“Ismàlia” di Mirella Morelli

Semplicemente, donne.

“Ismàlia” di Mirella Morelli

Mi chiamo Ismàlia, come la protagonista di una poesia che mia madre ama tanto.
Io, invece, amo le risate, i miei capelli come spighe di grano e il mio sorriso – collane di perle che srotolo ogni giorno a chi mi è vicino.
Ho pelle di luna e occhi ambrati.
Ho la luce delle stelle nel sorriso, e strie di sole nei capelli.
Ho tanti sogni da riempirne il mondo, e cammino spavalda incontro al futuro.
Lo so, lo so, dovrei essere meno frivola ma ho diciott’anni, capite, e tutti ma proprio tutti i sogni ancora da scrivere.
E poi ho un ragazzo, adesso ho un ragazzo che mi ama e mi fa sentire una primadonna, mi copre di attenzioni, viene a prendermi a scuola perché lui ha ventiquattro anni la patente e la macchina, così mi accompagna a casa, al cinema, a ballare… Si preoccupa per me, non mi lascia uscire sola, dice sempre che il mondo è strano e gli orchi esistono per davvero.
Oggi mi ha portato un anello. Mi sono sentita un po’ a disagio e lui lo ha capito, ma io d’un tratto ho provato una sensazione di ansia, quasi mi mancasse l’aria, e lui se ne è accorto e si è adombrato.
Ma è colpa mia se ho diciott’anni e la voglia di uscire qualche sera con le amiche?

Mi chiamo Ismàlia, ho pelle di luna e occhi ambrati. Ho voglia di camminare nel sole con il mio sorriso di perle, ma il mio ragazzo mi afferra il braccio ogni volta e digrigna i denti, dice che non sta bene ridere come una di quelle.

Mi chiamo Ismàlia, ho la luce delle stelle nel sorriso, e strie di sole nei capelli. Ma il mio ragazzo dice che sarebbe meglio che non fossi così appariscente, che dovrei camminare rasente al muro e non guardare fisso negli occhi i passanti. Insomma, lui è geloso ma io lo amo, così ho iniziato a camminare a occhi bassi.

Mi chiamo Ismàlia, ho pelle di luna e occhi ambrati. Lo sguardo però non è più quello di prima, e le amiche mi dicono che non è normale che un ragazzo ci scelga i vestiti, e che ci dia un ceffone perché abbiamo messo un rossetto troppo acceso.
A mia madre non l’ho detto mica, non voglio si preoccupi, tanto lui mi ama, me lo ripete sempre, mi ama!

Mi chiamo Ismàlia e ho deciso di lasciarlo, lo amo ma mi rende infelice, e non è giusto essere infelici a diciott’anni, vero?
Così oggi gliel’ho detto, ma lui si è arrabbiato, dice che le amiche mi fanno il lavaggio del cervello e solo lui mi ama in questo mondo. Io ho insistito, sono infelice!, gli ho detto, allora mi ha colpito, due ceffoni sulla mia pelle di luna, e mi ha quasi strappato i capelli dove le strie di sole sono ormai diventate opache.

Mi chiamo Ismàlia, e quando sono tornata a casa mia madre ha pianto vedendo il livido, io non volevo andare ma lei mi ha portato dai carabinieri a sporgere denuncia.
Io lo amo, le ho detto, ma lei non mi ascoltava, come in trance ha preso a recitare la poesia, “Quando Ismalia impazzì, salì sulla torre a cantare. ..Vedeva la luna nel pozzo, vedeva la luna nel mare…” e mentre la recitava piangeva, e mi accarezzava.

Mi chiamo Ismàlia, e ho la luce delle stelle nel sorriso, e strie di sole nei capelli strappati.
Oggi sono tornata a scuola, finalmente, e ho di nuovo camminato spavalda avvolta nella luce dei miei diciott’anni.
Mica l’ho visto subito, all’angolo della scuola. Sul marciapiede solo noi, e c’era il buio nei suoi occhi….
Qualcuno lo chiamerebbe odio, qualcuno pazzia, io ho pensato solo che fossero occhi non umani, ma poi non ho pensato altro, perché l’acido mi è arrivato in viso e ho urlato, ho urlato con tutto il dolore dell’universo.

Mi chiamo Ismàlia, sì, sono ancora e sempre Ismàlia.
Avevo pelle di luna e occhi ambrati, avevo la luce delle stelle nel sorriso, avevo strie di sole nei capelli.

 

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