Il tè del venerdì con Erika Zerbini

Il tè del venerdì con Erika Zerbini

Il tè del venerdì con Erika Zerbini

Erika Zerbini oggi ci presenta la sua ultima fatica, “Nessuno al posto tuo”, Panesi Edizioni. Da sempre impegnata in prima linea per una visione della maternità più umana e meno efficentista, per il riconoscimento e il supporto del lutto perinatale, con questo romanzo affronta una tematica altrettanto importante, quella della violenza domestica. Alla nostra ospite raccontarci di più!

Ciao Erika e benvenuta al tè del venerdì!

Prima domanda personale: chi è Erika Zerbini? Quali sono i suoi amori?

Ciao a voi, care lettrici e cari lettori del tè del venerdì! Chi sono… In ordine di apparizione sono donna, mamma, moglie e scrittrice, in realtà ogni aspetto è legato profondamente all’altro. Amo la mia famiglia, la quiete della mia casa sul monte; amo scrivere. Senza scrivere non riesco a pensare. Amo pensare, riflettere, su di me e il mondo che mi circonda, cercare di capire come poter stare in armonia, trovando per ciascuno dei componenti della mia famiglia una dimensione il più possibile serena.

erika zerbini nessuno al posto tuo

“Nessuno al posto tuo” è il tuo primo romanzo, ma non il tuo primo libro: ci racconti un po’ del tuo percorso come autrice?

Come ho detto, non riesco a pensare senza scrivere, pertanto scrivo da sempre, fin da bambina. Non ho mai immaginato che il mio scrivere potesse tradursi in qualcosa di pubblicabile, finché mi è capitato di vivere la morte in utero di due delle mie figlie. Quelle due esperienze mi hanno catapultato in una realtà che non conoscevo e che nemmeno avevo previsto. Fu un periodo molto impegnativo e faticoso della mia vita personale, ma anche familiare: il lutto perinatale non è un lutto solo delle madri. Così ho cercato in rete e in libreria pubblicazioni che mi aiutassero ad attraversare questa fase e ho trovato veramente molto poco.  Il lutto perinatale è un argomento che non trova facilmente spazio nel reparto maternità, poiché rischia di svelare una realtà crudele e guastare l’idillio della gravidanza a lieto fine: unico risultato che merita d’essere considerato. Non trova facilmente spazio nemmeno nell’ambito della morte e del lutto, poiché a morire è una creatura priva di riconoscimento sociale, quindi mai esistita, ‘Mai nata’ – come spesso è definita – e se nessuno nasce, nessuno muore. Insomma, il lutto perinatale è un evento che colpisce circa il trenta per cento delle famiglie, eppure non se ne parla. Va da sé che ho sentito potente l’urgenza di raccontare il mio punto di vista.

Ciò si è tradotto in Questione di biglie, il primo testo autobiografico, scritto e pubblicato allo scopo di evidenziare come le storie dei figli morti in utero siano storie reali, di vita vissuta e condivisa con l’intera famiglia; allo stesso tempo ho desiderato mettere in luce come il percorso di queste famiglie sia solitario, privo dei riferimenti che solitamente corrono in aiuto dei dolenti, colpiti dalla morte di un loro congiunto, come l’accesso alla sepoltura, ma anche un certo modo di porsi e l’uso di un linguaggio legato al cordoglio da parte della società.

Nato vivo invece racconta in quale modo il lutto pregresso abbia effetti sulla gravidanza successiva. Non è vero che un altro figlio cancella ‘la brutta esperienza’: nella definizione di ‘brutta esperienza’, ci sono figli in carne ed ossa, morti. Ciò determina quella che definisco ‘la perdita dell’innocenza’: aver vissuto tale esperienza cambia completamente la prospettiva ed è importante che chi gravita intorno a queste famiglie ne tenga conto, altrimenti si prosegue a lasciarle sole, instillando in loro la sgradevole sensazione di essere ormai famiglie ‘diverse’ e incomprese.

Insieme è un progetto che ha avuto più di un anno di incubazione: si tratta di un albo illustrato per la famiglia che intende agevolare la narrazione della morte del fratellino o la sorellina, ai figli che attendono insieme ai loro genitori. Capita spesso di non raccontare ai propri figli cosa stia accadendo, perché non si trovano le parole. Il dolore avviluppa tutto e il silenzio scava un buco nero di solitudine per tutti. Insieme si propone di agevolare la condivisione, suggerendo alcune parole e coadiuvando con le immagini.

Ho pubblicato anche Professione MAMMA, legato all’esperienza di maternità, Chiamami Mamma, una raccolta di articoli sul lutto perinatale, scritti e pubblicati negli anni, e il racconto Sembrava una promessa.

erika zerbini nessuno al posto tuo

A quale dei tuoi libri sei più legata? In quale veste narrativa ti senti più a tuo agio?

