E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta – di Donatella Allegro

E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta –

di Donatella Allegro

Recensione di Federica Sanguigni


E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta è un libro di Donatella Allegro, pubblicato nel 2017 da Edizioni del Loggione.

È un interessante viaggio a due ruote e con i capelli al vento, quello che ci invita a intraprendere l’autrice di questo libro.

Storie di donne, professioniste, dilettanti, semplici amatrici o eroine della resistenza, con in comune la ricerca della libertà e della propria identità attraverso un oggetto che, ne sono sicura, dopo aver letto queste piccolo volume, assumerà un significato e un valore totalmente diverso.

Non avevo mai pensato alla bicicletta quale simbolo di libertà, di emancipazione, di indipendenza, dando per scontata la sua funzione di mezzo di trasporto e/o di svago.

Soprattutto non immaginavo che, in passato e ancora oggi in alcune parti del mondo, la bicicletta fosse “sconveniente” se utilizzata da una donna.

Sin dalla comparsa dei primi modelli, infatti, le donne pretesero, giustamente, di poter salire in sella
a questo nuovo “gioco” ma, come succede sempre per tutto ciò che riguarda le donne, esse furono scoraggiate, addirittura impedite ad utilizzarla, in quanto motivo di scandalo poiché si sarebbero mostrati corpo e caviglie in movimento e arrivando addirittura a parlare di danni alla salute causati proprio dall’utilizzo della bicicletta!

“Penso che la bici abbia fatto per l’emancipazione delle donne di più di ogni altra cosa al mondo. Dà alle donne la sensazione di libertà e di completa autonomia.

Gioisco ogni volta che vedo in giro una donna pedalare… immagine senza ostacoli della libera femminilità.”
(Susan B. Anthony, celebre avvocata per i diritti civili)

Attraverso ricerche accurate e minuziose l’autrice, che ho avuto il piacere di incontrare proprio alla presentazione di questo libro, ci fa conoscere le storie di donne coraggiose e decise che non si sono fatte vincere dalla derisione degli uomini che non credevano in loro o dalle circostanze altamente sfavorevoli in cui si sono trovate a vivere e ad agire e che avrebbero fatto rinunciare a una battaglia con alte probabilità di sconfitta.

Ecco che allora conosciamo Alfonsina Strada, contadina emiliana, la cui passione per la bicicletta nasce “come puro desiderio di fuga e di sfida e con la sicurezza impavida di un primo amore.”
Alfonsina è stata la prima e unica donna a partecipare al giro d’Italia con soli uomini, lasciandoci in
eredità un esempio che ancora oggi è di forte motivazione per tante donne.

La bicicletta assume un ruolo determinante durante il periodo della Resistenza allorché le donne vengono coinvolte nella lotta per la liberazione e lo fanno attraverso la figura delle “staffette”.

Cibo, armi, messaggi. Proprio come in una staffetta le donne, in sella alle loro preziose biciclette, si
passano materiale che siano appunto stampa o armi da consegnare, infine, al luogo e alle persone
stabiliti. Un compito importantissimo, dunque, quello svolto da tante donne durante quel periodo storico, reso più agevole proprio dall’uso della bici.

Anche nel mondo dello sport, la bicicletta trova ostacoli non da poco.

Ma la caparbietà delle donne non si lascia scalfire e, anche se si dovrà aspettare il 1988 per la prima edizione del Giro d’Italia femminile, nel luglio del ’48, tra Bologna e Rimini, settantacinque ragazze si sfidarono nella “Corsa al Mare”.

Nonostante il sarcasmo dei giornalisti nel raccontare la gara e il continuo riferirsi alle donne con toni canzonatori e attraverso l’uso di metafore infantili, la corsa fu un’esperienza forte e affascinante per le ragazze che vi parteciparono.

C’è da precisare, comunque, e confesso che la cosa mi lascia davvero a bocca aperta, che nonostante i passi avanti ancora oggi, in Italia, nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica (incredibile ma vero!) e quindi la strada da fare, non solo in bicicletta, è lunga e in salita.

