“Mettere al mondo” di Luana Natalizi

Semplicemente, donne.

“Mettere al mondo” di Luana Natalizi

Io mi chiamo Luana, mamma di Francesco, Diego e Marta e… sono architetto, sono moglie di Luca, sono amica di tanti amici, mi ritaglio dei tempi in cui scribacchio, disegno, viaggio, gironzolo, mi dedico al volontariato insomma trovo il tempo per molte cose, anche…mangiare, ahimè. Qui parlo dei figli che ho messo al mondo, tutti e non sono solo tre. Il mio tema tratta di un modo di essere madre, ovvero esserlo anche di me stessa e di esserlo per il mondo, cosi come si può. Madri lo siamo tutte di sogni, di figli e l’esserlo di noi stesse può aiutarci ad uscirne vive, magari felici. Io sono testimonianza di uno di quei casi in cui di una madre resta anche qualcos’altro, seppur o nonostante tre figli. Una madre che non li ha fatti, ma generati e “messi al mondo”….ed è rimasta se stessa. Tra l’altro è stato da subito chiaro che si erano…abbastanza fatti da soli. I primi due superavano i 4 chili e la terza ha deciso di nascere senza aspettare che io spingessi. Lei si è autodeterminata dal concepimento e continua a farlo. Se le dicessi che è roba mia mi guarderebbe male. Il mio tema tratta di cose che paiono sconvenienti ma che sento profondamente. Per esempio, che nel nostro procreare c’è un istinto di conservazione della specie, che per fortuna la natura ci ha messo in condizione di avere dei figli anche se:
1. Non li desideravamo sempre profondamente da quando avevamo cinque anni.
2. Non siamo la famiglia perfetta col reddito, dei sani principi, nessuna malattia e siamo biondi.

Queste sono condizioni legittime ma, se fossero le uniche, ci saremmo estinti. Io credo che ogni esistenza in vita sia legittima e validissima anche se frutto di intricate storie, profonde scelte o puro caso. La vita preserva se stessa anche se, va avanti stilosa, come un uomo su un tacco 12. E io sono cosi, imperfetta, arrancante, una sciamannata, eppure anche se ammetterlo mi fa girare le scatole, tanto da essermici ammalata, sono una mamma e ne devo venir fuori. In genere mi affanno a cercare la perfezione, in molte cose della vita sto ancora in un triste giogo di voler guadagnare l’amore degli altri, ma con i figli no. Io nell’avere il primo in braccio ho sentito che per essere amati deve bastare esistere. Il primo era una pallina di ciccia senza collo e dotato di due ciuffi di peli ai lati delle orecchie che manco una lince, eppure, lo sapevo, ci saremmo amati per quello che eravamo. Se avessi tenuto me stessa in braccio, avrei capito che l’amore salva, la benevolenza ci migliora, ci sto provando ora. Che madre sono? Io ricerco il buon senso e il senso di comunità nel crescere i figli, sono un po’ old style diciamo (i servizi sociali potrebbero avere da dire…).

Ora, per essere buone madri, nell’accezione comune di social e society, è necessario uscire dall’ospedale e cavarsela da soli. Una volta si andava dalla mamma, oggi no perché “la famiglia siamo noi e dobbiamo sapercela cavare” (per poi disperarsi perché il 50% della parte adulta passa i primi giorni buttato, dal letto al divano… vi sta vicino, dice). Se proprio non avete nessuno dite al papà di stare vicino allo stendino e piegare i panni ma, se potete, fate come si è sempre fatto: siate puerpere e occupatevi, ben coccolate, dell’unica cosa che non si può delegare: il vostro benessere psicofisico. Del resto, compreso il bambino, se non si sta bene, se ne può occupare qualcun’altro. Ma di voi? Ora, nessuno in famiglia può dare un consiglio, perché i genitori siete voi e chi meglio di voi può sapere cosa è meglio per vostro figlio? Fidatevi, molta gente, non meglio di voi magari, ma un’idea ce l’ha. Anche vostra suocera, che è la madre del 50% collaborante nella messa al mondo. E soprattutto ne sapete più del pediatra…solo se fate il pediatra. Se pensavate fosse solo un po’ di catarro e poi, invece, era bronchite, non siete cattive madri semplicemente, magari, lavorate alle poste. E poi ammettiamo che sia vero che le sapete tutte….ma tra queste quale? Ve ne elenco alcune:
– Una buona madre allatta tanto / una buona madre non usa il seno come ciuccio,
– una buona madre fa il cosleeping / una buona madre li abitua alla culla,
– una buona madre fa l’autosvezzamento / una buona madre ascolta il pediatra,
– una buona madre li porta in fascia/una buona madre non li abitua a stare in braccio…

Potrei continuare per ore, ma …. – forse una buona madre è una che prega per figli sani, ma soprattutto felici. La felicità si apprende da gente felice, quindi…io ci provo ogni giorno, non riuscendoci.. quasi ogni giorno ad essere felice, e allora, come da piano B, spero che una buona madre sia anche una che cade e si rialza, così sapranno che il fallimento è parte della vita e le soste sono meno importanti del cammino. Forse una buona madre è una donna che per ogni figlio ha messo al mondo una parte di sé. Io sono felice, strafelice, di averli, che siano tre, che non diano la minima tregua, ma anche quando ho tempo per una poesia, per un aperitivo, per l’intimità del letto, per un viaggio o semplicemente per una giornata al mare in silenzio a leggere e a pensare sono felice.

