“La dama in verde” – di Antonia Romagnoli

“La dama in verde” – di Antonia Romagnoli

“La dama in verde” – di Antonia Romagnoli

Recensione di Lisa Molaro

 

La Dama in Verde” è l’ultimo romanzo scritto da Antonia Romagnoli e costituisce il terzo volume (indipendente e autoconclusivo) della serie delle “Ghost Ladies“, preceduto da “La Dama in Grigio” e da “La Dama in Bianco”.

Prima di iniziare a scrivervi il mio pensiero, nel caso aveste pochissimo tempo a disposizione e preferiste ascoltare la presentazione del libro direttamente dall’autrice, a questo link è disponibile il video della sua “diretta”: https://www.facebook.com/salottomissdarcy/videos/454862098645859/

I romanzi di Antonia Romagnoli li ho letto quasi tutti e, quindi, per me questa lettura non è stata che una conferma dell’abilità dell’autrice di trasportarmi – anzi: intrappolarmi – dentro trame fitte di sole e tenebra.

Attraverso il volgere – digitale, a onor del vero – delle pagine, ho camminato sulla ghiaia traditrice, scricchiolavano i passi evidenziando presenze ammantate da spesse coltri di nebbia.

Questa che ho appena terminato di leggere è una “Ghost story”… certo, così parrebbe, eppure…

Le note odorose del gelsomino e della rosa di Grasse hanno accompagnato questa lettura uscendo dalle parole posate su carta da Antonia Romagnoli.

Ehm… io, però, per la trama vi rimando alla sinossi in calce all’articolo. Ciò che voglio riportarvi è quello che invece esce “urlando” dalle pagine di questo romanzo.

Quanto pesa il proprio passato? Quanto ci si può sentire in colpa e continuare a vivere nell’inferno della punizione autoinflitta, agognando sofferenze ed esìli pur di non concedersi il lusso, creduto immeritato, del proprio perdono?

Antonia Romagnoli non tratteggia, magistralmente, solo dame che fluttuano, forse vendicatrici, nell’aria ma i veri fantasmi a cui dà voce in queste pagine sono quelli dei fantasmi che, al pari degli scheletri nell’armadio, albergano dentro i protagonisti corroborandone l’anima come soda caustica su morbida pelle.

Dame in carne e ossa che seguono la scia del proprio destino, vittime infelici di decisioni altrui… forse, o forse machiavelliche giocatrici che muovono le proprie pedine sulla scacchiera del loro divenire.

Mentre si gioca, però, non si è mai soli e se non apri le finestre e fai cambiare l’aria, o uscire le anime intrappolate nella stanza, sola non sei mai.

L’innocenza dai perfetti boccoli inanellati può trasformarsi in altro, in qualche cosa di inaspettato, in grida di dolore e lacrime con troppo sale che scivolano su ferite aperte.

Il passato.

Il passato può demarcare i limiti del reale, del percepito e dell’irreale.

Nero e Verde, una Dama, un Barone… una vita in mezzo. Una? Più d’una!

Perché i vissuti si intrecciano, si stirano, si agganciano, si fondono, si arpionano, si incollano, si appiccicano addosso come la stoffa verde di un vestito bagnato che si plasma sulla pelle di un corpo che non è il proprio.

Soffochi? Annaspi? Rifiuti? Scappi? Corri? Ti nascondi? Ti innamori? Ti lasci scivolare lenta come lo scorrere di un rigagnolo o ti trasformi in una cascata piena di vigore, di forza, di potere e provi a erodere la roccia?

Cosa fai? Cosa fai del tuo passato? Come lo trasformi? In cosa? Come ti riappropri di te stessa/o?

Ti immergi o ti allontani dall’acqua che purifica?

Elspeth è abituata a sentirsi invisibile agli altri cuori, privata d’affetto in troppo giovane età; cosa significa per lei sentirsi “attesa”?

“Era attesa, qualcuno, qualcuno la stava aspettando e per lei c’era un posto, un letto, un camino acceso: quel fuoco, quel solo, remoto focolare, aveva costituito per lei un motivo sufficiente per continuare, un respiro dopo l’altro, un passo dietro l’altro.”

Quanto pesa l’educazione ricevuta? Quanto è importante l’obbligo di fare sempre le cose giuste? Quanto può essere salvifico, o deleterio, seguire il proprio cuore e non la propria razionalità?

Quanto – e per quanto tempo – si può fuggire dal proprio “sentire”?

“In collegio e a casa Davenport aveva imparato a sopravvivere grazie a un rigido autocontrollo dei sentimenti, il rendersi conto di non saper fare altrettanto nei confronti di un uomo appena conosciuto la sconcertava.”

Hemsworth Manor era lì. Era sempre stata lì ad aspettare Lei.

Hemsworth Manor era un’imponente costruzione, massiccia e greve, una belva acquattata nel prato, con i muscoli pronti a scattare per avventarsi sulla preda”

Hemsworth Manor aspettava lei, ma lei non era la preda…

Antonia Romagnoli mi ha romanzato sentimenti rimasti intrappolati nel vetro di una clessidra che nessuno ha mai rovesciato. Il passato inghiottiva, dentro il suo vortice, anime che non potevano uscire.

“Non sarà mai un vetro a trattenere un’anima, né un panno a liberare i vivi dalla sua presenza.”

Questo romanzo parla di coraggio, determinazione, convenzione, accordi, segreti, palpiti, paura, morte, dolore e amore… sì, amore… quello sconveniente che, come l’acqua di una cascata, non è disposto a seguire regole e prova, appunto, a levigare una roccia scura, scura come un Barone che si crede fatto di tenebra.

“(…) Visibile e invisibile sono solo due aspetti del vero. Come se ci fosse un velo davanti alle cose, e questo velo ti impedisse di vedere bene quello che c’è dietro: ma se lo scosti? Quali meraviglie puoi scoprire? Lo stesso panorama lo vediamo tutti, ma solo alcuni occhi ne colgono appieno la bellezza, gli aspetti, anche andando oltre ciò che appare.”

“Non sono i fantasmi da temere, ma il male che alberga nel cuore umano.”

Londra, 1816… Whit’s fur ye’ll non go past ye, quello che deve succedere succederà e, forse, il profumo di un mazzolino di violette – fiore del perdono – si mescolerà al profumo del gelsomino e della Rosa di Grasse.

Buona lettura,

Lisa.

Titolo: La Dama in Verde
Autore: Antonia Romagnoli
Editore: Self publishing, 2019

Sinossi:

Inghilterra, 1816

Dopo aver trascorso diversi anni sul Continente, Lord Hemsworth torna in patria per incontrare Honoria, sua promessa sposa. Ciò che il Barone non si aspetta, però, è di scoprire nell’amica di lei un volto che gli è ben noto: è lo stesso viso che, da tanto tempo, lo affascina in un dipinto che ha inseguito per mezza Europa. Il legame, sconvolgente e inspiegabile, avvincerà entrambi, e conciliare i desideri del cuore e il senso dell’onore diventerà ben presto una vera battaglia…
Sarà Elspeth la donna che gli permetterà di espiare i delitti di cui si è macchiato? Può il destino avere legato le loro anime fuori dal tempo?
Ma soprattutto, chi è la dama vestita di verde che tormenta i sogni e segue i passi di tutti loro, e che con i suoi sussurri reclama diritti sul Barone di Hemsworth e la sua stirpe?

 

 

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