Manuela Caracciolo – Il tè del Venerdì

Manuela Caracciolo – Il tè del Venerdì

Manuela Caracciolo – Il tè del Venerdì

Manuela Caracciolo è autrice e giornalista, una penna eclettica e vivace. Oggi scopriamo la persona dietro alla pagina, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo Tutto ciò che il paradiso permette.

Ciao Manuela e benvenuta al tè del venerdì!

Prima domanda personale, Che cosa ti ha portata alla scrittura? Quali autori ti hanno maggiormente ispirata?

L’amore per la scrittura è sbocciato verso i 13 anni, dopo aver letto numerosi romanzi di Stephen King. Aldilà del genere, King è sempre stato ciò che avrei voluto essere io: dopo aver terminato ognuno dei suoi romanzi provavo nostalgia. Per i personaggi, per la vicenda in sé. Come se un viaggio emozionante e suggestivo fosse terminato. E allora mi chiesi: Potrei io trasmettere la stessa sensazione in un lettore? E Da lì è nata la magia, anche se fin da bambina amavo le storie. Lette, ascoltate , viste al cinema o in tv. La sera rielaboravo le vicende e le personalizzavo nella mia mente e ciò mi proiettava in un mondo nuovo, solo mio. Questa per me è la magia della scrittura.

Manuela caracciolo tutto ciò che il paradiso permette

Come ti descrivi come autrice? Quali sono le tematiche che preferisci affrontare quando scrivi?

Metodica,ossessiva, maniacale, descrittiva fin nel dettaglio. Il mio stile rispecchia ovviamente la mia personalità. Mi piace dare un quadro preciso al lettore di ciò che sto narrando : dall’ambientazione, all’aspetto dei personaggi e soprattutto la loro psicologia, i loro sentimenti, le loro ossessioni…mi piace addentrarmi nella psiche umana, che da tempo cerco di interpretare, per dare modo al lettore di identificarsi, di sentirsi parte della storia. I rapporti con sé stessi, con la società, con gli altri è ciò che mi preme raccontare, per creare un passaggio riservato al lettore, che va dalla storia all’anima e alla mente i chi anima le mie storie.

manuela caracciolo

Parliamo del tuo romanzo, “Tutto ciò che il paradiso permette”: chi sono i protagonisti? Come sono nati questi personaggi?

“In ogni personaggio che lo scrittore crea c’è qualcosa di personale e intimo. Non necessariamente autobiografico, ma sicuramente ognuno riceve il dna del proprio creatore e occorre poi lasciare che questo si evolva naturalmente, lasciando che cresca e parli, che dedica per sé, come se fosse un figlio. Harrie è simile all’adolescente che sono stata, che forse siamo stati in tanti. Sognatrice, ossessionata, insicura, innamorata dei concetti astratti ma anche coraggiosa e istintiva…e forse in questo sono rimasta simile a lei.

Paul è una rockstar in crisi di identità. Dopo il successo fulminante si trova a non riconoscere più se stesso, a confondere i rapporti con ciò che lo circonda, a trovare in sè un grande buco emotivo, che è quello che lo lega a Harrie, vale a dire una mancanza di protezione della figura genitoriale della quale entrambi sono alla ricerca. Incontrandosi, si compensano per qualche tempo. E ovviamente evolvono.

La figura di Paul è quella più complessa : ho cercato di analizzare e interpretare meglio ciò che può accadere dentro la testa di un ragazzo della periferia di Dublino, pieno di rabbia e sogni da realizzare, quando all’improvviso si ritrova catapultato al centro di tutto. E poi fondamentale è l’epoca in cui si svolge la storia: la fine degli anni 80 e l’avvento dell’Aids hanno portato grandi sconvolgimenti nell’esistenza delle persone, si sono modificati i rapporti intimi, le relazioni con gli altri, con la società stessa, con la propria sessualità. Anche questo è complice della crisi esistenziale di Paul.

Tutto ciò che il paradiso permette è ambientato negli anni Novanta: perché questa scelta?

Proprio per quello che scrivevo prima. E’ stato un periodo di rivoluzioni culturali, politiche, economiche. Dalla devastazione sono nati frutti nuovi ed è cambiato l’intero mondo. All’epoca ero piccola, ma avvertivo questo cambiamento. In ciò che leggevo, che ascoltavo, che vedevo. E in più, anche io avevo la sensazione che ci fosse un pericolo incombente, un contagio che minava i rapporti, le interazioni tra le persone. E da adolescente l’informazione che passava era deviante e terrorizzante: “una strana epidemia si stava diffondendo”. E questo mise in discussione davvero molti valori e sentimenti.

