“L’educazione” – di Tara Westover

“L’educazione” – di Tara Westover

“L’educazione” – di Tara Westover

Recensione di Lisa Molaro

 

L’educazione” di Tara Westover è un memoir edito dalla Feltrinelli nel 2018.

Adesso Tara Westover è una giornalista e una storica, vive in Inghilterra e, dopo una laurea alla Brigham Young University, ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia a Cambridge.

Adesso Tara Westover ha 32 anni e in un’intervista apparsa su Vanity Fair (che potrete trovare qui: https://www.vanityfair.it/show/agenda/2018/06/04/tara-westover ) l’estate scorsa ha dichiarato:

«Ho perdonato i miei genitori quando ho perdonato me stessa»

Scrive, dunque, di esser giunta al perdono… io che ho letto il suo romanzo autobiografico, dubito riuscirei a farlo se mi trovassi al posto suo!

Ma facciamo un passo indietro…

Tara Westover è cresciuta alle pendici di una montagna nell’Idaho mentre la Principessa indiana scandiva lo scorrere delle stagioni divenendo per lei un punto fermo.

Sono in piedi sulla carrozza rossa del treno che è abbandonata accanto alla stalla. Si alza il vento. I capelli mi frustano la faccia e sento un brivido freddo nel colletto aperto della camicia. I venti sono forti da queste parti, sembrano il respiro stesso della montagna. Più in basso la valle è tranquilla, impassibile. Ma la nostra fattoria danza: le pesanti conifere ondeggiano piano, mentre l’artemisia e i cardi selvatici tremolano e s’inchinano a ogni raffica o vuoto d’aria. Dietro di me si alza una piccola collina che va a cucirsi alle pendici della montagna. Se guardo in alto posso vedere la sagoma scura della Principessa indiana.La collina è un manto di grano selvatico. Se le conifere e l’artemisia sono solisti, il campo di grano è un corpo di ballo: ciascun gambo segue gli altri in slanci improvvisi, come un milione di ballerine che si piegano una dopo l’altra quando le forti raffiche investono le loro teste dorate. La forma di questo solco dura solo un istante, e allora si ha l’impressione di poter vedere il vento.
Tara Westover non è cresciuta in mezzo alla natura più illibata, magica e poetica, bensì ha diviso il suo tempo di bambina tra la propria abitazione, quella dei nonni – che però frequentava con limitazioni notevoli – e la discarica di famiglia. Il luogo in cui lavorava.
Non è cresciuta rincorrendo farfalle in modo spensierato, non giocava con i compagni di scuola… anche perché, a scuola, non poteva andarci; nemmeno era stata registrata all’anagrafe… per il mondo, lei e i suoi fratelli, esistevano per modo di dire.
La madre ha insegnato ai suoi figli a leggere e a scrivere ma lo ha fatto soltanto affinché potessero leggere e interpretare le Sacre Scritture.
Non potevano frequentare persone non mormone, non potevano curarsi in ospedale e non potevano mettere le cinture di sicurezza quando andavano in macchina.
Non potevano cedere alle innumerevoli tentazioni Satana e, infatti, Tara ha dovuto ritirarsi da un corso di danza perché quando suo padre l’ha vista ha esordito dicendo che in quel corso veniva insegnata l’indecenza e la promiscuità,
Satana, a parere di Gene – il padre di Tara –  chiamandola “danza” aveva convinto mormoni per bene ad accettare che le loro figlie, saltellando di qua e di là, divenissero puttane nella casa di Dio.
Il destino ha voluto che lei nascesse in una famiglia di mormoni anarco-survivalisti, integralisti e ossessionati dalla religione, definirli fanatici (il padre in cima alla lista) è dire poco.
Lei è cresciuta preparandosi per i Giorni dell’Abominio (uno tra tutti, il capodanno del 2000), quando il sole si sarebbe oscurato e la luna avrebbe grondato un liquido simile al sangue.
Come può, una bambina, sapere riconoscere il bene se le è stato inculcato che tutto ciò che esula dalla famiglia, tutto ciò che “viene dall’esterno”, è opera di Satana?

Questo romanzo è un contenitore drammatico di tutti i giorni che le sono occorsi per diventare ciò che ora è.

Nulla viene edulcorato al lettore.
A tratti vorresti chiudere il libro e far finta che certe cose, semplicemente, non possano accadere… ma non puoi farlo, perché così, lo sai, non è e vuoi vederla imparare ad alzare la testa, a camminare diritta, a guardare avanti.
Vuoi vederle riconoscersi i diritti acquisiti con le lotte delle donne che l’hanno preceduta.

Vuoi vederla strappare i limiti, con ferocia e urgenza, della capsula che la imprigiona.

Vuoi che si ribelli a un padre bipolare e manipolatore, a una madre che non ha il coraggio di ribellarsi essa stessa e che, anzi, a tratti spalleggia, di molto, il marito.