Forse una buona madre è una che oggi ne sa sempre un po’ meno di domani. Ogni figlio ti insegna qualcosa. Il mio primo, mi ha insegnato, che nella malaugurata ipotesi che io decidessi di fingere un allegria che non ho, lui lo avrebbe sempre saputo anche a chilometri di distanza. Nervoso io, nervoso lui, triste io, triste lui…o che meravigliosa corrispondenza di amorosi sensi? No. Una palla micidiale, una roba da soffocamento. Io cerco la felicità ma lui, con la sua empatia, dovrà accogliermi anche nel pianto.

L’onnipotenza, quella ce l’abbiamo dentro invece. Ci proviamo tutte ad essere grandiose ed efficienti… per esempio “preparando il nido”. Io, per dire, decisi di preparare del cibo da congelare prima del parto per poi avere pronto dopo, quando il bimbo è piccolo e non si ha tempo….ottimo che brava vero? Beh non proprio….ho riempito il freezer di pollo al curry che avrebbe stancato pure una famiglia di Mumbay. Insomma, anche io inizialmente ho avuto dei simpatici spunti da onnipotente. Una volta mi ero fissata che mio figlio di un mese avesse una macchia nell’occhio. Macchia che l’oculista, però, non vede e che io descrivo come:”….sa quando in una pozzanghera c’è dell’olio che fa dei riflessi iridescenti?”. Beh, la diagnosi sul foglietto fu: signora lo guardi di meno. Mio marito ancora ride….

Il secondo mi ha insegnato…che tutto quello che valeva col fratello con lui non avrebbe avuto terreno. Mi ha azzerato tutto il bonus della madre “serena e rilassata perché educativamente efficace ed emotivamente connessa e carnalmente intuitiva dei bisogni”. Per il secondo, alle 3 di notte era mattina. Per anni….4. Non avevo un bambino avevo un panettiere. Però ho capito che sono una brava persona perché lui è vivo. Ed ho capito che siamo intelligenti quando a un certo punto lo abbiamo legato sul seggiolone, gli abbiamo dato la scatola di Plasmon e Rai-yo-yo (a cui andrebbe il premio Nobel per la pace poiché trasmetteva Teletubbies tutta la notte). Non è che ronfavamo proprio noi…ma eravamo più riposati, felici, allegri, ecco… Così allegri che ci è scappata la terza.

Quando il mio primo figlio dormiva e mi dicevano “brava” rispondevo che era solo culo. Quando il secondo non dormiva tra consigli su come fare (ovviamente già provati, non è che ci vuole la portiera per provare a posticipare la messa a letto e prolungare il sonno), e spiegazioni psicologiche (e perché è il secondo, e perché non lo hai allattato fino a 16 anni….insomma tutti psicologi della Radioelettra) mi hanno sanguinato le orecchie.

La terza invece mi insegna a guardarmi allo specchio. I suoi modi sono i miei, i suoi uomini sono i miei (ahimè), ma lei è di una bellezza stratosferica e quindi…mi sta annientando!!!! Seducente, consapevole, autoironica, sveglia, allegra, battagliera, una bella piccola donna da guardar crescere e amare nelle sue intemperanze. Ecco, imparo questo. Imparo la bellezza di ciò che non controllo, l’amore per lei in quelle intemperanze. Certo che mi rompono davvero. Ma lei è l’essere straordinario che sbaglia, non sarà mai lo sbaglio. E se non lo sarà lei, finalmente, chissà, non lo sarò io. Per essere buone madri, oggi, pare sia necessario sapere il significato di ogni gesto, parola, opera e omissione e normalmente aggiungere “per mia colpa, mia grandissima colpa”, ogni volta che loro non sono conformi al pensiero che avevamo in testa. E spesso giustificarli, giustificarne comportamenti che richiedono contenimento, con raffinate dissertazioni psicologiche, forse valide, a volte necessarie, ma non siamo psicologhe infantili e un capriccio continua a essere spesso un capriccio e non un disturbo del comportamento. Noi siamo esseri umani, loro sono esseri umani, se sono sani, si affermano come possono, come noi.. Quindi….anche no, io spesso non so cosa hanno, perché lo fanno…ma so che dobbiamo conviverci ed amarci passando per le loro lagne (il primo è detto la piccola fiammiferaia), i loro tentativi di ricatto (il secondo mi dice che non toccherò mai più la sua pelliccia, ovvero una meravigliosa peluria sulla schiena), le loro trasformazioni in gremlins che ha mangiato dopo mezzanotte (the last but not the least). Eppure cresceranno, feriti, acciaccati, ma resterà l’amore e un sorriso se abbiamo imparato a farlo, intanto noi, alla vita.

Roma, 2 Maggio Luana Natalizi per “Un vuoto nella pancia”, Teatro Trastrevere

 

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