Questione di biglie, Nato vivo e Insieme, sono i testi a cui sono più legata: sono molta parte di me, di quanto ho appreso nella mia esperienza di vita. Mi trovo a mio agio nel raccontare della mia esperienza, ovvero nello scrivere di ciò che conosco, e in termini personali, poiché la mia realtà non è la realtà di tutti: ognuno è unico e unico sarà il suo modo di affrontare e portare su di sé la vita. Condividere le esperienze, metterle in circolo, può essere utile per ampliare la  visione, offrire/trovare nuovi spunti, muovere altre riflessioni, insomma è arricchente. Lo è anche quando non aiuta direttamente. A me, in effetti, è capitato così: molto di ciò che ho trovato in rete quando avevo bisogno di individuare il mio percorso nel lutto perinatale, non era adatto alla mia sensibilità. Di no in no ho trovato la mia strada: per esclusione.

erika zerbini nessuno al posto tuo

“Nessuno al posto tuo”: da dove è nato questo romanzo? Ti sei ispirata a fatti reali o è frutto di pura fantasia?

‘Nessuno al posto tuo’ entrerà a far parte dei libri a cui sono più legata. È ispirato ad una parte della mia storia. Una parte di cui ho avuto vergogna per un po’, poi non più. È una fase di cui avrei voluto raccontare, poiché ha estremo bisogno di emergere affinché l’approccio sociale muti radicalmente, tuttavia per diversi anni non ho potuto. Ora è giunto il momento. Il tema è la violenza in famiglia. Molti anni fa ero legata ad una persona che è ricorsa alla violenza in taluni frangenti. Com’è possibile legarsi ad una persona violenta? Perché non scappare appena ciò è evidente? Sono domande a cui tento di rispondere in questo romanzo. Le dinamiche che mettono insieme donne violate con uomini abusanti sono molto più profonde di: «Se l’è cercata, peggio per lei.»

Ci sono dinamiche familiari dietro questi soggetti che, come in una catena, si ripetono. Finché la dinamica non è chiara e finché non si matura la volontà di rompere la catena, non è possibile liberarsi e modificare il proprio futuro. Può capitare che la lampadina si accenda in seguito alla nascita di un figlio, proprio come accade a Gioia, la protagonista del romanzo. Gioia diventa mamma e sente che deve la verità a suo figlio Dario, con grande fatica trova il coraggio di mettersi a nudo e intraprendere un percorso che svelerà, prima di tutto a lei stessa, la realtà sulla sua condizione.

Diventare genitori muta il modo di guardare se stessi e il mondo. Cambia proprio gli equilibri. Esistere è un percorso che insegna a vivere: troppo spesso ci dimentichiamo che impariamo strada facendo, non prima, e che sbagliando si impara. È inevitabile sbagliare, mentre è grave giudicare senza permettere di rimediare. Questa è una società terribilmente giudicante, che rende molto difficile alle vittime potersi salvare e in futuro si prospetta l’acuirsi delle difficoltà: se norme come quella proposta col Ddl  Pillon dovessero essere approvate, per le donne abusate e i loro figli salvarsi sarà impossibile.

erika zerbini nessuno al posto tuo

 Oltre alla narrativa, sono molte le tue attività nel web e oltre: ci racconti delle tue esperienze? Come è cominciato questo viaggio nelle tante sfaccettature della maternità?

Tutto ha avuto inizio con il lutto perinatale: il mio impegno nella divulgazione in merito a questo lutto si è tradotto nelle diverse pubblicazioni e in due blog. Professionemamma.net è a carattere personale e ha lo scopo di dimostrare come sia possibile e naturale parlare di maternità, vita quotidiana, attualità e lutto perinatale, senza dover relegare il lutto in una sezione a parte.

Insieme a Novella C. Buiani (psicologa perinatale) curo Luttoperinatale.life, un sito specifico, nel quale il lutto perinatale assume il valore di lutto a tutti gli effetti.

Ho scritto e scrivo articoli sul lutto perinatale pubblicati su altri siti, come sipuodiremorte o vivereilmorire.

A partire dal lutto il mio interesse si è inevitabilmente diffuso alla famiglia, la nascita, le relazioni, insomma: la vita in molti dei suoi aspetti peculiari.

Partecipo a congressi, convegni e seminari, come relatrice, portando la mia esperienza e la conoscenza sulla maternità, la genitorialità, la morte e il lutto, che nel tempo ho accumulato.

I prossimi eventi a cui parteciperò saranno:

  • il 12 ottobre a Lib Libri in Baia, la Fiera dell’editoria di Sestri Levante: Orliana Fenga (autrice di Tutta colpa delle mamme) ed io parleremo dell’arte di essere donna;
  • il 16 novembre sarò ad Alessandria alla Giornata di Studio organizzata dall’Associazione “Stare bene insieme”: affronteremo il tema della Paura, per trasformarla in Coraggio, attraverso la condivisione nei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto.