Leggi e attendi l’attimo in cui speri di vederla usare la determinazione per difendersi da un fratello che ha fatto sue troppe cose del padre e che le “concede” ulteriore violenza, sia fisica che psicologica, per correggerla e farla crescere nel modo giusto, garantendole una presunta integrità morale.

Ma come fai a sapere che certe cose sono sbagliate se non hai paragoni da poter fare? Come fai a districarti dai vari sensi di colpa, anche se, poi, li riconosci errati?

La manipolazione mentale è un verme che parte dal cervello e si annida ovunque.

Ovunque, tra cuore e mente.

Una famiglia composta da elementi insani, psicologicamente inadatti a intrecciare relazioni civili, persone con un senso morale contraddittorio.

L’autrice tratteggia ogni singolo elemento della sua famiglia in modo lucido e chiaro: non ci sono spazi per diversi giudizi, tutto è lampante per il lettore che anela, per lei, imminenti vie di fuga.

Tutto è svelato dentro questo romanzo: ogni singola patologia psicologica; ogni individuo contenente il proprio mondo interiore. Tutto è chiaro a noi lettori, non a lei, bambina e poi adolescente.

Certi passaggi – molti, a dire il vero – fendono l’attenzione del lettore come un’accetta fende l’aria, con una lama che gocciola sangue e sparge odore di paura e dolore.

La manipolazione mentale porta la vittima a un bisogno fortissimo di approvazione che la porta a permettere al manipolatore di definire, continuamente,  la sua idea di realtà; la vittima idealizza colui che “le tiene in pugno la ragione” e cerca, costantemente, il suo consenso.

L’aggravante ulteriore, in questo romanzo, è la presenza di più di un manipolatore all’interno dello stesso nucleo familiare.

E la realtà distorta può divenire talmente potente da permettere alla vittima di manipolare mentalmente i propri ricordi, modificandoli, plasmandoli, inventandoli al fine di creare giustificazioni assurde e ribaltare la situazione invertendo verità e bugia.

Non voglio svelare come l’autrice sia riuscita, con piccoli e lenti colpi di scalpello o con rapiti sforbiciar di forbici, a creare un’apertura nelle pareti della sua prigione… il libro va letto e non troppo raccontato.

Dico solo che queste sono pagine di rivincita personale, pregne di sconfitte altrui.

Il ruolo della donna è centrale tanto quanto l’educazione didattica e sentimentale.

“Mentre mio padre e mio fratello gridavano, l’ignoranza mi teneva zitta: non potevo difendermi perché non capivo l’accusa”

“Leggevo per imparare cosa pensare, non per imparare a pensare con la mia testa. I libri che non erano di Dio andavano banditi. Erano pericolosi, possedevano un’astuzia potente e irresistibile.”

“Quel semestre mi consegnai all’università come resina nelle mani di uno scultore.”

 

A rendere ancora più impattante questo romanzo autobiografico è il fatto che, come scrivevo all’inizio di questo articolo, l’autrice ha, attualmente, 32 anni. Non è figlia di tempi andati, è una nostra contemporanea!

P.S: Non ho riportato, di proposito, moltissimi ingredienti di questo memoir; nulla vi ho scritto della professione della madre (erborista, ostetrica casalinga, che ha messo in piedi un’impresa senza, praticamente, uscire di casa), nulla – o pochissimo – vi ho scritto dei suoi fratelli e sorelle; dei suoi nonni, dei suoi incidenti, del suo lavoro in discarica, del suo sangue versato…

Lisa.

 

“Coraggio… piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.” EDMONDO DE AMICIS

 

Titolo: L’educazione
Autore: Tara Westover
Editore: Narrativa Feltrinelli

Sinossi:

Tara, la sorella Audrey e i fratelli Luke e Richard sono nati in una singolare famiglia mormona delle montagne dell’Idaho. Non sono stati registrati all’anagrafe, non sono mai andati a scuola, non sono mai stati visitati da un dottore. Sono cresciuti senza libri, senza sapere cosa succede nel mondo o cosa sia il passato. Fin da piccolissimi hanno aiutato i genitori nei loro lavori: in estate stufare le erbe per la madre ostetrica e guaritrice, in inverno lavorare nella discarica del padre, per recuperare metalli. Fino a diciassette anni Tara non aveva idea di cosa fosse l’Olocausto o l’attacco alle Torri gemelle. Con la sua famiglia si preparava alla sicura fine del mondo, accumulando lattine di pesche sciroppate e dormendo con uno zaino d’emergenza sempre a portata di mano. Il clima in casa era spesso pesante. Il padre è un uomo dostoevskiano, carismatico quanto folle e incosciente, fino a diventare pericoloso. Il fratello maggiore Shawn è chiaramente disturbato e diventa violento con le sorelle. La madre cerca di difenderle, ma rimane fedele alle sue credenze e alla sottomissione femminile prescritta. Poi Tara fa una scoperta: l’educazione. La possibilità di emanciparsi, di vivere una vita diversa, di diventare una persona diversa. Una rivelazione. Il racconto di una lotta per l’autoinvenzione. Una storia di feroci legami famigliari e del dolore nel reciderli.

 

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