“Il fuoco” di Gabriele D’annunzio

“Il fuoco” di Gabriele D’annunzio

“Il fuoco” di Gabriele D’annunzio

Recensione di Serena Pontoriero

Considerato letteratura secondaria, “Il fuoco” di Gabriele D’annunzio è un romanzo affascinante. La trama, di per sé, è abbastanza banale e incompleta. Si raccontano gli exploit poetici del giovane Stelio Effrèna, i suoi sentimenti per le donne che lo circondano, e in particolare per Perduta, ed, infine, le sue considerazioni su Wagner. La trama resta, appunto, abbastanza sciatta. Ma – ed è un grande ma! –  non è questo il punto. L’interesse del romanzo non è dato dalla trama ma dal suo stile e dalle considerazioni di filosofia, estetica in particolare, che lo completano. 

D’Annunzio arriva lì dove forse nessuno, se non altro molti pochi, arrivano: prendere una storia come pretesto e farne un manifesto di vita. La ricchezza di questo romanzo è enorme, ogni pagina è un gioiello prezioso. 

Tipico dello stile romantico, ritroviamo il leitmotiv per il quale i luoghi sembrano esprimere lo stato d’animo dell’artista:  

Conoscete voi qualche altro luogo nel mondo che abbia, come Venezia, la virtù di stimolare la potenza della vita umana in certe ore eccitando tutti i desiderii sino alla febbre? Conoscete voi una tentatrice più tremenda?

Altro tema assai dibattuto nel XIX secolo, la capacità della Bellezza a esser cura degli affanni e delle pene. A chi non è capitato di sentirsi meglio dopo aver guardato un tramonto, ascoltato una canzone o letto un brano? Questo è reso possibile dal potere di astrazione della Bellezza che sublima i piccoli individui che siamo, per farci entrare in comunicazione con il tutto, Eterno. 

In quell’ora egli non era se non il tramite pel quale la Bellezza porgeva agli uomini, raccolti in un luogo consacrato da secoli di glorie umane, il dono divino dell’oblio

Tacciato troppo spesso, e a torto, di superficialità, D’Annunzio elogia la vita quando essa si fa Arte:

Egli era giunto a compiere in sé stesso l’intimo connubio dell’arte con la vita e a ritrovare così nel fondo della sua sostanza una sorgente perenne di armonie.

E una vita che si fa arte non è riservata agli aristocratici o relegata ad un epoca immaginifica di un passato tanto aulico quanto impossibile da riprodurre. Ognuno è capace di Bellezza, indipendentemente dall’epoca storica in cui vive, indipendentemente dalle sue facoltà materiali.  Basta avere un animo sensibile e saperlo ascoltare e chiunque può raggiungere le vette di una vita che si fa arte, e quindi raggiungere la Bellezza.

Io non comprendo perché oggi i poeti si sdegnino contro la volgarità dell’epoca presente e si rammarichino d’esser nati troppo tardi o troppo presto. Io penso che ogni uomo d’intelletto possa, oggi come sempre, nella vita creare la propria favola bella.

A far da eco a queste considerazioni, interi passaggi di poesia in prosa: 

il cielo era sparso di leggeri vapori rosei e violetti somigliando a un mare glauco popolato di meduse

.. nello spirito attivo come nel terreno fertile non si perde alcun seme… 

L’ansia e la piena li riprendevano ora all’improvviso; e li gettavano l’un verso l’altra, li mescolavano con tanta veemenza che essi non ardivano di guardarsi nelle pupille per tema di scorgervi una cupidigia troppo brutale…

..quel corpo non più giovane, ammollito da tutte le carezze

… la sua bocca chiusa è come una bocca che porti la pesantezza d’un bacio non dato ancora 

Infine, consiglio vivamente di leggere D’Annunzio perché è, se non l’unico, almeno uno dei rari scrittori che riesce a parlare della Bellezza, producendola. Senza sofismi, senza pedanteria e pur senza scrivere saggi di filosofia, riesce nella difficilissima sfida di penetrare la Bellezza del mondo e a trascriverla senza che nulla ne venga escluso a causa dei limiti del linguaggio. 

Una tale sensibilità, padronanza di linguaggio e di stile, di profondità sotto il velo leggero della superficialità, dovrebbero rendere a D’Annunzio il meritato posto di uno dei più grandi scrittori italiani.

… ma i suoi sensi sono così acuti che godendo delle apparenze penetrano fin nel più profondo e incontrano il mistero e ne rabbrividiscono.

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Sinossi 

“Quel che si racconta in questo libro è già accaduto e lontano, richiamato come un’epifania dalla ricorrenza di una data che appare nelle ultime pagine 13 febbraio 1883 (morte di Wagner) e 13 febbraio 1900 (chiusura del manoscritto) – e che intreccia romanzo e vita. Così la storia d’amore e il progetto d’arte, entrambi mancati, appartengono alla sfera del rimpianto che inevitabilmente rende languidi i fallimenti e seducenti le illusioni.” (Filippo Tuena)

 

Scheda libro

Autore: Gabriele D’Annunzio
Titolo: Il fuoco
Casa editrice:  BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

 

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