Il mistero del calzino scomparso. Parte 2 – di Loriana Lucciarini

Il mistero del calzino scomparso. Parte 2 – di Loriana Lucciarini

Il mistero del calzino scomparso – di Loriana Lucciarini

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Il suo corpo era squassato da una risata isterica inarrestabile, Enza non riusciva a smettere anche se sapeva che non c’era niente da ridere.
Perché ora ne mancavano altri due alla nuova conta?
Affranta, si sedette sul bordo della vasca.

Doveva ripercorrere mentalmente tutte le azioni, senza tralasciare nessun particolare.
Dunque: aveva rovistato nella cesta, selezionato e classificato per tipo forma e colore.

Aveva fatto separazioni visive per non sbagliare, senza mai fermarsi.

Sì, c’era stata la telefonata di Ugo, ma aveva risposto dal cellulare, senza spostarsi da lì e, soprattutto, non si era distratta.

chiamata era durata poco, aveva riattaccato dopo una serie di «Sì, va bene» ripetuti con voce annoiata e, ripreso il lavoro, lo aveva concluso meticolosa prima di avviare il programma.
Solo a quel punto si era concessa un meritato caffè.

Non aveva commesso errori, ne era certa.
Tuttavia, la sparizione c’era stata: Enza li aveva cercati ovunque ma sembravano essersi volatilizzati.

Un lampo di rabbia balenò nei suoi occhi chiari. C’era solo una spiegazione, una spiegazione che ormai da tempo le girava in testa e che ora si trasformava in certezza assoluta.

Era stata lei: la lavatrice.

«Sei golosa di calzettoni, eh?» Enza sfidò la macchina irritata, «Vediamo se anche questo è di tuo gusto!» gridò, riempiendo con furia il cestello con quello che aveva a portata di mano.

«Ti piace? Rispondi!»
Affogò i panni in mezza bottiglia di detersivo e premette il pulsante di avvio.

I pompieri quando arrivarono sul posto trovarono Enza intenta a volteggiare come novella ballerina tra gli spruzzi d’acqua di un pavimento allagato, avvolta dalla schiuma.

Appariva fuori di sé e urlava frasi sconnesse contro un’entità sovrannaturale accusandola del rapimento di milioni di calzini in tutto il mondo.

«Ho le prove! Posso testimoniarlo!» arringava i soccorritori con la voce ridotta a un ringhio mentre fissava allucinata l’elettrodomestico in avaria.
I medici decisero di sottoporla ad alcuni accertamenti a causa del suo stato confusionale.
Enza, intenta a scacciare dalla testa il rumore assordante di quella macchina malefica, il cui stridio diabolico le era sembrato simile una risata metallica, neanche si accorse della piccola folla raggruppata in strada che la fissava con sgomento e curiosità.

Com’è che le aveva detto? Non li renderò mai, umana, sappilo. E non provare a sfidarmi!

Ma Enza non aveva resistito e aveva dichiarato guerra. Alla fine però aveva vinto lei.
La sirena dell’ambulanza sovrastò la risata agghiacciante che a Enza parve fuoriuscire dalle viscere dell’inferno.

Nessuno oltre a lei ci fece caso, così come nessuno vide nel buio dell’appartamento allagato la lavatrice prendere vita mentre sul display appariva un luminoso ghigno soddisfatto.

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