Sono socia di A.M.A.Li. (Organizzazione di volontariato) e facilito il Gruppo di Auto Mutuo Aiuto “Funamboli”, dedicato ai genitori in lutto perinatale, presso l’E.O. Galliera di Genova.

Cultura al femminile: che significato ha per te personalmente questa definizione? Esiste una cultura, una letteratura al femminile?

La cultura al femminile ha un grande significato per me. È un modo di stare con se stesse, nel mondo e in relazione con gli altri. Siamo immersi in una cultura declinata al maschile, dal lessico agli altri ambiti. Per esempio mi viene in mente la posologia dei medicinali: studiata prevalentemente su campioni maschili, poi adattata a diverse fasce di peso, senza considerare che le donne metabolizzano i farmaci diversamente dagli uomini.

Esiste una cultura femminile, sarebbe importante che potesse dialogare finalmente con quella maschile, senza doversi contrapporre, né prevalere, per farsi ascoltare, bensì collaborare, integrare, cooperare. Femminile e maschile sono portatori di ricchezza entrambi, due approcci differenti che insieme potrebbero davvero offrire un altro passo, più armonioso e pacifico. Viviamo un periodo storico molto difficile, il femminile è sotto attacco e questo porta ad inasprire le posizioni, purtroppo. Tuttavia mi capita di incontrare uomini dal passo differente e ciò mi offre speranza.

Progetti futuri? Quali temi vorresti affrontare come autrice e quali invece non ti attirano proprio?

Non so esattamente cosa farò in seguito, vorrei proseguire ad occuparmi di famiglia e di ciò che della famiglia conosco da vicino, per esempio ho dovuto difendermi dall’accusa di alienazione parentale, un tema che ha assorbito anni della nostra vita e ha mutato, ancora una volta, la nostra prospettiva. Forse il prossimo tema sarà questo.

Nessuno lascia questa pagina senza aver risposto all’ultima domanda. Come prendi il tè?

Il tè con limone e un cucchiaino di zucchero!

Ciao e grazie per averci fatto compagnia!

Grazie a tutti voi per l’accoglienza e l’affetto. Un caro abbraccio e spero di rincontrarvi presto.

Erika Zerbini

Biografia

Erika Zerbini, nata a Genova il 28 febbraio 1976, vive nell’entroterra ligure col marito e i tre figli. Si interessa di lutto perinatale, maternità e famiglia.

Libri pubblicati: Questione di biglie (Eidon Edizioni 2012); Professione MAMMA (Eidon Edizioni 2015), col quale si aggiudica la menzione d’onore al concorso internazionale di poesia e narrativa “Le Grazie Porto Venere la Baia dell’Arte”; Nato vivo (PM edizioni 2016), presentato alla XXIX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino; Insieme albo illustrato a cura di Michela Turri; Chiamami Mamma (YouCanPrint 2018).

Racconti pubblicati: La mia maternità interrotta riprodotto sul N. 13 (anno 141) del Corriere della Sera, sul blog “La 27esima ora” e nella raccolta  Amori moderni, storie di ordinaria tenerezza (Corriere della Sera); Ovunque… ti aspetterò, inserito nella raccolta Pensieri di mamma (Panesi Edizioni 2017); Sembrava una promessa (YouCanPrint 2018).

Facilita “Funamboli” il Gruppo di Auto Mutuo Aiuto dedicato ai Genitori in lutto perinatale, presso l’E.O. Ospedali Galliera di Genova. Cura i blog www.professionemamma.net e luttoperinatale.life (in collaborazione con Novella C. Buiani, psicologa).

Nessuno al posto tuo

di Erika Zerbini

Panesi Edizioni

Gioia è una giovane donna, vittima inconsapevole di una relazione violenta, finché la nascita di suo figlio le apre gli occhi: non più solo responsabile di se stessa, si costringe a guardare la realtà da una prospettiva differente, prendendo consapevolezza della gravità di ciò che, solo poco tempo prima, era per lei normalità.

Gioia si trova a dover rispondere a domande inevitabili: cos’è una famiglia? Fino a che punto ha senso scendere a compromessi e sacrificarsi, pur di tenerla unita? Possono l’infelicità, la paura e la violenza essere il prezzo da pagare per dirsi famiglia? Se scegliesse di salvarsi, quali sarebbero le conseguenze? Cosa sarebbe condannato a subire suo figlio?

Quello di Gioia è un arduo percorso di crescita, verso la valorizzazione di sé e del suo potenziale, come persona, donna e madre.

CaF o ha letto per voi!

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