Cultura al femminile: che significato ha per te personalmente questa definizione? Esiste una cultura, una letteratura al femminile? Come ti collochi in essa?

Ci ho riflettuto moltissimo, e trovo che, per esigenze commerciali oggi, di classe e culturali un tempo, dovessero per forza esistere dei segmenti del mercato editoriale che suddividevano anche i lettori. Oggi esistono ancora uomini che non leggono le donne, mentre le donne leggono…tutto. E ci sono dimostrazioni tangibili di come scrittrici come Margaret Mazzantini, Amelìe Nothomb, Isabella Santacroce, Mrguerite Yourcenair o la stessa Agatha Christie, Mary Shelley, abbiamo distrutto il preconcetto che i libri delle autrici siano troppo sentimentali rispetto ai colleghi maschi. Flaubert diceva “Per essere uno scrittore è necessario essere letto senza che nessuno capisca a che sesso appartiene il narratore. Solo con uno stile androgino, si otterrà una scrittura perfetta”.

Progetti futuri? Quali generi vorresti affrontare come autrice e quali invece non ti attirano proprio?

“Sono già al lavoro con il nuovo romanzo, per ora solo schede personaggi e alcune bozze. Fino all’autunno cercherò di dedicarmi il più possibile alla promozione di “Tutto ciò che il paradiso permette”. Un libro, al giorno d’oggi va portato in giro, presentato, discusso, pubblicizzato…questo toglie un po’di poesia forse alla mia idea di scrittrice romantica. Il rapporto con un pubblico che non mi conosce mi mette sempre in difficoltà, ma poter parlare alle persone del mio lavoro è il mezzo più efficace. Il genere horror, thriller e giallo mi attirano molto, ma non sono pronta a cimentarmici, preferisco essere una lettrice in questo caso. Idem per l’autobiografia.

Nessuno lascia questa pagina senza aver risposto all’ultima domanda. Come prendi il tè? J

Mi piace molto, è un rito che mi ha sempre affascinato. Lo prendo nero e verde, bollente, nella mia tazza con gli unicorni o quella con i fenicotteri e non aggiungo zuccheri!

Ciao Manuela e grazie per averci fatto compagnia!

Manuela Caracciolo

Manuela Caracciolo è nata ad Asti. Dal 2007 scrive per giornali locali e per alcune testate americane come La Voce di New York e America24 (del Gruppo Il Sole 24 Ore). Cura la comunicazione di alcune realtà nell’ambito della cultura e dell’enogastronomia. Autrice di racconti e poesie, ha pubblicato nel 2017 il romanzo Quella notte a Merciful Street (Trenta Editore). Tutto ciò che il paradiso permette ha vinto il Premio Zanibelli 2018 per la narrativa inedita.

https://www.ibs.it/tutto-cio-che-paradiso-permette-libro-manuela-caracciolo/e/9788830900134

Tutto ciò che il paradiso permette

DATI TECNICI

pp. 208

€ 15,00

 

Harrie è un’adolescente sognatrice alle prese con una vita in bilico tra realtà e fantasia.

Paul è il leader di una rock band travolto dalle sue paure.

Il loro incontro cambierà per sempre le loro vite.

Harrie, un’adolescente con grandi occhi blu e capelli rossi, vive in un mondo tutto suo fatto di sogni, favole, film e tanti interrogativi su una madre mai conosciuta. Paul, instabile e annoiato frontman dei Purple River, uno dei gruppi musicali del momento, si ritrova a fare i conti con il prezzo della celebrità tanto inseguita, che sfregia la sua giovane vita.

Il loro incontro avviene per caso o per volere del destino: da quel momento i loro cuori esplodono «come stelle nella notte» e spontaneo nasce il desiderio di fuggire insieme a Nizza, città sdraiata sul mare, tanto luminosa ed elegante da sembrare il paradiso.

Tutti li cercano: Emma, la zia di Harrie che l’ha cresciuta dopo la scomparsa della madre; Samuel, il manager della band, che tenta in ogni modo di proteggere il gruppo da scandali e danni d’immagine, e Cordelia, affermata giornalista dal passato segreto, sempre a caccia di gossip sulle rockstar.

Tutto ciò che il paradiso permette è la storia di una passione travolgente come solo può esserlo il primo amore. E sullo sfondo gli anni Novanta, Dublino, la Costa Azzurra, e l’ombra di una malattia subdola che si insinua nel tessuto del racconto come io narrante: una protagonista sommessa che presto alzerà la voce.

 

Il tè del venerdì

 

 

 

 

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