Idda – di Michela Marzano

Idda – di Michela Marzano

Idda – di Michela Marzano

recensione di Giovanna Pandolfelli

Idda Marzano

Idda è un romanzo scritto da Michela Marzano edito da Einaudi nel 2019.

Un ingenuo inno all’amore, questo di Michela Marzano che, nel ricucire i fili della memoria spezzati da eventi traumatici riscopre come l’amore possa far superare ogni dolore.

Recuperando le maglie sfilate del tessuto della sua vita, Alessandra giunge a colmare i vuoti, cosa che altrimenti le sarebbe stato impossibile fare nell’esistenza parallela e superficiale che si era costruita sino ad allora.

Una fuga all’estero, un rifugio in una lingua estranea a quella delle sue radici, un riparo nel linguaggio scientifico affidabile e rigido per dimenticare il suo dialetto, le sue origini, i suoni che parlano al cuore e che toccano corde infantili.

[…] protetta e riparata da un mondo fatto solo di vocaboli precisi e controllati: classi e sottoclassi, specie e sottospecie, generi e ranghi, apice e base, placentazione parietale e placentazione assile. […]
Quando è morta mamma e sono arrivata a Parigi è finito tutto – niente più puricina della mamma, niente più figghia mia, niente più bedda, niente più sciamone, niente più caledda, niente cchiui. Il francese mi ha aiutato a dimenticare. Non usare il dialetto mi ha preservato. Certe cose fanno male solo quando le si nominano, smettere di nominarle significa voltare pagina, sopravvivere.

Ed è proprio quello che Alessandra fa a Parigi, sopravvive al suo dolore negandolo, accontentandosi
di una relazione superficiale e soprattutto senza passato di cui non ama parlare.

L’adozione di una nuova lingua al di sopra di ogni possibile sentimento, una lingua che non tocca corde profonde ma è unicamente un mezzo di comunicazione, un veicolo per le parole più esplicite, chiare, senza ambiguità e senza radici.

Con il titolo Idda, Lei, ovvero sua madre, Michela Marzano sottolinea il cordone ombelicale che lega ciascuno di noi al nostro passato, e il dialetto ne rappresenta le viscere.

Uno stile narrativo estremamente esplicito che lascia poco spazio all’interpretazione del lettore, al
mistero del non detto.

Uno stile narrativo a tratti didascalico con un retrogusto saggistico.

Qui in Puglia la colonia non è mai del tutto sparita, almeno fino alla fine degli anni Novanta. I
proprietari terrieri hanno continuato ad affidarsi ai coloni, senza rendersi conto che si trattava di un sistema inefficace.

Per decenni la colonia ha di fatto impedito di modernizzare gli impianti d’uva e rendere produttive le vigne.

Lascia interdetti l’insistenza con cui l’autrice sostiene la tesi secondo la quale una donna, una madre, senza una figlia femmina non realizzerebbe completamente la propria esistenza genitoriale, venendole a mancare quella complicità che solo con le figlie femmine si creerebbe.

Una teoria che infastidirebbe anche madri di figlie femmine e che va a discapito dei tanti rapporti viscerali e soddisfacenti tra madri e figli maschi, nonché a discapito dell’individualità di ciascuno inserito dall’autrice in uno stereotipo di genere obsoleto.

I personaggi sono scarsamente definiti, fatte salve le figure del passato della protagonista, il padre e
la zia pugliesi, inseriti in un’ambientazione ben caratterizzata.

Il merito dell’opera sta nel focalizzare sulla tematica del recupero della memoria che avviene grazie alla malattia neurodegenerativa che colpisce la madre del compagno.

Attraverso tale vicenda, nel tentativo di sostenere il partner in questa delicata fase della sua vita, Alessandra affronta la sua storia pregressa volutamente accantonata dal momento doloroso della tragica perdita della madre.

La memoria è strana.

C’è chi dice che sia selettiva.

C’è chi dice che sia intenzionale e deliberata.

C’è chi dice che sia irrazionale.

C’è chi dice che sia tutte queste cose insieme, ma che è specialmente quella inconscia ad influenzarci: senza sapere bene perché, ci spinge a comportarci in determinati modi e a scartare la possibilità di cambiamento.

[…] – La dottoressa ci ha spiegato che le persone affette da una malattia neurodegenerativa si lasciano andare all’umore […] loro non hanno più bisogno di mentire, non sanno nemmeno cosa significhi fingere.

Con qualche riserva, dunque, Idda rappresenta una scorrevole riflessione sull’importanza della memoria individuale che è parte integrante del nostro io.

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Sinossi

Alessandra è una biologa che insegna a Parigi, dove abita con Pierre.

Da anni non va nel Salento, il luogo in cui è nata e che ha lasciato dopo un evento drammatico, perché non riesce a fare i conti con le ombre della sua famiglia.

Quando Annie, l’anziana madre di Pierre, è ricoverata in una clinica perché sta progressivamente perdendo la memoria, Alessandra è costretta a rimettere tutto in discussione.

Chi siamo quando pezzi interi della nostra vita scivolano via? Che cosa resta di noi?

Svuotando la casa della suocera, che deve essere messa in vendita, Alessandra entra nell’universo di questa stenodattilografa degli anni Quaranta, e pian piano ne ricostruisce la quotidianità, come fosse l’unico modo per sapere chi era, adesso che smarrendosi Annie sembra essere diventata un’altra.

Nel rapporto con lei, ogni giorno pù intimo, Alessandra si sente dopo tanto tempo di nuovo figlia, e d’improvviso riaffiorano le parole dell’infanzia e i ricordi che aveva soffocato.

È grazie a Idda, ad Annie, che ora può affrontarli, tornando là dove tutto è cominciato.

Bisogna attraversare le macerie, recuperare la propria storia, per scoprire che l’amore sopravvive all’oblio.

Titolo: Idda

Autore: Michela Marzano

Editore: Einaudi, 2019

 

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