Spicca, nel libro, la figura di Margherita Ianelli.

Non voglio raccontarvi nulla di questa donna
perché credo che la sua storia sia da leggere e ammirare. Dirò solo che ella aveva “un chiodo fisso: migliorare e migliorarsi.”

E affronterà mille ostacoli per raggiungere il suo obiettivo, lotterà come una leonessa per realizzare i suoi desideri.

Quante volte mi ponevo tante domande se valeva la pena a rischiare tanto, ma la risposta era sempre la stessa: “Vai avanti”.

Anche in questa storia, appoggiata a un muretto c’è lei, la bicicletta, alleata della protagonista.

Arriviamo ai giorni nostri per scoprire che la bicicletta è, ad esempio, un valido e fondamentale aiuto per le donne migranti che arrivano in Italia e che, grazie ad associazioni di volontariato, riescono a imparare a usare questo mezzo che le aiuterà tantissimo nella vita quotidiana.

E quindi, ancora una volta, la bici diventa strumento di libertà e di autonomia, anche se si deve nasconderne l’uso ai parenti lontani che non capirebbero.
Oggi pedalare è tornato molto di moda. Forse è diventata quasi una cosa da snob. Riviste, eventi,
manifestazioni. Non manca nulla.

Cosa ci offre, allora, in più, il libro di Donatella Allegro?
La risposta è semplice. Il suo non è solo una sorta di documentario scritto sulla bicicletta e la sua evoluzione. Va molto più in là e ci permette di riflettere su un aspetto importantissimo, da lei stessa
sottolineato.

“…per le donne. Per dir loro, ancora una volta, che per uscire dalla dipendenza, dall’ignoranza, dall’oppressione, dalla solitudine, occorre lottare. […]
E poi occorre, instancabilmente, raccontare.
Link d’acquisto:

https://www.amazon.it/pedalo-Donne-hanno-voluto-bicicletta/dp/8893470519

Sinossi

Tutti, almeno una volta nella vita, hanno giocato a “Un due tre… stella!”.

Ecco, i progressi delle donne spesso si fanno così: con uno scatto in avanti, mentre gli altri sono distratti.

Studiare, raccontare, completare questi progressi è un compito appassionante che appartiene a tutte e, perché no, a tutti.

Tra le tante storie di liberazione femminile, c’è quella multiforme e affascinante delle donne che “hanno voluto la bicicletta£ per muoversi, per sfuggire al controllo, per lavorare, per gareggiare con se stesse e con gli altri.

Ecco allora un’allegra scorribanda nelle esperienze più interessanti, lungo un itinerario perlopiù cronologico ma non regolare, a partire cioè dalle prime esperienze internazionali di un secolo e mezzo fino alle più recenti e più vicine alla terra di chi scrive: praticamente una zoomata.

Al centro della scena resta un volto, una storia: quella di chi legge, e che è chiamato a riconoscersi.

Titolo: E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta
Autore: Donatella Allegro
Edizione: Edioni del Loggione, 2017
Emma Fenu: Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Scienze dei Sistemi Culturali. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, di letteratura e  iconografia di genere; sono presidente e fondatrice del portale "Cultura al Femminile" e dell'omonima associazione culturale; amministro la pagina facebook "Letteratura al Femminile; scrivo recensioni e articoli per magazine e siti; insegno italiano agli stranieri; tengo corsi di scrittura creativa; organizzo eventi culturali in tutta Italia; sono attiva contro la violenza sulle donne. Ho collaborato come giurata o autrice per varie antologie. Ho pubblicato un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità; una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte; una fiaba contro i pregiudizi sessisti, "Il segreto delle principesse"; una silloge illustrata di filastrocche sul concepimento e sull'adozione, "E' da una fiaba che tutti arriviamo"; un saggio storico antropologico su Maria Maddalena, "Nero e rosso di Donna. L'ambiguità della femminilità".