“Caro piccolo battito” di Cristina Casillo

“Caro piccolo battito” di Cristina Casillo

Caro piccolo battito

“Caro piccolo battito” di Cristina Casillo

Contest Lettere al Femminile

Caro piccolo battito

Caro piccolo battito,
oggi ho parlato di te senza neppure rendermene conto. Non avrei mai immaginato che un gesto fatto in piena spontaneità e inconsciamente, rivelasse tanta verità.

Alla commessa di una profumeria – il mio regno – ho parlato di te.

Non sai tante cose di me, quindi ti sorprenderà il fatto che attribuisca la parola “regno” a una profumeria. Adoro i profumi e i colori. A Parigi avrei voluto nascondermi nella Galeries Lafayette, per rimanere indisturbata a provare rossetti ed essenze, dopo la chiusura.

La signora gentilissima, esperta in sfumature e odori di tutte le marche, sa che ho un figlio e mi ha chiesto quanti anni avesse. Io senza esitare ho risposto dicendo che avrebbe compiuto 18 anni a giugno.

Subito mi sono corretta, dicendo: – No… agosto! –

La “maga” delle essenze mentre mi faceva annusare l’ennesima fragranza agrumata, mi guardava con sospetto come se fossi una mamma di poco valore, che non ricordava neppure la data di nascita del proprio figlio. Con un velo di tristezza le ho confessato di essere stata colta da un lapsus freudiano.

A giugno, avresti compiuto gli anni tu.

Non sai tante cose di me ma sai quanto tempo siamo stati insieme: sette settimane, ma consapevolmente per me, solo tre.

Ricordo la felicità del tuo papà quando abbiamo ascoltato quel piccolo battito per la prima volta. Era potente e veloce. Mi sembrava impossibile, sentire tanta forza in qualcosa di così piccolo.

Non ti ho mai detto della gioia che hai regalato ai nostri cuori, forse perché non sono mai riuscita ad accettare il dolore provato quando ci hai lasciato.

Sono passati tanti anni e un’altra cosa che non sai è che la tua mamma è un’egoista del dolore. Sì, proprio così. L’egoista del dolore è colui che non vuole condividere il dispiacere con nessuno per non avvertire il malessere degli altri.

Quando mi hai lasciata, ho sentito il desiderio di stare il più possibile da sola. A fine ottobre faceva ancora caldo. Era notte. Con la finestra dell’ospedale aperta, non entrava l’odore dell’autunno, bensì il profumo dell’estate. Il cielo pieno di stelle, proprio come succede spesso a giugno.

Con gli occhi pieni di lacrime ho chiuso la finestra.

Il giorno dopo sono tornata a casa. In tanti avrebbero voluto venirmi a prendere in ospedale, ma da brava egoista del dolore, ho insistito per prendere un taxi.

Per prima cosa ho fatto una passeggiata. Alla tua mamma piace camminare soprattutto quando è pensierosa: ogni passo alleggerisce la mente.

La città era diversa, la notte lontana e l’estate un sogno. I colori degli alberi, preannunciavano l’autunno.

Mi sono distratta a origliare i racconti degli infermieri che in divisa e con passo frettoloso, si dirigevano nei vari reparti.

Era il 2000 e ovunque si parlava di un nuovo programma televisivo. A quei tempi lo definirono un esperimento sociologico: il grande fratello.

Ricordo di aver accennato un sorriso nell’ascoltare il dialogo di due giovani specializzandi: il grande fratello aveva coinvolto anche loro.

Ti confesso che questo programma esiste ancora ma non ho ancora capito fino a che punto l’esperimento sia riuscito.

Avevo fatto bene a stare sola. I passanti erano persone sconosciute, non potevano sapere la mia storia. Inconsapevoli del mio dolore, chiacchieravano del più e del meno. Mi sentivo alleggerita del lutto, nell’origliare la banalità e la frivolezza di tanti discorsi.

Carissimo piccolo battito, ora mi rendo conto del valore nascosto di quel lapsus. Sono consapevole del mio istinto materno e anche del dolore.

I figli non si sostituiscono, nemmeno quelli che la natura sceglie di non far nascere.

Sarai per sempre quel piccolo battito che non è arrivato a sentire il profumo dell’estate. Ti sei staccato da me, come una foglia si stacca dal ramo, in pieno autunno.

La tua mamma

 

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