“Il corpo morbido – (per)corso di teatro” di Maria Cristina Sferra

Semplicemente, donne.

“Il corpo morbido – (per)corso di teatro” di Maria Cristina Sferra

Il corpo morbido

“Il corpo morbido – (per)corso di teatro” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Elvira Rossi

corpo morbido

“Il corpo morbido  (per)corso di teatro” di Maria Cristina Sferra: un libro che sorprende, davvero inatteso e singolare che suscita stupore anche in chi ha seguito con interesse il percorso letterario della scrittrice.

A dare il titolo al libro è una poesia della stessa Maria Cristina Sferra: “Corpo morbido.”

La morbidezza del corpo è alterata da spigoli dolenti da smussare.

Le nodosità che interrompono la perfezione, quando saranno piallate, lasceranno un corpo simile a un involucro vuoto.

Un vuoto che attende di rinnovarsi e riempirsi d’istanti di nuova vita.

“Un corpo morbido – (per) corso di teatro” è un diario nato da un’esperienza davvero insolita vissuta dall’autrice, che per curiosità ha voluto conoscere il palcoscenico da un punto di vista che non fosse quello del semplice spettatore.

Cosa spinge Cristina Sferra a frequentare un corso di Teatro?

corpo morbido
Curiosità e voglia di mettersi in gioco rappresentano il punto di avvio di una avventura, che impegnando il corpo e la mente dona momenti intensi di vita.

“Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose” (Eduardo De Filippo)

Cristina Sferra poetessa per vocazione non disdegna cimentarsi in vari generi letterari dal romanzo al racconto fino all’approdo del diario.

Lo stesso amore per la sperimentazione la spinge a esplorare altri spazi della vita reale.

Maria Cristina Sferra, che come lettrice e autrice ha familiarità con la parola scritta, con coraggio si immerge in una esperienza che richiede un codice comunicativo differente da quello che le è più congeniale.

Il diario, concentrato esclusivamente sulle ore di lezione, è una trascrizione minuziosa delle attività che connotano il corso.

La scrittrice soffermandosi su ogni dettaglio ne coglie l’importanza propedeutica e formativa in funzione di quello che dovrà essere il traguardo da raggiungere.
Lo sguardo analitico di Maria Cristina Sferra ha un potere trascinante.

Il lettore è condotto a trasferirsi anche lui sul palcoscenico, per condividere una esperienza straordinaria.

Il diario non si limita alla cronaca ma lascia un ampio margine all’introspezione.

Il corso di teatro va al di là dell’apprendimento di tecniche di recitazione e diventa percorso di conoscenza del proprio io, delle emozioni e della capacità di dominarle:

“Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi.” (Konstantin Stanislavskij)

Trenta incontri rappresentano le tappe di un viaggio interiore alla scoperta dell’inedito.

Inedita è la fatica dell’attore.
Inedito è lo stato emozionale della scrittrice nell’ambito di un contesto che richiede un’attitudine ad assumere altre identità vivendole come proprie.

La gestualità che diventa più controllata e consapevole impone un contatto ravvicinato con la parte profonda del proprio essere:

“Mi porto a casa la sensazione di una discesa in apnea dentro me stessa. E quella del respiro liberatorio dopo essere riuscita a risalire.”

Da qui deriva l’ansia che scaturisce dal mettere a nudo una parte di sé che nella realtà istintivamente si tende a ricacciare:

“Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso” (Gigi Proietti)

Durante le lezioni si alternano momenti di creatività e disciplina che non consentono pause né fisiche né mentali.

La mente liberandosi di ogni pensiero si svuota e si dispone ad accogliere l’altro da sé.

Immedesimarsi nel ruolo da rappresentare non è né facile né indolore.

La condivisione, che sia reale o ricercata, è un gesto di generosità che avvicina le anime.

All’amica in difficoltà non mancherà certo un abbraccio più forte.

L’interpretazione degli attori è destinata a trascinare gli spettatori in uno scambio circolare di emozioni.

Nelle annotazioni di Maria Cristina Sferra ricorrono solo nomi femminili, perché l’unico ragazzo presente dopo la prima lezione scomparirà.

corpo morbido

Queste donne non si conoscono, unite dalla stessa passione s’incontrano per la prima volta.

Ciascuna ha delle paure da superare.

Chiamate a collaborare per la buona riuscita del medesimo obiettivo devono armonizzarsi ed entrare in sintonia tra loro.

Sono tutte sullo stesso piano, nessuna di loro sovrasta le altre, nessuna di loro aspira a essere centro e nessuna è periferia.

Non può esserci posto né per la competizione né per la voglia di primeggiare.

La disposizione al predominio sarebbe distruttiva

Il teatro insegna che da soli si perde e assieme si arriva al successo.

Restano aperti degli interrogativi interessanti ma privi di risposta: perché solo donne?

Una o più presenze maschili in che modo avrebbero influito sulla interazione dei soggetti coinvolti?

Maria Cristina Sferra chiude ogni pagina del suo diario con una riflessione, che di volta in volta sintetizza uno stato d’animo che l’accompagna al suo rientro a casa.

L’incertezza e lo smarrimento iniziali tendono a diradarsi durante il (per)corso.

Sensazioni contrastanti si alternano.

La scrittrice diventando sempre più partecipe della magia che si snoda sul palcoscenico finirà con il vivere un’adesione totalizzante a un ruolo che le donerà una carica di energia vitale.

Il ritorno a casa non avviene mai all’insegna di una pacifica indifferenza.

Mentre l’animo è in subbuglio per le emozioni, la mente si carica di nuovi stimoli:

“Mi porto a casa un trambusto interiore, un ribollire del pensiero, un’effervescenza dello spirito.”

Ogni sera Maria Cristina Sferra passa in rassegna quanto le è derivato dallo scambio emozionale con le sue amiche di corso.

La scrittura del diario le consente anche di porre un argine al fermento che è dentro di lei placando l’inquietudine che l’accompagna.

Alla fine “Il corpo morbido” completamente svuotato dalla fatica e dall’emozione saprà acquistare il respiro e farà rivivere con intensità la creatura di cui con dedizione materna Maria Cristina Sferra si era presa cura.

 

 

 

Sinossi

Diario esperienziale che raccoglie il racconto dei trenta incontri del ciclo di studio frequentato dall’autrice. Una narrazione personale ed emozionale per scoprire che cosa significa avvicinarsi al misterioso mondo del teatro, mettersi in gioco senza riserve, affrontare la fatica del corpo e l’impegno della mente, provare l’ebbrezza del palcoscenico, sapere che cosa si nasconde davvero dietro il sipario.

Titolo: Il corpo morbido (per)corso di teatro
Autore: Maria Cristina Sferra
Editore: Independently published (24 luglio 2019)

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.