La perfetta melodia di Sergio Endrigo e Gianni Rodari

Semplicemente, donne.

La perfetta melodia di Sergio Endrigo e Gianni Rodari

La perfetta melodia di Sergio Endrigo e Gianni Rodari

articolo di Sabrina Corti

 

C’è un brano che tutti noi conosciamo e che, anche se distrattamente, abbiamo canticchiato.

Si chiama: “Ci vuole un fiore”.

E’ quella canzone che riconduce ad un fiore ogni cosa che l’uomo ha creato:in ogni caso si parte sempre ad un fiore

per fare tutto ci vuole un fioo-o-re

Non proprio tutti, invece, sanno che questo brano è contenuto in un album musicale scritto a quattro mani da Sergio Endrigo e Gianni Rodari, che di parole se ne intendeva tantissimo.

Si tratta di un album che a casa nostra ha suonato tantissimo e che, come faceva anche  Rohal Dahl nei suoi meravigliosi romanzi, parla ai bambini strizzando l’occhio all’adulto.

Sono brani più che orecchiabili e decisamente semplici (oddio… alcuni non sono semplicissimi da ricordare: ma sono di grande effetto) e i miei ragazzi – guai a me a chiamarli bambini – le cantano ancora oggi.

Ve ne presento qualcuno.

Uno dei nostri preferiti è “Napoleone”.

Si tratta di un brano che io canto spesso ai bambini più piccoli perché tiene altissima la loro attenzione eppure è un brano decisamente “non sense” e di una logicità disarmante, proprio come quella dei bambini.

Napoleone inizia con le note de “La marsigliese” e la voce di un’insegnante ci da alcune notizie fondamentali (ma saranno poi davvero fondamentali…;-) sul grande Napoleone, e poi… ecco finalmente il brano

C’era una volta un imperatore, si chiamava Napoleone.
E quando non aveva torto, di sicuro aveva ragione… Napoleone

Napoleone era fatto così
Se diceva di no, non diceva di sì
Quando andava di là, non veniva di qua
Se saliva lassù, non scendeva quaggiù
Se correva in landò, non faceva il caffè
Se mangiava un bigné, non contava per tre
Se diceva di no, non diceva di sì

Napoleone andava a cavallo e la gente lo stava a vedere
E quando non andava a piedi, era proprio un cavaliere… Napoleone!

Napoleone era fatto così:
Se diceva di no, non diceva di sì
Quando andava di là, non veniva di qua
Se cascava di lì, non cascava di qui
Se faceva popò, non diceva però
Quando apriva l’oblò, non chiudeva il comò
Se diceva di sì, non diceva di no

Di tutti gli uomini della terra, Napoleone era il più potente.
E quando aveva la bocca chiusa, non diceva proprio niente… Napoleone!”

Il brano, di cui non vi riporto tutto il testo, chiude in maniera estremamente semplice.

La morale, perché in tutte le canzoni di Endrigo-Rodari c’è una morale, è questa: Napoleone faceva le cose che ognuno di noi fa (se diceva di no, non diceva di sì, quando andava di là, non veniva di qua,…).

“Napoleone” una canzone semplice e allegra e la potete ascoltare qui

Poi c’è “Quel signore di Scandicci“.

I miei figli, da allora, ricordano alla perfezione tutti i fiumi della Toscana e la loro lunghezza.

Sbalorditivo quanto una canzone possa essere potente.

Ricordo un filmato di mia figlia che, a sette anni, nella fase di “sdentatura” cantava questa canzone.

In realtà la Toscana è un semplice pretesto per parlare di come tanta gente di molto peso alle cose effimere e getti via quello che è fondamentale.

Trovo che sia una canzone molto attuale e che ai bambini insegna molto.

Ha un bel testo, che dice così:

Un signore di Scandicci
un signore di Scandicci
Buttava le castagne
buttava le castagne
E mangiava i ricci
Quel signore di Scandicci

Un suo amico di Lastra a Signa
un suo amico di Lastra a Signa
Buttava via i pinoli
buttava via i pinoli
E mangiava la pigna
Quel suo amico di Lastra a Signa

Tanta gente non lo sa,
non ci pensa e non si cruccia.
La vita la butta via
e mangia soltanto la buccia

La canzone procede con altri signori di altre città toscane che preferiscono l’effimero all’essenziale: la potete ascoltare qui

Poi c’è un brano dedicato a chi tarpa le ali ai bambini.

A quelli che si indispongono se i bambini giocano, saltano, fanno rumore, si sporcano.

È “Il bambino di gesso”.

Era proprio come gli adulti lo volevano

Non correva, non saltava
Pantaloni non strappava
Non diceva parolacce
Non faceva le boccacce

Non sporcava i pavimenti
Si lavava sempre i denti

Non strillava, non rideva
I bottoni non perdeva
Senza macchie sui guantini
Senza buchi nei calzini

Era proprio un bambino di gesso
Respirava se aveva il permesso
Stava dove l’avevano messo
Come un bravo bambino di gesso
Che non risponde e non dice mai di “no”” (…)

Fino a diventare un uomo di gesso…

Questo brano, che fa piuttosto riflettere, lo potete trovare qui:

Ed ecco ancora “Mi ha fatto la mia mamma”.

Ripercorrendo un po’ il tema della concretezza, questo brano smentisce tutte le teorie leggendarie della nascita (la cicogna, il cavolo, …).

E’ un brano che io porto nel cuore perché non importa come sono venuto al mondo… mi ha fatto la mia mamma e sono molto contento.

Anche qui: tema complicatissimo “passato” ai piccoli con un linguaggio alla loro portata.

Vi riporto il brano nella sua completezza.

Persone male informate
O più bugiarde del diavolo
Dicono che tu sei nato
Sotto a una foglia di cavolo!

Persone male informate
O più bugiarde del diavolo
Dicono che sono nato
Sotto a una foglia di cavolo!

Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sei venuto al mondo
A bordo di una cicogna!

Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sono venuto al mondo
A bordo di una cicogna!

Se mamma ti ha comperato
Come taluni pretendono
Dimmi: dov’è il negozio
Dove i bambini si vendono?

Se mamma mi ha comperato
Come taluni pretendono
Diteci: dov’è il negozio
Dove i bambini si vendono?

Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Ti ha fatto la tua mamma
E devi essere contento!

Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Mi ha fatto la mia mamma
E sono molto contento!
Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Mi ha fatto la mia mamma
E sono molto contento!
E sono molto contento!

Potete ascoltare qui questa canzone.

Potrei parlarvi ancora molto di questo album che, personalmente, trovo geniale.

Gianni Rodari ha avuto il pregio di trasmettere concetti complicatissimi con parole semplici, è un peccato che ci abbia lasciato così presto.

Sergio Endrigo, dal canto suo, ha saputo mettere in musica delle filastrocche, anche se a chiamarle così pare riduttivo, aggiungendo ancora più significato ai testi del poeta Rodari.

E poi il valore aggiunto: i brani sono cantati da bambini, accompagnati da una voce adulta.

Mi sembra, anche qui, una scelta azzeccatissima perché spesso siamo portati a pensare al mondo dei bambini e a quello degli adulti come a due mondi separati.

In questi brani le voci bianche si mescolano con le voci mature, creando un impasto armonico completo.

Soprattutto, se avete la fortuna di relazionarvi coi bambini, ascoltate con loro questi brani, ne uscirete arricchiti.

Album: Ci vuole un fiore
Autori: Sergio Endrigo – Gianni Rodari
Anno di pubblicazione: 1974

 

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