“Occhi Grandi e Cuore d’Argilla” di Gabriella Raimondi

“Occhi Grandi e Cuore d’Argilla” di Gabriella Raimondi

“Occhi Grandi e Cuore d’Argilla” di Gabriella Raimondi

Lea è un’artista, dipinge e crea sculture di terracotta. Ha imparato le tecniche pittoriche e artistiche in giro per il mondo. Zaino in spalla. Il suo sogno è aprire un laboratorio in un palazzo con le maioliche blu a Sao Luis in Brasile. Lea è dolce, tenera, facile da plasmare, malleabile come la creta. Dove si adagia ne prende la forma. S’innamora facilmente. Colleziona amori e delusioni. Lea è fragile. Si asciuga in fretta, si sfalda e si spezza. Se si bagna si scioglie. Proprio come l’argilla. Basta una lacrima a distruggerla. Lea sta tornando a casa dopo una mostra in Olanda. Lea è uno spirito libero che non vuole legami.

Lui è Andrew, occhi grandi, madre messicana, padre irlandese. Nato a Carmel in California. Insegna inglese e spagnolo in giro per il mondo. Non è mai stato in Italia. Si trova a Roma per insegnare ai dipendenti di una grossa azienda. Il motto di Andrew è: sono un cittadino del mondo.

Lea e Andrew s’incontrano alla fermata dell’autobus all’aeroporto di Fiumicino. Si sorridono. Si sfiorano. Si piacciono all’istante. Il bus arriva, si siedono accanto, si presentano. Lui non parla italiano. Conosce solamente tre parole che ben richiamano lo spagnolo: ciao, grazie e come stai? Andrew e Lea, trentenni s’innamorano al primo sguardo. Gli occhi di lui, profondi e verdi come i prati d’Irlanda penetrano l’anima e il cuore di Lea. Tante affinità li accomunano. L’arte, la musica, i viaggi, la passione per i riti antichi e le usanze delle minoranze etniche. Parlano tanto.

Da quel momento vivono un amore travolgente, appassionato. Un continuo susseguirsi di fatti emozionanti.

Sei mesi a Roma senza mai separarsi. Gli scalini di Trinità dei Monti, la fontana di Piazza Navona, le mura del Colosseo e il panorama di Monte Mario diventano complici e testimoni dei loro baci e dei loro respiri. Lea ed Andrew decidono di fare il giro del mondo per cercare il posto giusto e costruire la loro vita. Vagabondare a piedi, in auto, in moto, in treno, tra Stati Uniti, Sud America, Europa e Oriente, dormire in piccoli motel, per scoprire e vivere il mondo come hanno sempre sognato. In brevissimo tempo Lea vende il suo piccolo appartamento. I cinque continenti li attendono.

Volano a New York. Comprano una Harley e, senza fretta, attraversano gli States. Da Philadelfia a Chicago, proseguendo poi sulla mitica Route 66 per raggiungere la California, attraversando il Grand Canyon, la Monument Valley e i territori Navajo. Qualche mese a Carmel, nella dependance fronte oceano messa a disposizione dai genitori di Andrew. Una vecchia Tunderbird rossa li porta fino al confine col Messico. Da San Diego a Oxaca per incontrare i nonni materni per ascoltare le loro storie su antichi riti Maya. Volano in Perù, e da lì con un battello attraversano il Lago Titicaca fino alla Bolivia. In treno fino a Buenos Aires, e da lì attraverso le pampas, fino al confine del mondo: Ushuaia. In volo raggiungono l’Australia. I riti aborigeni li coinvolgono. Le notti in tenda nei luoghi sacri di Ayers Rock diventano indimenticabili. Vivono la vita che hanno sempre desiderato. Volano in oriente. Pechino li accoglie. La Transiberiana li porta a Mosca. E ancora da Istanbul a Vienna. Un salto in Irlanda: radici di Andrew. Da Dublino fino alle scogliere di Moher. Lea e Andrew decidono di sposarsi proprio lì, in quel posto magico.

Un anno passa in fretta, quasi come un’ora… Piove. L’autobus entra in città. Rallenta, si ferma. Andrew è arrivato alla sua fermata. Lea scenderà alla prossima: al capolinea. Si salutano.

Dal vetro si guardano e si sorridono. Le mani cercano il contatto attraverso il finestrino chiuso. Il bus riparte, svolta a destra. Lea vede Andrew sparire. Sciogliersi insieme alle gocce d’acqua.

Non si sono scambiati neanche il numero di telefono.

 

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