“L’ultimo sapiens” di Gianfranco Pacchioni

“L’ultimo sapiens” di Gianfranco Pacchioni

L'ultimo sapiens

“L’ultimo sapiens” di Gianfranco Pacchioni

Recensione di Caterina Stile

L'ultimo sapiens

“L’ultimo sapiens” di Gianfranco Pacchioni è un saggio tecnico-scientifico pubblicato da “Il Mulino” a gennaio 2019 nella collana Intersezioni.

Perspicace e al contempo crudele, L’ultimo sapiens è un’opera che guida il lettore nell’intricato limbo delle nuove tecnologie analizzando di volta in volta i punti di forza e le criticità della prospettiva umana sempre più orientata al futuro.

Con l’approccio esperto di chi non si lascia sopraffare dalle potenzialità delle nuove tecnologie, Gianfranco Pacchioni intende approfondire ogni aspetto attraverso un punto di vista che travalichi l’ambito tecnico-scientifico: quale impatto potrebbero avere le nuove tecnologie sulla nostra vita e soprattutto, quanto potrebbero cambiarci?

Per rispondere a queste domande, l’autore intende innanzitutto adeguare il discorso alla prospettiva spazio-temporale umana:

La triste realtà è che nell’arco di una settimana di storia della Terra noi occupiamo gli ultimi 180 secondi, e per giunta solo negli ultimi 25 millisecondi abbiamo cominciato a incidere sui processi che avvengono sul pianeta in cui abitiamo, sino al punto di stravolgere gli equilibri delicati che la natura ci ha trasmesso.

In quest’ottica, l’impatto delle attività dell’uomo sulla natura e sulla Terra assume dimensioni considerevoli.

La riflessione che lascia più sconcertati, però, è quella che vede il potere dell’uomo accresciuto in maniera esponenziale in un arco temporale troppo breve al punto da rendere estremamente profondo l’abisso che ci separa dai sapiens:

La vita di una persona che lavora nei campi ha subito più trasformazioni negli ultimi 100 anni che nei precedenti 10000 […] I nostri bisnonni, ma anche i nostri nonni, pur essendo cresciuti in società molto evolute rispetto ai sapiens di 10000 anni fa, avevano con loro ancora molti punti in comune. Gli umani del futuro, potrebbero invece essere creature molto diverse, forse irriconoscibili nei comportamenti, nei costumi, nel modo di pensare. […] Noi potremmo davvero essere gli ultimi della nostra specie. Noi potremmo essere gli ultimi sapiens.

L’ultimo sapiens, viaggio al termine della nostra specie, diventa quindi un affascinante percorso che assume i contorni indefiniti dei viaggi del tempo: un confronto continuo con il passato lontano di cui siamo figli e con il futuro pericoloso di cui potremmo essere i padri.

La vita frenetica a cui siamo abituati e che spesso ci sembra irraggiungibile è il risultato di esperimenti e ricerche che in pochi anni hanno modificato non solo il nostro stile di vita ma anche e soprattutto la nostra vita sociale.

Una velocità tale che rende difficile stare al passo, che produce cambiamenti sociali profondi senza che la società riesca ad adattarsi ad essi, sempre alla rincorsa di nuovi ritrovati e sempre obbligata a cambiare le proprie abitudini e i propri ritmi per “digerire” le nuove tecniche.

Se l’approccio pessimista nei confronti delle nuove tecnologie è ormai consolidato nel mondo dei programmi-denuncia, l’aspetto etico è invece ampiamente sottovalutato. Ed è proprio questo il fulcro di tutta l’opera: un’analisi visionaria e spietata delle azioni di cui siamo al tempo stesso fautori e vittime.

Per perseguire il suo intento e rendere ancora più efficace il quadro della società attuale, Gianfranco Pacchioni propone un interessante parallelo con le opere di Primo Levi, in particolare alcuni racconti della raccolta Vizio di forma.

Da queste pagine, la cui visione futuristica immerge le radici in quella che per lo scorso secolo era fantascienza, Pacchioni riesce a estrapolare brevi brani che si rivelano di un’attualità sconcertante:

La Rete avrebbe potuto trasformarsi in un vasto e rapido organo di relazione, una specie di sterminata agenzia che (…) avrebbe potuto soppiantare tutti i piccoli annunci di tutti i giornali d’Europa, combinando con velocità fulminea vendite, matrimoni, accordi commerciali e rapporti umani di ogni sorta. (…) Si intrometteva dando consigli non richiesti anche sugli argomenti più intimi e riservati; riferiva a terzi dati e fatti casualmente appresi.

In questo passo che risale agli anni ’70 del secolo scorso, Primo Levi si riferiva alla rete telefonica che, una volta estesa a tutta l’Europa, acquisiva un’autonomia inaspettata rivelandosi in grado di interpretare e anticipare il pensiero umano. A cosa vi fa pensare tutto ciò?

Il mio cellulare comincia a fare cose che io non credo di avergli mai chiesto di fare, e a completare frasi che sto componendo mentre scrivo, evidentemente dimostrando una certa prevedibilità dei miei pensieri.

Il libro evidenzia che, con lucidità sorprendente, Primo Levi è stato in grado di anticipare temi che oggi fanno parte del nostro quotidiano: intelligenza artificiale e macchine che autoapprendono rappresentano le basi della tecnologia che ci circonda e che influenza e determina la nostra vita.

