe un rapporto molto intenso con la religione.

“Non giudicare. Tutte le colpe sono eguali. C’è una colpa sola: non aver la capacità di nutrirsi di luce. Perché, abolita questa capacità, tutte le colpe sono possibili”

Hannah Arendt, allieva di Martin Heidegger e di Karl Jaspers, fu costretta ad abbandonare la Germania a causa delle persecuzioni contro gli ebrei. Si rifugiò prima in Francia e poi negli Stati Uniti. La sua opera più famosa è “La banalità del male”, scritta in occasione del processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann che aveva dichiarato di aver agito da soldato che esegue gli ordini ricevuti. Arendt lo definì:

“l’incarnazione assoluta della banalità del male”.

Simone de Beauvoir, laureata alla Sorbona con una tesi su Leibniz, ottenne nel 1929 l’idoneità all’insegnamento riservata ai migliori studenti. Legata al filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre, con “Il secondo sesso” del 1949, Simone divenne famosa in tutto il mondo per le sue riflessioni sulla condizione femminile.

“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia”

In tempi più recenti ricordiamo le filosofe statunitensi Iris Marion Young, filosofa della politica, e Anita L. Allen, conosciuta anche per i suoi saggi sui diritti delle donne; la filosofa Martha Nussbaum, studiosa di filosofia greca e romana, filosofia analitica, filosofia politica, etica, femminismo e diritti degli animali; Azizah Y. al-Hibri, nata a Beirut, esperta di legge islamica e diritti delle donne.

Fu in Italia la prima donna laureata al mondo:
Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.
Figlia di un nobile veneziano che ne favorì in tutti i modi l’educazione, prese i voti come oblata benedettina, proseguendo gli studi di filosofia, teologia, greco, latino, ebraico e spagnolo. Alla richiesta di laurearsi in teologia, il cardinale Gregorio Barbarigo si oppose perché una donna non poteva diventare “dottore”.
Nel 1678, a 32 anni, ottenne finalmente la laurea all’università di Padova, ma in Filosofia, non in Teologia. Non poté poi, in quanto donna, esercitare l’insegnamento.
La bolognese Laura Bassi, dopo essersi laureata in Filosofia all’Università di Bologna nel 1732, fu la prima donna a ottenere una cattedra, divenne docente di Fisica, che allora era denominata Filosofia naturale.

In tutte le epoche e in ogni paese ci sono state donne che hanno avuto la possibilità di studiare, grazie alle buone condizioni economiche e a famiglie mentalmente aperte, e hanno scritto testi profondi e rigorosi esattamente come gli uomini. In passato erano rare ma c’erano. Oggi le facoltà di filosofia sono in maggioranza frequentate da donne.
La filosofia in quanto ricerca della verità, analisi del vissuto e descrizione del fenomeno è totalmente congeniale alla mente femminile, al contrario di quanto si pensava e purtroppo ancora adesso alcuni pensano.

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