Le donne si raccontano sui Social

Semplicemente, donne.

Le donne si raccontano sui Social

Le donne si raccontano sui Social

A cura di Emma Fenu

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I social sono una grande piazza, virtuale certo, ma con le dinamiche di una reale, ossia con opportunità di incontro e confronto con molti e con la consapevolezza che non si accettano caramelle dagli sconosciuti.

Me lo hanno insegnato negli anni ’80 quando, a dire il vero, esisteva una piazza non fisica, ma io, non investendo in borsa i miei soldi custoditi nel salvadanaio, la regola la applicavo, con le ovvie disobbedienze che costellano il percorso di crescita, esclusivamente nell’ambito limitato di una cittadina sul mare.

La connotazione virtuale porta a estremizzare il fenomeno, facendo dell’agorà una koinè composita, multiculturale e multietnica che esige forme di controllo molto più complesse, data la vastità del novero degli utenti e la facile possibilità di mantenere l’anonimato o di fingere di essere chi non si è.

Ciò consente a coloro che hanno poco equilibrio o sono, senza giri di parole, delinquenti di commettere peccati “veniali”, come lo sfogo delle proprie frustrazioni attraverso il facile insulto sparato sulla folla, sia colpe ben più gravi, che sono, a seconda dei casi, reati, come lo stalking, o, in più, mostruosità e degenerazioni, che preferisco non elencare in questo contesto.

E, in tutto ciò, che fanno le donne?

Sono le principali fruitrici dei social, per cui, in occasione dell’8 marzo, è opportuno menzionarle come lo si fa stilando la classifica dei laureati più brillanti dell’ultimo lustro?

No, entrambi i sessi fanno uso dei social.

Se è vero che alcuni reati sono commessi più dalla popolazione di sesso maschile, è altrettanto vero che la sana (o insana) voglia di comunicare, di avere voce, di creare “rete”, di disquisire di massimi sistemi o di trovare una compagnia per mangiare una pizza non hanno distinzioni di genere.

Ma il fenomeno mi porta a riflettere come donna, come fruitrice dei social, come presidente di un gruppo Facebook e di un portale web e come collaboratrice per realtà affini a quella da me ideata.

Le donne, che la cultura patriarcale ha per millenni relegato al silenzio, emarginandole dalla gestione della “cosa pubblica” per restare prigioniere di un focolare troppo stretto, impossibilitate ad affermarsi in ruoli di prestigio e potere e, in virtù di ciò, di contribuire attivamente alla Storia, hanno ben gestito l’occasione di ESISTERE  e AVERE VOCE.

Non tutti i post e i commenti delle utenti, a pari merito con quelli degli utenti, sono degni di nota: non cambieranno il mondo, perlomeno non in meglio, e non elargiranno spunti di riflessione in alcun campo, senza discriminazione snobistica su ciò che è degno di essere oggetto d’interesse e ciò che non lo è.

Ma molti sì. E io, in quelle manciate di lettere, ci vedo passione, sfrontatezza, voglia di abbattere stereotipi e tabù, voglia di indignarsi, voglia di prendere parte, metterci la faccia (e l’anima e le dita, che scorrono sulla tastiera), voglia di essere e dimostrarsi per ciò che realmente si è: Donne.

Anche le più giovani, talvolta ignare e talvolta immemori delle lotte per la parità di genere che le hanno precedute e che oggi non possono dirsi concluse, hanno sulle spalle, consapevolmente o inconsapevolmente, una Storia contro le Donne e contro il loro libero cimentarsi in tutti i campi.

L’affermazione di Umberto Eco non può dirsi del tutto errata: se tutti possono esprimersi, gli intelligenti soppeseranno le parole, i cretini (o i malfidati) coglieranno l’occasione per sputare sentenze senza freni, felici e paghi di avere un pubblico che reagisce alle provocazioni con altre, in una guerra che fa sentire eroi del virtuale i pavidi o gli “sfigati” nella vita reale.

Ma, se si estende il diritto di parola e di traduzione in azione a tutti, allora, avendo discernimento e fiducia nell’umanità, ci si accorgerà che nel coro indistinto spiccano voci meritevoli che sanno non solo avere il ruolo di solisti, ma mobilitare altri per nuove melodie.

Riconosciamolo.
Non solo “pancine”, le donne sui social hanno creato un gruppi di aggregazione per la diffusione della cultura, una cultura non sessista, di ampie vedute e di rispetto della differenza; per la lotta contro la violenza di genere in tutto il mondo; per la dissertazione su argomenti un tempo considerati sconvenienti oggetti di confronto, dalla sessualità, alla infertilità, alla depressione post partum, all’aborto.

Le Donne, insieme agli Uomini, cambieranno il mondo con parole e azioni, perché, eredi delle antiche Dee, sanno essere Signore in tempo di pace e non hanno nemmeno più bisogno solo di una stanza tutta per sé, sanno dividersi i divani di un salotto virtuale e di uno reale.

Diamoci fiducia.

 

 

 

 

 

 

 

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