Lo sviluppo di stampanti 3D, la clonazione, la manipolazione del codice genetico, i sistemi di riconoscimento facciale, la realtà virtuale con i suoi visori sono solo alcuni dei delicati temi affrontati nel libro L’ultimo sapiens.

Una trattazione multidisciplinare che da una parte evidenzia le potenzialità enormi che le nuove tecnologie promettono in ambito clinico e sociale ma che dall’altra sottolinea quanto le ambizioni, l’avidità e l’irresponsabilità dell’uomo possano compromettere i lodevoli obiettivi della ricerca scientifica.

Attenzione, non illudiamoci. Non ci sono motivazioni etiche, non è il ridurre la sofferenza degli animali a spingere in questa direzione. Arriverà il momento in cui biostampare un fegato costerà di meno che comprare animali da sperimentazione dato che questi vengono allevati da aziende superspecializzate con costi altissimi. Se ridurremo la sofferenza dei nostri vicini sarà per profitto, non per benevolenza.

L’obiettivo è quello di metterci al riparo da tutte le malattie trasmissibili per via genetica, aprendo la strada verso un’umanità fatta esclusivamente di bambini “perfetti”.

Ma siamo davvero capaci di renderci conto di quanto sta accadendo attorno a noi? Fin quando si tratta di lasciare che i sistemi di messaggistica completino le nostre frasi limitando in parte la nostra creatività, nulla di grave. Il problema è che le cose non sono così semplici.

Con stile diretto e acuto, a volte ironico a volte preoccupato, Gianfranco Pacchioni rivela che le tecnologie attuali sono già pronte alla clonazione umana, che è in corso un progetto per la realizzazione di un genoma umano completamente sintetico che potrebbe essere modificato e perfino hackerato a proprio piacimento, che in Cina le forze dell’ordine sono dotate di occhiali hi-tech con microcamera incorporata capaci di individuare i ricercati attraverso il riconoscimento facciale, che il cervello umano può essere collegato in maniera attiva a una macchina stimolando risposte sensate, che è possibile acquistare per 100 dollari kit per l’analisi genetica fai da te autorizzati dalla FDA, che esiste il movimento Do-It-Yourself Biologist, un gruppo di “biologi amatoriali” che, con minime conoscenze e competenze, potrebbero in futuro giocare a manipolare il DNA.

Le associazioni di astrofili dilettanti esistono da sempre […] hanno persino prodotto scoperte interessanti di nuovi oggetti celesti. E senza fare alcun danno. Ma cosa ci possiamo aspettare da un manipolo di “giocherelloni” che operano modificazioni genetiche con poche conoscenze di base, completamente a digiuno di principi di sicurezza e senza un codice etico da seguire?

La portata dei cambiamenti che stanno sconvolgendo le nostre vite è molto più vasta di quanto riusciamo a immaginare ma il problema di fondo è che non abbiamo l’esatta consapevolezza di quanto stia accadendo.

Stiamo sviluppando tecnologie che potrebbero renderci quasi onnipotenti ma che al contempo acquisiscono un’indipendenza sempre più preoccupante: le macchine sono più performanti degli umani ma, “nell’ipotesi che l’intelligenza artificiale possa un giorno superare l’intelligenza di un essere umano, non abbiamo modo di prevedere come si comporterà”.

Presto nelle aule universitarie ci saranno delle meravigliose proiezioni olografiche di un celeberrimo professore di Harvard il quale presenterà un corso, disponibile in 139 idiomi e dialetti, tratto da uno sconfinato catalogo di offerta culturale in formato elettronico, il tutto arricchito da stupendi contenuti multimediali e di avvincente realtà virtuale. Qualche grande società offrirà questo servizio, ovviamente in modo del tutto gratuito. Si chiamerà Google Knowledge o Facebook University o roba del genere. Altrettanto ovviamente questa società deciderà cosa va insegnato e cosa no, cosa gli studenti è meglio che non sappiano, quali verità vanno comunicate e quali tenute nascoste, ma a chi importa più di questi dettagli?

Siamo davvero proiettati verso un futuro così catastrofico? Siamo destinati a diventare un manipolo di burattini nelle mani di un’imprevedibile intelligenza artificiale? Stanno per realizzarsi le profezie viste nei film di fantascienza? Forse no, forse ci aspetta di peggio:

Per raggiungere questi risultati serve tempo…Se continuiamo di questo passo nella distruzione degli ecosistemi e nel cambiamento climatico, tutti i migliori modelli a nostra disposizione dicono che di tempo non ne abbiamo poi tantissimo. Il rischio è che ben presto dovremo tornare a occuparci di assai più materiali problemi di sopravvivenza.

Staremo a vedere. Intanto, una corretta informazione non può che farci bene: dopotutto, l’ultimo sapiens potrebbe anche decidere di non essere l’ultimo.

Link d’acquisto: L’ultimo sapiens. Viaggio al termine della nostra specie.

Sinossi

Saremo in grado di fermarci a tempo nella nostra corsa col turbocompressore verso le Colonne d’Ercole, come si chiedeva Primo Levi? Homo faber fortunae suae, dicevano i latini, l’uomo è artefice della propria sorte. Non ci resta che scoprire quale.

Titolo: L’ultimo sapiens – Viaggio al termine della nostra specie

Autore: Gianfranco Pacchioni

Edizione: Società editrice Il Mulino, gennaio 2019

 

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