“La casa della moschea” di Abdolah Kader

Semplicemente, donne.

“La casa della moschea” di Abdolah Kader

“La casa della moschea” di Abdolah Kader

Recensione di Marina Fichera

Pubblicato nella prima edizione nei Paesi Bassi nel 2005, scritto ab origine in lingua olandese, “La casa della moschea”, dell’iraniano Abdolah Kader, è stato giudicato dai lettori del paese nordico – come riporta la casa editrice Iperborea nella quarta di copertina del libro – il secondo miglior romanzo mai pubblicato nella loro lingua.

C’era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava “la casa della moschea”.
Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea. Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell’oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo. (…)
Adesso la casa ospitava le famiglie di tre cugini: Aga Jan, il mercante a capo del bazar tradizionale della città,  Alsaberi, l’imam della casa e guida della moschea, e Aga Shoja, il muezzin.

In questo avvincente libro l’autore, che ho avuto il privilegio di ascoltare durante l’ultima edizione di Book Pride a Milano, racconta due grandi storie: quella di un’antica famiglia e della sua casa, e quella degli iraniani e del loro Paese. Nelle sue intense e coinvolgenti pagine Abdolah Kader porta il lettore a viaggiare tra montagne, paesini e città dell’affascinate Persia. Luoghi che fanno da fondale a vicende umane, sociali e politiche che si intrecciano nel corso di oltre un ventennio,tra l’inizio degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ’90.

E mentre gli eventi storici trascinano le persone verso baratri inimmaginabili, eventi personali quasi insignificanti assumono un senso solo se guardati con lo sguardo distaccato della Storia.

Con la primavera arriva Nowruz, il capodanno persiano.
Nowruz, in origine una festa reale, veniva già festeggiato con grande pompa ai tempi dei primi re di Persia all’arrivo della primavera.
La gente comincia due settimane prima a fare le grandi pulizie in casa. Per dare il benvenuto alla primavera si semina il grano in alcune ciotole, da cui poi nasce ilsabze. Si comprano scarpe e vestiti nuovi ai bambini per andare a trovare i parenti, soprattutto i nonni.
Sono le donne a occuparsi di tutto e solo quando hanno finito tutti i preparativi dedicano un po’ di tempo a se stesse.

All’inizio tutto è così bello e ordinato nella grande casa della moschea e a Senjan – cittadina a sud di Teheran – con il suo grande bazar e i suoi artigiani. Ognuno ha il proprio ruolo, pubblico e privato: i genitori, i figli, le nonne, l’imam, il muezzin e Aga Jan, il capo del bazar e della famiglia che regge le fila del tutto. Un tutto che è così da talmente tanto tempo da esser diventato quasi avulso dalla realtà esterna.

Fuori dai confini della casa e di Senjan infatti il mondo sta cambiando molto velocemente, senza possibilità di arresto. La folla, fomentata dagli ayatollah che stanno preparando la rivolta finale, è furiosa verso lo Scià e i suoi amici americani. E il fragile equilibrio del Paese inizia a vacillare pericolosamente.

Nessuno si era accorto di niente, nessuno se l’aspettava, nessuno sapeva di preciso cosa stesse succedendo, ma di punto in bianco, all’aeroporto di Parigi Charles De Gaulle, apparve dal nulla l’ayatollah Khomeini.

Le vicende che porteranno alla caduta dello Scià, alla Rivoluzione Khomeinista e alla successiva guerra tra Iran e Iraq sono raccontate dal punto di vista dei diversi protagonisti del romanzo. Questo dà la possibilità al lettore di immergersi completamente nella Storia e di poterla osservare da diverse angolazioni. Se dovessi presentarlo a un adolescente direi che ci si sente quasi come dentro un videogioco, da quanto si viene coinvolti.

Il diciassettesimo giorno del mese estivo di Shahrivar segnò il punto di svolta. A Teheran gli ayatollah unirono le forze per radunare più gente possibile nelle moschee. Alle otto del mattino i fedeli uscirono contemporaneamente da tutte le moschee della città e si diressero verso la piazza del parlamento, urlando slogan contro il regime. Fu il giorno in cui sia i seguaci di Khomeini sia il regime decisero di misurare il proprio potere.

Se non conoscete la storia recente dell’Iran leggete “La casa delle moschea”, ma se la conoscete leggetelo a maggior ragione. Forse vi renderà più umane vicende disumane e più sopportabili storie terribili.

La storia della casa della moschea è lungi dall’essere conclusa, ma è come la vita: ognuno deve pur scendere da qualche parte.
C’è una frase che ritorna sempre alla fine degli antichi racconti persiani: “La nostra storia è finita, ma il corvo è lungi dall’aver raggiunto il suo nido”.

P.S.: Poiché sono una gran curiosa sono andata sul web a vedere qual fosse il miglior romanzo in olandese secondo il sondaggio citato da Iperborea, ed è “De ontdekking van de hemel”, di Harry Mulisch, edito in Italia con il titolo “La scoperta del cielo”, un’opera di ben 905 pagine.

 

Link di vendita:  https://iperborea.com/titolo/163/
Titolo: La casa della moschea
Autore: Abdolah Kader
Editore: Iperborea

Sinossi

“Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale.”

È tornando all’Iran delle sue radici che l’autore migrante di Scrittura cuneiforme si fa tramite tra culture, raccontando l’epopea di un’influente famiglia persiana i cui destini s’intrecciano alla storia del suo popolo, una saga che fa vivere dall’interno e capire le trasformazioni cruciali di un paese sempre al centro degli equilibri mondiali, negli anni che vanno dallo sbarco sulla Luna alla fine della guerra con l’Iraq, dal regime dello scià al post-Khomeini.

 

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