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Voglio vederti soffrire – di Cristina Brondoni

Voglio vederti soffrire –

di Cristina Brondoni

Recensione di Emma Fenu

Voglio vederti soffrire è un thriller psicologico di Cristina Brondoni edito da Clown Bianco nel 2019.

C’era una volta una bambina con i riccioli scuri e composti, la bocca arcuata in un sorriso e grandi occhi marroni. Il vestitino stretto in vita le scendeva perfetto fino alle ginocchia tonde e le scarpette racchiudevano piedini che si imponevano passi leggeri e misurati.

La bambina voleva fare l’attrice, ma prese coscienza, crescendo, che si poteva fingere di essere altro anche nella vita reale, in un bipolarismo ossessivo e in narcisismo patologico in cui simulare tristezza al posto della gioia diabolica.

C’era una volta un bambino con un ciuffo ribelle e i lineamenti perfetti a far risaltare l’azzurro delle iridi. I pantaloncini da elfo, indossati per la foto di Natale, non potevano preservare la sua innocenza.

Il bambino voleva essere fautore di giustizia e prese coscienza, crescendo, che si poteva fingere di non soffrire, negando i propri traumi e sfuggendo relazioni affettive impegnate, se ci si adoperava per gli altri, schierandosi dalla parte delle vittime e comprendendo l’abisso dei boia, per fermarli.

Passano gli anni e i due, divenuti adulti, si incontrano. Una volta, due volte, mille.

Ma uno dei due non lo sa, fino al disvelarsi di una verità mascherata da giustizia ma che è solo follia.

Voglio vederti soffrire crea un intreccio di storie apparentemente slegate che trovano congiungimento nell’ansia del lettore e nell’epilogo agghiacciante e imprevisto che coinvolge intimamente, trascinando nel ritmo convulso di parole, immagini e fatti, e porta a riflettere.

Siamo davvero al sicuro?

Siamo davvero al sicuro dove siamo certi di esserlo?

Dove si nasconde il male?

Unde Malum, ossia “da dove il male”, è la primigenia domanda di un’umanità figlia di Caino che ancora piange l’omicidio efferato di Abele, di cui si ritrova ad essere talvolta complice.

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Sinossi

Milano.

In un torrido agosto che sembra non avere mai fine, un anziano uccide la moglie a colpi di accetta.

Sulla scena arriva l’ispettore Enea Cristofori, impegnato a seguire altri casi di morti che come sfondo comune sembrano avere il male di vivere, reso più cupo dal caldo opprimente e dalla solitudine di una metropoli svuotata per le vacanze estive.

Normale amministrazione, per quanto tragica.

Ma la spiegazione più semplice non sembra convincere Enea, che inizia un’indagine da cui affiorano ricordi che credeva sepolti e indizi inquietanti.

A volte, fare del male è disperatamente semplice. Basta volerlo.

Titolo: Voglio vederti soffrire
Autore: Cristina Brondoni
Edizione: Clown Bianco Edizioni, 2019

Emma Fenu: Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Scienze dei Sistemi Culturali. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, di letteratura e  iconografia di genere; sono presidente e fondatrice del portale "Cultura al Femminile" e dell'omonima associazione culturale; amministro la pagina facebook "Letteratura al Femminile; scrivo recensioni e articoli per magazine e siti; insegno italiano agli stranieri; tengo corsi di scrittura creativa; organizzo eventi culturali in tutta Italia; sono attiva contro la violenza sulle donne. Ho collaborato come giurata o autrice per varie antologie. Ho pubblicato un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità; una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte; una fiaba contro i pregiudizi sessisti, "Il segreto delle principesse"; una silloge illustrata di filastrocche sul concepimento e sull'adozione, "E' da una fiaba che tutti arriviamo"; un saggio storico antropologico su Maria Maddalena, "Nero e rosso di Donna. L'ambiguità della femminilità".
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